La Terni-Rieti e il tempo delle mele

Alla vigilia dell’inaugurazione di parte del tratto della superstrada Rieti – Terni, si potrebbe ricordare, facendo il verso al ritornello della canzone che è il leitmotiv del film Il tempo delle mele, che i sogni sono la nostra realtà, oggi. Il paragone parrebbe incongruo e azzardato in quanto si tratta di rapportare i sentimenti di un gruppo di adolescenti francesi di un film famoso del 1982, alle estenuanti attese, invece, di una popolazione, quella reatina, adulta e disillusa, fortemente disincantata, per un’opera che fu ideata, approvata e finanziata dal CIPE in età medievale (era il gennaio 1970); che Il Messaggero di allora, nel dar notizia di aperture di fabbriche nel nucleo industriale di Cittaducale, che in quei mesi felici avvenivano a getto continuo, e di annunci di nuovi insediamenti, che si verificarono in un tempo considerato dorato, titolò cosi: “Si è aperta una nuova era per la Provincia di Rieti”.
Il 19 gennaio di quell’anno, l’onorevole sabino Franco Maria Malfatti, allora ministro delle partecipazioni statali, conseguì un risultato, uno dei tantissimi!, di quelli che i giornali definiscono sensazionali. L’ufficio stampa del ministro annunciò che dopo tutto il lavoro svolto, a vari livelli e cioè con l’impegno e la collaborazione dell’onorevole Filippo Micheli, ternano, e dei membri dei Consigli regionali della programmazione di Lazio ed Umbria, il progetto per definire e finanziare la realizzazione dell’autostrada Civitavecchia-Viterbo-Orte-Terni-Rieti-Torano di Borgorose, era stato condiviso, apprezzato ed approvato.
Il CIPE, Comitato interministeriale per la programmazione economica, di cui Malfatti era membro influente, presieduto da Mariano Rumor, Presidente del Consiglio dei Ministri di allora, aveva deciso di varare e finanziare anche per lo sviluppo di Rieti, l’opera ritenuta strategica e di preminente interesse nazionale, che aveva lo scopo di consentire il rapido raggiungimento del porto di Civitavecchia, necessario alle industrie del nuovo nucleo che si stava costruendo e a collegare Rieti con il polo industriale di Terni che, si disse allora, doveva avvenire assai celermente.
I due dibattiti in Parlamento sulla situazione di povertà di Umbria e Alto Lazio.
A monte di quel risultato esaltante conseguito presso il CIPE, il ministro delle partecipazioni statali aveva svolto prima un gran lavoro di preparazione politico e unitario. Allora indispensabile ed oggi non più! I democristiani Malfatti, Micheli, Radi e Baldelli (gli ultimi tre umbri), avevano impegnata la Camera dei deputati in un primo dibattito sui problemi dell’Umbria e successivamente, nel 1966, ne promossero un secondo. L’Umbria, dissero, patisce le condizioni di ristagno della zona dell’Italia centrale. E’ bene che il Parlamento ne esamini le complesse questioni. L’area in esame comprendeva, oltre ad Umbria, Marche, Toscana meridionale, anche Viterbo e Rieti, considerate province dell’Alto Lazio, ma da aggregare alle prime per la povertà evidente e conclamata delle loro dissestate popolazioni.
Nel dibattito che ne scaturì, intervennero il ministro dell’Industria Colombo e lo stesso Fanfani a sottolineare l’importanza e l’ampiezza della discussione avvenuta tra l’11 e il 17 febbraio 1960. Mezzo secolo fa! Allora Rieti aveva il più alto tasso di popolazione attiva dedita all’agricoltura. Ben il 66%, che grazie alla seconda industrializzazione, avvenuta dopo quella degli anni ’20-’30 di viale Maraini, decrebbe a livelli di una provincia più avanzata!
Malfatti e gli altri suoi colleghi enunciarono le caratteristiche strutturali, le ipotesi e gli strumenti di intervento necessari a sanare il divario tra Nord e Centro e da prevedere nell’ambito del programma di sviluppo economico nazionale e regionale allo scopo di superare le difficoltà e quindi abbattere le differenze con il Settentrione industrializzato e ricco di autostrade. Per la Democrazia cristiana l’obiettivo era quello di eliminare gli squilibri territoriali. L’autostrada Civitavecchia, Viterbo, Orte, Terni, Rieti, Borgorose si poneva a questo fine ed era centrale ed essenziale per ottenere un risultato tanto sperato. I sogni, dunque, come per gli attori del Tempo delle mele, continuavano ad essere la realtà dei reatini.
