Osteria Nuova, il monte Calvo e l’antica Suesbula

Dionigi di Alicarnasso è l’unico autore antico che menziona la città aborigena di Suesbula, riportandone la posizione a circa 60 stadi (ovvero 10,6 km) a sud di Trebula (Monteleone Sabino) ed a ridosso della Via Quinzia (Salaria).

Esattamente alla distanza di circa 10 km a sud di Trebula Mutuesca, sul Monte Calvo è stato riportato alla luce a fine anni ’80 un villaggio di epoca protostorica, forse terrazzato, posto ad una quota di 588 metri (foto). La cima del monte ha restituito materiali vascolari risalenti all’età del Bronzo finale, pertinenti ad un villaggio classificato come “insediamento di altura” (da Filippi e Pacciarelli). In alcuni tratti lungo le pendici compaiono opere di terrazzamento, rinforzate con mura a secco, la cui datazione ad epoca protostorica rimane però molto dubbia. Soltanto oggi, seguendo le indicazioni di Dionigi, è stato possibile identificare questo abitato dell’età del Bronzo con l’aborigena Suesbula. Il Monte Calvo oggi sorge presso Osteria Nuova, lungo la Salaria, corrispondente alla mansio romana di “ad Novas”, da cui ne deriva il nome.

Dionigi di Alicarnasso ci riferisce inoltre che gli Aborigeni accolsero i Pelasgi, provenienti dal Peloponneso e dal Mar Egeo ed emigrati nel Lazio (in un periodo assimilabile oggi all’età del Bronzo finale). I Pelasgi, costretti a lasciare la propria patria, consultarono l’oracolo di Dodona (in Grecia), il quale rispose loro di affrettarsi a raggiungere la città degli Aborigeni chiamata Cotilia, dove galleggia un’isola e di unirsi con quelle popolazioni. Lo stesso termine di “Monti Cerauni”, riportato da Dionigi presso Suesbula e riferito ai Monti Sabini, deriva dal greco keraunòs (=tuono) e fu verosimilmente introdotto proprio dai Pelasgi in questo periodo.

Dallo stesso Dionigi sappiamo inoltre che i Sabini, agli inizi dell’età del Ferro (X secolo a.C.), provenienti dalla zona di Amiternum (nell’Aquilano), si impossessarono del territorio degli Aborigeni. M. Porcio Catone riferisce che inizialmente la sede dei Sabini fu un villaggio chiamato Testruna, situato vicino la città di Amiternum. Muovendo da qui i Sabini invasero il territorio abitato allora dagli Aborigeni e dai Pelasgi ed occuparono con la forza delle armi la loro città più importante, Cotilia. Quindi fondarono la nuova capitale, Cures.

L’abbandono dell’aborigena Suesbula sul Monte Calvo già durante l’età del Ferro andrebbe messo in relazione proprio all’arrivo dei Sabini, a cui ne andrebbe imputata la probabile distruzione.

Il Monte Calvo inoltre è noto per essere stato il luogo di rinvenimento della villa dei Bruttii Praesentes, venuta alla luce nel 1824 alle pendici del colle (in loc. Madonna dei Colori), la quale ha restituito un ricco repertorio scultoreo di età antonina, tra i più importanti di tutta la Sabina, tra cui i busti di imperatori, le statue delle muse ed il celebre Satiro Danzante, oggi alla Galleria Borghese di Roma. Le statue furono acquistate dal principe Francesco Borghese e rimasero a Villa Borghese fino al 1897, quando furono vendute in gran parte alla Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen, dove sono tuttora esposte.

Tratto dal volume di Christian Mauri “La Sabina prima dei Sabini: gli Aborigeni e l’età del Bronzo. I santuari romani in opera poligonale”, Aracne editrice, Roma 2018.

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