LA DITTATURA DEL CIOTTOLATO

Greccio

A distanza di pochi anni (lavori eseguiti per il Giubileo del 2000), la piazza principale del borgo di Greccio sta per essere “violentata” di nuovo. In quella prima occasione, disegno e pavimentazione orribili, stravolsero l’aspetto del paese così come era stato pensato dai nostri avi.

È usanza degli amministratori locali e non solo concedere il benestare. Laureati in architettura (non li posso chiamare architetti, perché quest’ultimo termine implica il rispetto della bellezza), abbrutiscono i nostri monumenti, quasi con una sorta di odio verso tanta magnificenza che ci è stata tramandata.

Questo che stiamo vivendo, è il periodo storico (almeno nella regione Lazio) contraddistinto dalla “dittatura del ciottolato”. Pare che i soprintendenti regionali alle opere d’arte, non lascino passare alcun progetto relativo al rifacimento di pavimentazioni storiche, se non utilizzando i ciottoli. A loro poco importa che spesso in questo tipo di opere furono utilizzati per esempio lastroni basaltici (se non sbaglio la zona intorno alla capitale è ricca di questa pietra di origine vulcanica), oppure che nella vicinissima provincia de L’Aquila si è estratto un tipo di calcare bianco stupendo, oggi visibile a Rieti sul rivestimento esterno del teatro Flavio Vespasiano. No, tutto questo non è neanche proponibile, i sovrintendenti ti guardano storto.Ci vedono ancora come una massa dei minus abens.

Nella nostra piazza, il progetto prevede una pavimentazione con lastroni di travertino che partono dalla fontana, creando una sorta di raggiera nella piazza: cosa vuole ricordarci il disegnatore, la cultura giapponese? Prego Dio che i liberi cittadini, e qualche architetto non omologato alla “dittatura del ciottolato” e intellettualmente libero, si ribelli a queste “violenze”. Capisco che una volta allo scoperto, poi per un professionista è difficile lavorare. Le giunte “politiche” degli enti locali, sono molto suscettibili.  

In questo momento, forti risuonano le parole che Vittorio Sgarbi nel suo libro “Per un partito della bellezza” utilizza per descrivere questo scempio senza fine: “La inaudita violenza patita, a intere aree e paesaggi come a singoli edifici, affidati a improvvidi restauratori…”, ”…ogni volta che si è creduto di migliorare o modernizzare si è perduto il sapore dei luoghi, la loro verginità, la loro individualità.”, “Quando un luogo è stato contaminato, quando l’antico è stato sostituito dal moderno si è perduto per sempre quel bene prezioso che nasce dalla congiunzione tra la creazione della natura e dell’uomo e il tempo.”, “…rivendicare con orgoglio la proprietà della polis sottraendola alle mani di amministratori senza scrupoli che, in modo arbitrario, decidono orrori irreparabili senza avere alcuna coscienza estetica, ritenendosi padroni e non custodi della eredità della storia che, nelle loro mani, si dissolve.”,

“Sembra incredibile aver dovuto assistere, e continuare ad assistere, impotenti alla dispersione sistematica, alla cinica manomissione di beni indisponibili, con la serena distruzione di architetture e di spazi della città…”, “Occorre ristabilire principi e valori non discutibili in una perfetta coincidenza di etica e di estetica. Occorre essere intransigenti. Ogni concessione alla mediocrità, ogni tolleranza sono una minaccia alla sopravvivenza dell’unico mondo reale che è il mondo interiore, consentendo all’ignoranza e alla disinvoltura di disperdere ciò che è di tutti…”, “…sia guerra alla stupidità e alla mediocrità e al chi distrugge con la leggerezza e con la presunzione di costruire un futuro migliore, senza rispetto per la storia, per la tradizione, per la memoria.”,

“Si costruiscono orrori, senza obiezioni da parte di chi dovrebbe impedirli, e si lasciano andare in rovina testimonianze storiche straordinarie.”, “Il problema principale è rappresentato dagli architetti che sembrano preda di un continuo delirio di onnipotenza: … si credono capaci di sovrapporre le loro opere a quelle che il passato ci tramanda…Lo strazio del monumento storico è ciò in cui l’architetto contemporaneo sembra realizzare la sua missione.”, “Ci troviamo di fronte a restauri che sono reinterpretazioni distruttive, perché disaminano l’oggetto, lo strappano alla sua storia.”, “Nello specifico oggi in Italia servirebbe richiamare all’ordine i soprintendenti, perché blocchino gli interventi degli architetti proni a esperimenti assurdi, e garantiscano invece la difesa dell’identità dei luoghi…bisogna evitare che con la scusa della “autonomia del tecnico” si legittimino interventi inaccettabili. In certi casi il politico può capire più del tecnico.”. Gli amministratori da pochi mesi insediati si stanno battendo per la causa. Non lasciamoli soli.