Si evidenziarono in quel dibattito, che fu condotto a livelli altissimi, i problemi suscitati dalla fusione, allora in via di completamento e a cui l’Umbria e la Sabina erano interessate, di Edison-Montecatini, della Polimer, della Terni, dell’Enel, l’utilizzazione degli indennizzi delle società elettriche nazionalizzate, che erano di alcuni miliardi di lire. Da parte reatina fu rappresentata la necessità di avviare presto il nuovo nucleo industriale (nel suo massimo espansivo di 8.500 impiegati compresi quelli dell’indotto), ma anche di affrontare le tematiche della Snia Viscosa, rafforzandone la presenza reatina con un processo innovativo della produzione di rayon e fiocco, di dare soluzione alla complessa vicenda degli indennizzi da riversare ai comuni rivieraschi di fiumi e e laghi nelle valli del Turano, del Cicolano e del Reatino, danneggiati per decenni dalle servitù del monopolio degli elettrici.
Le opposizioni al lavoro e l’intervento degli industriali.
Quando le opposizioni videro che si faceva sul serio e che la DC era seriamente determinata, cominciarono ad alzare le barricate, a dire il loro no al progetto, troppo invasivo dell’ambiente, sostennero, sbarrandogli il percorso. Non si poteva lasciare ai cosiddetti partiti di governo (DC e PSI) di realizzare un successo così evidente da far poi valere elettoralmente. Così, mentre da Civitavecchia fino a Terni, la nuova direttrice era un’autostrada, nel Reatino essa fu ed è solo ridotta a superstrada. I contrasti generarono l’allungamento dei tempi, insieme a quello delle procedure tecniche, portandole all’infinito, fino a far trascorrere il momento favorevole alla disponibilità dei finanziamenti che poi cominciarono ad essere dirottati verso altre regioni e in altre opere. Così da Civitavecchia a Terni l’infrastruttura sarà davvero “strategica e di preminente interesse nazionale”, meno che nel segmento riguardante il Reatino dove sarà una strada poco più che provinciale.
Nel maggio 1988, il settimanale diocesano Frontiera pubblicò un’inchiesta sugli effetti che la perdita degli incentivi della Cassa per il Mezzogiorno, previsti di lì a quattro anni, avrebbe comportato per Rieti. Il magazine cattolico intervistò l’ing. Omero Bertoni, direttore di Telettra (fatturato anno 1988: 150 miliardi di lire, 15 miliardi di stipendi annui corrisposti, 660 persone al lavoro, gran parte ingegneri). In merito alle difficoltà che il nucleo avrebbe incontrato con la caduta degli incentivi, Bertoni dichiarò: “Molto dipende dalle politiche generali, ma molto dipende anche da noi. Ad esempio: noi andiamo male quanto a viabilità. Troppi ritardi, troppi ripensamenti: Salaria, Rieti-Terni, Rieti-Torano. Si discute e non si decide. Se per il 1992 avessimo una Salaria più snella e un più rapido collegamento con Terni, già sarebbe molto”. Ma i reatini non l’ebbero.
A novembre 1991, l’Associazione degli Industriali organizzò un convegno sulla grande viabilità, mettendo sotto accusa i politici. Non fu uno scherzo. Il Sinedrio fu allestito davvero. Per Schisano, presidente dell’Associazione e vice presidente mondiale di Texas, c’era da prendere atto di uno scarso impegno dei parlamentari per la soluzione di quella gravissima questione. “Il disinteresse degli esponenti politici reatini – disse Schisano – è delittuoso […] Il nostro fine è far crescere l’industria […] Dovendo per le mie responsabilità viaggiare di qua e di là dell’Atlantico per raggiungere il Texas, noto a Dallas, ogni volta, novità ed evoluzioni. Quella è una realtà in costante mutamento. Tornando a Rieti mi rendo conto che noi stiamo quasi fermi. Questa è una città che non pulsa, che ha tempi lunghissimi per cambiare. A Dallas sono le settimane. Qui parecchi anni”.
