RC auto: a Rieti premio medio di 628,29 euro (-6,8%)

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Il premio medio per assicurare un veicolo a quattro ruote nel Lazio ad agosto 2026 è stato pari a 683,32 euro, in calo – secondo l’Osservatorio RC auto Facile.it – Assicurazione.it* – del 3,2% su base annua. Nonostante la diminuzione, la regione risulta essere la seconda area di Italia in cui l’RC auto costa di più, posizionandosi dopo la Campania. “Il trend annuale al ribasso è stato registrato in gran parte delle regioni italiane», spiega Andrea Ghizzoni, Managing Director assicurazioni di Facile.it. «Anche se guardiamo ad un arco temporale ridotto, vediamo che rispetto a 6 mesi fa, in Italia, le tariffe sono diminuite del 3,9%. È ancora presto, però, per dire quale sarà la tendenza dei prossimi mesi”. I trend provinciali / Continuando ad analizzare i dati dell’Osservatorio di Facile.it – Assicurazione.it si vede che, in valori assoluti, la provincia laziale più cara è Latina, con un premio medio che, sia pure in calo dell’1,7%, è stato comunque pari a 728,03 euro. Al secondo posto si trova Roma che, sebbene abbia registrato una diminuzione delle tariffe RC auto del 3%, presenta un premio medio di 691,36 euro; segue Rieti con 628,29 euro, in calo del 6,8% rispetto ad un anno fa. Chiudono la classifica provinciale Frosinone (595,58 euro, -5,4%) e Viterbo, area laziale dove le tariffe sono diminuite del 7,5% su base annua e pari a 547,52 euro.

Incidente in via Tancia: coinvolti scooter, auto ed un furgone

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Sulla via Tancia nella mattinata di martedì 1 settembre, si è verificato un incidente stradale che ha visto coinvolti uno scooter, un’auto, ed un furgone. Per motivi al vaglio delle Forze dell’Ordine, intervenute sul posto, il sinistro ha visto protagonista, suo malgrado, anche l’assessore alla Manutenzione e Frazioni del Comune di Rieti, Fabio Nobili. Era lui a bordo dello scooter caduto a terra: per evitare un tamponamento tra auto e furgone Nobili ha perso il controllo del ciclomotore cadendo a terra e sbattendo la testa. “Il casco mi ha salvato la vita – ha raccontato a Rietinvetrina – un dispositivo fondamentale per evitare gravi danni in casi come questo”. Dopo l’impatto a terra sul corpo dell’assessore è finito lo scooter procurandogli la lussazione di una spalla e di un’anca. L’assessore è poi andato autonomamente all’ospedale de Lellis di Rieti per le cure del caso, con dimissione avvenuta in serata.

SEI TU IL REPORTER – “Incuria e sporcizia nelle aree verdi tra viale Maraini e viale Liberato di Benedetto”

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Nuova segnalazione per la rubrica di Rietinvetrina SEI TU IL REPORTER: “Vorrei segnalare le condizioni delle aiuole tra viale Maraini e viale Liberato di Benedetto, abbandonate a sé stesse. Sporcizia ed incuria ovunque (nella foto) e mancata sostituzione degli arredamenti stradali deteriorati o vandalizzati” – commenta il lettore di Rietinvetrina. LA REDAZIONE DI RIETINVETRINA È A DISPOSIZIONE PER EVENTUALI REPLICHE

Petrella Salto, Bianchini e Di Leginio: “Sindaco e Maggioranza spiegate ai cittadini cosa intendete fare di questi due mezzi comunali?”

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“Sono ormai oltre due anni che questi due mezzi, patrimonio del Comune e quindi dei cittadini, giacciono abbandonati e completamente fuori uso. Il Gruppo Misto di Minoranza rivolge alcune domande semplici al Sindaco e alla Maggioranza: • Per quale motivo questi mezzi sono stati lasciati inutilizzati per così tanto tempo? • Se non sono più utili ai servizi comunali, perché non si procede con la rottamazione, evitando ulteriore degrado e costi inutili? • Se invece possono ancora avere un valore, perché non viene pubblicato un avviso di interesse o una gara pubblica per la loro vendita? E soprattutto chiediamo trasparenza su un punto preciso, i cittadini stanno ancora pagando il bollo e l’assicurazione di questi mezzi, pur essendo fermi e inutilizzabili? Attendiamo una risposta chiara dal Sindaco e dalla maggioranza.  Amministrare significa anche gestire con responsabilità il patrimonio pubblico ed evitare sprechi di denaro dei cittadini”. Così nella nota Cav. Cosmo Bianchi i e Gabriele Di Leginio          

