L’inizio del 2026 ha evidenziato un sensibile aggravamento delle condizioni operative per le imprese di trasporto merci su strada. L’incremento dei pedaggi autostradali (+1,5%) e l’aumento del prezzo del gasolio per autotrazione (+3,6% nel periodo tra fine dicembre 2025 e inizio febbraio 2026) hanno determinato una crescita significativa dei costi fissi aziendali. Secondo le stime riportate nello studio, qualora il prezzo del carburante dovesse mantenersi sugli attuali livelli, ciascun mezzo pesante potrebbe registrare un aggravio medio annuo di circa 2.000 euro per il solo rifornimento. Tale incremento incide in misura più marcata sulle imprese di piccole dimensioni, molte delle quali non riescono ad accedere ai rimborsi sui pedaggi né ai crediti d’imposta sul carburante, strumenti riservati prevalentemente ai veicoli più recenti e con massa superiore a determinate soglie.
A ciò si aggiungono criticità strutturali già note al comparto: ritardi nei pagamenti da parte dei committenti, margini di profitto contenuti, forte concorrenza internazionale e difficoltà nel reperimento di autisti qualificati. Non a caso, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è intervenuto con un richiamo formale contro la prassi dei pagamenti tardivi, prevedendo sanzioni fino al 10% del fatturato annuo a carico dei soggetti inadempienti. Sul piano numerico, il settore ha registrato una contrazione significativa nell’ultimo decennio: le imprese attive sono passate da 86.590 nel 2015 a 67.349 nel 2025, con una diminuzione complessiva del 22,2% (- 19.241 unità). Le regioni maggiormente colpite risultano la Valle d’Aosta (-34,1%), le Marche (-33,4%) e il Lazio (-32,5%). Solo il Trentino-Alto Adige evidenzia un saldo positivo (+12,1%). Nonostante tali difficoltà, il trasporto su strada rimane centrale per l’economia italiana: oltre l’85% delle merci viaggia su gomma almeno in una fase del proprio percorso, confermando il ruolo strategico del comparto nel collegamento tra produzione, distribuzione e consumo.
La situazione nel Lazio / La regione Lazio presenta una delle dinamiche più critiche a livello nazionale. Nel periodo 2015–2025, le imprese attive di autotrasporto sono diminuite da 6.893 a 4.655 unità, con una perdita di 2.238 imprese e una flessione percentuale del 32,5%. Il dato colloca il Lazio tra le realtà più penalizzate del Centro Italia, dove la contrazione complessiva ha raggiunto il 30,8%, valore superiore alla media nazionale.
Focus sulla provincia di Rieti / Particolarmente significativa appare la situazione della provincia di Rieti. Nel 2015 le imprese attive nel settore dell’autotrasporto erano 179; nel 2025 il numero è sceso a 121 unità. La perdita è stata dunque di 58 imprese, pari a una contrazione del 32,4%. Tale percentuale colloca Rieti al quindicesimo posto nella graduatoria nazionale per riduzione percentuale del numero di aziende attive. Il dato risulta in linea con l’andamento negativo del Lazio, ma assume particolare rilevanza se rapportato alle caratteristiche socio-economiche del territorio reatino. Si tratta infatti di un’area interna, con una struttura produttiva frammentata e una prevalenza di piccole imprese, spesso monoveicolari. In contesti di questo tipo, l’aumento dei costi fissi (carburante e pedaggi) incide in modo proporzionalmente più pesante sui bilanci aziendali, mentre l’accesso agli strumenti compensativi risulta più limitato. La riduzione del numero di imprese di autotrasporto nella provincia di Rieti comporta potenziali ripercussioni sull’intero sistema economico locale. Il trasporto su strada, infatti, rappresenta un’infrastruttura essenziale per garantire i collegamenti tra le aree interne e i principali poli produttivi e commerciali regionali e nazionali. Un indebolimento del comparto rischia pertanto di accentuare l’isolamento territoriale e di incidere negativamente sulla competitività delle imprese locali.“Dall’analisi dei dati emerge una provincia con un quadro di forte sofferenza per il settore dell’autotrasporto, determinato dall’incremento dei costi energetici e logistici, dalla riduzione del numero di imprese e dalle persistenti criticità strutturali”, afferma Rachele Lunari, Presidente provinciale e regionale di Confartigianato Trasporti. Nel contesto regionale del Lazio e, in particolare, nella provincia di Rieti, la contrazione superiore al 32% nell’ultimo decennio rappresenta un segnale di evidente difficoltà. In territori caratterizzati da minore densità produttiva e infrastrutture meno sviluppate, la tenuta del comparto assume un valore strategico non solo economico, ma anche sociale e territoriale. Alla luce di quanto esposto, appare opportuno valutare interventi mirati di sostegno alle piccole imprese del settore, con particolare attenzione alle realtà delle aree interne, al fine di preservare un comparto fondamentale per la funzionalità del sistema economico locale e nazionale.
“Chiederemo l’apertura di un tavolo di crisi alla Provincia, dichiara Maurizio Aluffi, Segretario di Confartigianato Imprese Rieti, anche per restituire al comparto dignità e rispetto delle regole. Abbiamo problematiche che con la crisi si sono acuite, sostiene il Segretario Aluffi, dall’uso improprio dei “conto proprio” alle “targhe gialle” che contraddistinguono i mezzi agricoli e che operano tranquillamente su strade provinciali e comunali, all’aggiudicazione di appalti pubblici di imprese, per lo più agricole, aventi codici ATECO non rispondenti alla tipologia di lavoro da eseguire. Tanti elementi di fragilità, conclude Maurizio Aluffi, che non possono essere sottaciuti ma combattuti, soprattutto in un territorio come il nostro dove il trasporto è di vitale importanza e il sistema infrastrutturale è sempre più lontano dalle esigenze reali”. Così nella nota la Confartigianato Imprese Rieti