Gli effetti dell’apertura del tratto umbro-Valnerina.
Dopo il 10 dicembre, Rieti sarà a poco meno di quindici minuti di auto da una città che ci sopravanza in tutto ( basta leggere e studiare l’ultimo Dossier del Sole24Ore sulla qualità della vita) e che proprio per questo, essendo più attrezzata, moderna, più dinamica e incentivata, ci fa correre il rischio di essere risucchiati come economia, università, istruzione secondaria, interessi, commerci. Ciò porrà non pochi problemi. Rieti e le sue dirigenze sono coscenti del rischio e sono preparate ad affrontarlo?
Tuttoggi.info, Quotidiano on.line dell’Umbria, ha pubblicato venerdì 6 dicembre la classifica delle migliori aziende locali stilata dal Centro studi economico e finanziario ESG89, sottolineandola con la notazione che quella era l’Umbria con la “C” maiuscola. «Ne emerge – sottolineava il giornale – così una classifica delle società capitali dell’Umbria che vede al primo posto Pac 2000A Conad con un fatturato da 2.423.515.000 euro, seguita da Acciai Speciali Terni Spa, che scende al secondo posto dopo oltre un decennio, con 2.353.524.000 euro e al terzo, stabile, Coop Centro Iitalia con 654.650.000 euro. Poi a seguire le altre top companies: da Eurospin Tirrenica Spacon un ragguardevole 551.447.864 euro a Financo Srl con 532.211.000 euro. Poi ci sono Farmacentro servizi e logistica (COOP) con 356.238.445 euro, Iges srl con 332.807.719 euro, G.M.F. Grandi Magazzini Fioroni Spa con 331.155.000 euro, Colacem Spa con 299.399.2399 euro e Brunello Cucinelli Spa (CONS.) con 281.647.000 euro».
Sono queste artiglierie di sfondamento e se non lo sono, poco ci manca!
Anche l’Ospedale di Terni sarà, per i reatini che vi sono già attratti parecchio, un richiamo più insistente di quello fino ad ora esercitato. Infatti, proprio Tuttoggi.inf, riguardo alle eccellenze di quel nosocomio, così titolava ieri mattina: «Ospedale di Terni all’avanguardia nel trattamento di malattie coronariche, grazie al nuovo scaffold bioriassorbibile (BVS) utilizzabile nelle angioplastiche coronariche».
Il Polo universitario di Terni è assai più attrezzato di quello reatino e presenta un ventaglio di opzioni ampio ed articolato, ad iniziare dalla facoltà di medicina che finisce per qualificare ancor più lo stesso Ospedale dove opera. Seguono: Economia, Corso di Laurea in Economia aziendale; Corso di Laurea Magistrale in Economia e direzione aziendale; Ingegneria, Corso di Laurea in Ingegneria Industriale, Medicina, Corso di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia; Corso di Laurea in Infermieristica; Corso di Laurea di secondo livello in Ingegneria Industriale; Scienze della Formazione, Corso di Laurea in Scienze per l’investigazione e la sicurezza, sede di Narni.
Riguardo a queste problematiche, molti osservatori ritengono che Rieti non si sia preparata a dovere per questo abbraccio con Terni, ormai e finalmente non più rinviabile e che si prevede sarà affettuoso, collaborativo, fraterno e interessato solo quanto basta. Una prima verifica si potrà fare a gennaio, quando i commercianti reatini faranno il bilancio delle festività e sara il presidente di COOP Centro Italia Raggi a fornir loro il numero dei clienti reatini e sabini che saranno andati alle casse dei suoi supermercati ternani (7 mila al mese oggi!), invece che a quelli situati in città. E da domani?
Il lavoro dei democristiani e dei socialisti reatini.