Vincenzo Ricci (presidente Italcaccia Lazio): “Cinghiali, il paradosso della Regione: si chiedono più abbattimenti, ma si rischia di avere meno squadre”

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“Tra obiettivi di contenimento, emergenza Peste Suina Africana e una burocrazia che non si semplifica: la gestione del cinghiale continua a scontare ritardi, vincoli e procedure che rischiano di ostacolare proprio chi dovrebbe contribuire a risolvere il problema. C’è un paradosso nella gestione del cinghiale nel Lazio che, stagione dopo stagione, diventa sempre più difficile da spiegare. La Regione chiede di aumentare gli abbattimenti. Chiede di contenere la popolazione della specie. Chiede di ridurre i danni all’agricoltura. Chiede maggiore collaborazione agli operatori e considera il contenimento del cinghiale uno degli strumenti della strategia di prevenzione e contrasto alla Peste Suina Africana. Ma, contemporaneamente, il sistema attraverso il quale queste attività devono essere organizzate continua a essere appesantito da procedure, requisiti, adempimenti e vincoli che rendono tutto più complicato di quanto dovrebbe essere. La domanda, allora, è inevitabile: se l’obiettivo è aumentare gli abbattimenti, perché non si mettono gli operatori nelle condizioni di farlo nel modo più semplice, rapido ed efficace possibile? Il problema non sono le regole. Sono quelle che non servono. Sia chiaro: nessuno chiede una gestione senza regole. Sicurezza, tracciabilità degli animali abbattuti, controlli sanitari, rispetto della normativa nazionale ed europea e corretta gestione faunistica sono elementi imprescindibili. Ma una cosa è garantire i controlli necessari un’altra è costruire intorno a un’attività, già complessa, un sistema di procedure ridondanti, passaggi ripetitivi e adempimenti che, in alcuni casi, potrebbero essere eliminati o accorpati. La differenza non è marginale. Una pubblica amministrazione efficiente non è quella che produce più moduli, più autorizzazioni e più passaggi burocratici. È quella che riesce a garantire gli stessi controlli utilizzando procedure più semplici, più rapide e più comprensibili. E nel caso del cinghiale questa esigenza dovrebbe essere ancora più evidente perché qui non stiamo parlando di un problema teorico, stiamo parlando di danni alle colture, sicurezza, gestione faunistica, emergenze sanitarie e necessità di intervenire tempestivamente sul territorio. Ogni stagione si ricomincia da capo / Il problema non riguarda soltanto le regole, ma anche i tempi. La stagione venatoria non è un evento imprevedibile. La Regione sa con largo anticipo quando inizierà e dovrebbe essere in grado di programmare per tempo disciplinari, procedure e adempimenti. Eppure, anche negli ultimi anni, le disposizioni relative alla caccia al cinghiale sono arrivate spesso a ridosso dell’inizio della stagione. Il risultato è facilmente intuibile: meno tempo per organizzare le squadre, meno tempo per gli ATC, meno tempo per gli uffici e, soprattutto, maggiore difficoltà per chi deve trasformare le norme in attività concreta sul territorio. Non è una questione di principio / È una questione di efficienza. Se si sa da mesi che una stagione sta per iniziare, perché arrivare sempre all’ultimo momento? Perché gli uffici sono sotto organico costringendo i pochi (a cui va comunque riconosciuta grande disponibilità e professionalità) ad estenuanti tour de force? La richiesta di semplificazione non nasce oggi. Ed è qui che la vicenda assume un significato ancora più preciso. Sono anni che il sottoscritto chiede formalmente una semplificazione delle norme che regolano la caccia al cinghiale nel Lazio. Non è una protesta dell’ultima ora, non è una contestazione legata esclusivamente all’ultimo disciplinare. Da anni viene chiesto di ridurre gli adempimenti non indispensabili, rendere più snelle le procedure per le squadre, eliminare passaggi burocratici inutili e costruire un sistema più adeguato alle esigenze reali del territorio. Ma il problema continua a ripresentarsi / Cambiano le disposizioni, cambiano alcuni adempimenti, cambiano le modalità operative. Quello che non cambia abbastanza è la complessità del sistema. E nel frattempo l’emergenza cresce. A rendere la situazione ancora più paradossale sono le