I luoghi del cuore FAI – VOTA la Chiesa di Sant’Antonio Abate di Rieti

La chiesa di Sant’Antonio Abate di Rieti fu edificata come parte integrante di un complesso architettonico esistente già dagli inizi del secolo XIV, che comprendeva un ospedale e un cimitero. L’intero complesso nacque ai piedi della collina sulla quale si era andata sviluppando la Reate romana. La chiesa si trova in prossimità dell’antico perimetro della cinta muraria romana, tra via Vignola, già via dell’Ospedale e via Sant’Antonio Abate oggi via Tancredi. I grandi blocchi delle mura romane sono tuttora visibili poiché formano la zoccolatura della chiesa sul lato orientale di via Tancredi, permettendo così che il piano di posa della facciata sia ridimensionato per la forte pendenza di via Vignola A Jacopo Barozzi da Vignola nel luglio 1570, come affermano i documenti rinvenuti presso l’archivio di stato di Rieti, viene commissionato, da parte della Compagnia Del Sacramento, il progetto per una nuova chiesa che doveva sostituire la piccola cappella presso l’ospedale di Sant’Antonio Abate in Rieti.

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Gli edifici circostanti alla chiesa di Sant’Antonio Abate hanno mantenuto la funzione di ospedale civile della città fino al 1972. In quell’anno, con l’inaugurazione della nuova struttura ospedaliera di Campoloniano, l’intero complesso venne chiuso e abbandonato in attesa di ricevere una nuova utilizzazione, e la stessa sorte toccò alla chiesa.[3] Dopo più di quarant’anni, tuttavia, la nuova destinazione del complesso non è stata ancora individuata. Nel corso degli anni si sono succeduti come proprietari della chiesa la ex-Gescal, il comune, la ASL e infine la regione Lazio che ne è l’attuale proprietario.[4] Il terremoto del 1997 provocò crepe e disconnessioni agli archi ed alle volte della chiesa, che nel 2003 fu dichiarata totalmente inagibile. La commissione incaricata dal subcommissario al sisma stanziò dei fondi per avviare degli interventi di consolidamento, che però non furono mai eseguiti[4] per ragioni prevalentemente burocratiche (la legge, infatti, vietava di destinare i fondi del terremoto a società private, e proprio in quel periodo la giunta Storace aveva intestato l’immobile alla Gepra, una società privata controllata dalla regione; per tale ragione l’intervento dovette essere definanziato).

Nonostante la sua indiscutibile importanza storica ed artistica, oggi la chiesa è pericolante e versa in uno stato di quasi totale abbandono e profondo degrado. All’interno sono visibili scritte e deturpazioni vandaliche, e si sono accumulati strati di guano dovuti ai piccioni che vi entrano dalle finestre rotte, che hanno rovinato il pavimento originale già avvallato e disconnesso in vari punti. Avendo ormai perso la sua funzione originale, la chiesa sta inevitabilmente scomparendo nella memoria degli stessi cittadini. Un tempo, infatti, essa ospitava l’annuale benedizione degli animali in occasione dei festeggiamenti per Sant’Antonio, che viene rievocata annualmente con la sfilata dei Cavalli infiocchettati. Solo un attento lavoro di restauro potrebbe perciò restituire alla città questa parte importante della sua storia.

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