Tornando al Tempo delle mele, quella fantasticheria del 1970 e del CIPE apparve allora superba, quando l’opera era concepita per la sola volontà di DC e PSI e dei loro uomini più impegnati, e quindi, sol per questo, bisognava affossarla da parte delle opposizioni. La DC e il PSI vi lavorarono e la vollero l’autostrada, insistendo strenuamente, tanto che il sindaco socialista Piero Aloisi, tornando da una seduta notturna dove s’era ancora parlato fino a tarda ora, dell’autostrada, per un pelo non ci lasciò la pelle, andando a cozzare contro un tiglio sulla Salaria, nei pressi della città dove tornava da Roma, dopo aver fatto il proprio dovere di primo cittadino. Era tardi e s’addormentò ad una curva e andò dritto. All’ospedale lo ricoverarono che aveva ambedue gli acetaboli sfondati. Viaggiava su una vecchia Fiat 1300 di sua proprietà. Non su un’auto blu! Per quell’incidente, Aloisi finì che rimase zoppo.
Perciò e per quanto riguarda la Rieti-Terni, non è da credere che con la cerimonia di domani 10 dicembre si sia finito di dover attendere ancora. Mancherà, infatti, di bypassare il Velino con un ponte metallico in sostituzione di una galleria sott’acqua, tipo Canale della Manica, e di realizzare gli svincoli resi necessari con opere ora possibili dopo l’emendamento inserito in Commissione Bilancio della Camera dall’on. Fabio Melilli, che mosse anche lui i primi passi nella DC, ed approvato con voto di fiducia, che ha consentito di reperire 22 milioni di euro nel Decreto del fare, così da rendere “finalmente tempestivo” il completamento della superstrada.
Come sempre accade, saranno altri a gloriarsi di quest’opera. Ma sarà doveroso ricordare (e quasi sicuramente ne trascurerò qualcuno) anche tutti i presidenti della Camera di Commercio di quegli anni, Leonardo Leonardi in testa e Cesare Chiarinelli: il senatore Manlio Janni, che vi lavorò da presidente della provincia come tutti i suoi colleghi di quegli anni (Gianni Antonini e Cesare Giuliani e Bruno Vella) ed infine il senatore Angelo Maria Cicolani, un altro democristiano recentemente scomparso, che si adoperò opportunamente per la Rieti-Terni, sfruttando la Legge Obiettivo e concludendone le procedure e le modalità di finanziamento.
Svegliati, tu che dormi, Rieti.
Per gli amministratori e i responsabili politici della provincia di Rieti, dalle gole della Valnerina, vinti brillantemente dai ternani gli ostacoli e la battaglia per la realizzazione di una bellissima struttura aerea quale il ponte che la scavalca (i reatini l’avrebbero perduta!), suonerà una squilla verso la Valle Santa al momento del taglio del nastro tricolore da parte dell’ing. Pietro Ciucci, Presidente dell’ANAS. “Svegliati, tu che dormi, Rieti!”, griderà forte quel suono fino a farlo giungere alle orecchie del giovane sindaco Petrangeli (speranza dei reatini che lo votarono con oltre il 60%! dei suffragi), unico referente rimasto per tuttii  sabini, dopo la quasi-fine dell’Ente provincia.
Il solo progetto per far fronte alle questioni incombenti che varranno per le prossime generazioni sono riposte e pronte nella rapida utilizzazione delle ex aree industriali di viale Maraini per cui tutti sanno che c’è da vincere più di una opposizione ed anche una strumentale ed ideologica resistenza. E’ tardi. S’è fatto tardi per tutti e c’è da far presto. Bisognerà convincersi chi lì, in quei luoghi della prima industrializzazione reatina, c’è forse l’unica possibilità da sfruttare per non finire sobborgo “qualificato” di Terni. La risposta ad adiuvandum potrebbe anche stare nel far presto a spendere i 20 milioni della Regione Lazio per riqualificare il Terminillo; nell’avviare il cantiere dell’Alberghiero; nel definire il sistema di assicurare la vita al Polo universitario reatino, trovandogli una sede nell’ex Zuccherificio, convincendosi che, se Rieti perderà l’occasione di sfruttare l’investimento di 60 milioni di euro di COOP, bisognerà aspettare altri 40 anni per trovare un’impresa che ci investa tanti soldi. L’obiettivo da centrare, dunque, fin dal ’70, è lo stesso ed è ritenuto ugualmente strategico nel 2013. O, come al Tempo delle mele, i sogni dovranno restare la nostra realtà ancora oggi? Sulle fresche spalle del “ragazzo” Petrangeli, pesa dunque il destino di molti! Gliela farà, il boys a sostenerlo e a non disilludere Rieti?

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