informazioni che stanno emergendo in vista della stagione venatoria 2026/2027. Dalle informazioni raccolte presso gli ATC risulta che, in alcuni ambiti, una quota molto consistente delle squadre, in alcuni casi prossima alla metà,  rischierebbe di non riuscire a completare l’iscrizione a causa del mancato rispetto di determinati requisiti e vincoli previsti dalla disciplina. Naturalmente, saranno i dati definitivi delle iscrizioni a stabilire l’effettiva dimensione del fenomeno. Ma se queste informazioni fossero confermate, ci troveremmo davanti a una situazione che meriterebbe una riflessione immediata. Perché mentre da una parte si chiede di aumentare la capacità di contenimento del cinghiale, dall’altra si rischia di ridurre il numero delle squadre che possono concretamente operare. È questo il punto sul quale la Regione dovrebbe fermarsi a riflettere. Una regola deve produrre un risultato. Non tutte le regole hanno lo stesso peso. Un requisito che garantisce sicurezza, controllo sanitario o tracciabilità è evidentemente necessario. Ma cosa accade quando un vincolo produce principalmente l’effetto di escludere squadre dal sistema senza determinare un reale miglioramento dell’efficacia degli abbattimenti?  La domanda non dovrebbe essere considerata provocatoria. Dovrebbe essere considerata doverosa. Questo requisito serve davvero a gestire meglio il cinghiale oppure rischia semplicemente di ridurre il numero degli operatori disponibili? Perché se la seconda ipotesi fosse confermata, allora sarebbe necessario intervenire. Non per eliminare le regole, ma per renderle coerenti con l’obiettivo che la Regione stessa si è data. C’è poi un altro aspetto che merita attenzione. momento? Perché gli uffici sono sotto organico costringendo i pochi (a cui va comunque riconosciuta grande disponibilità e professionalità) ad estenuanti tour de force? La richiesta di semplificazione non nasce oggi. Ed è qui che la vicenda assume un significato ancora più preciso. Sono anni che il sottoscritto chiede formalmente una semplificazione delle norme che regolano la caccia al cinghiale nel Lazio. Non è una protesta dell’ultima ora, non è una contestazione legata esclusivamente all’ultimo disciplinare. Da anni viene chiesto di ridurre gli adempimenti non indispensabili, rendere più snelle le procedure per le squadre, eliminare passaggi burocratici inutili e costruire un sistema più adeguato alle esigenze reali del territorio. Ma il problema continua a ripresentarsi / Cambiano le disposizioni, cambiano alcuni adempimenti, cambiano le modalità operative. Quello che non cambia abbastanza è la complessità del sistema. E nel frattempo l’emergenza cresce. A rendere la situazione ancora più paradossale sono le informazioni che stanno emergendo in vista della stagione venatoria 2026/2027. Dalle informazioni raccolte presso gli ATC risulta che, in alcuni ambiti, una quota molto consistente delle squadre, in alcuni casi prossima alla metà, rischierebbe di non riuscire a completare l’iscrizione a causa del mancato rispetto di determinati requisiti e vincoli previsti dalla disciplina. Naturalmente, saranno i dati definitivi delle iscrizioni a stabilire l’effettiva dimensione del fenomeno. Ma se queste informazioni fossero confermate, ci troveremmo davanti a una situazione che meriterebbe una riflessione immediata. Perché mentre da una parte si chiede di aumentare la capacità di contenimento del cinghiale, dall’altra si rischia di ridurre il numero delle squadre che possono concretamente operare. È questo il punto sul quale la Regione dovrebbe fermarsi a riflettere. Una regola deve produrre un risultato. Non tutte le regole hanno lo stesso peso. Un requisito che garantisce sicurezza, controllo sanitario o tracciabilità è evidentemente necessario. Ma cosa accade quando un vincolo produce principalmente l’effetto di escludere squadre dal sistema senza determinare un reale miglioramento dell’efficacia degli abbattimenti? La domanda non dovrebbe essere considerata provocatoria. Dovrebbe essere considerata doverosa. Questo requisito serve davvero a gestire meglio il cinghiale oppure rischia semplicemente di ridurre il numero degli operatori disponibili? Perché se la seconda ipotesi fosse confermata, allora sarebbe necessario intervenire. Non per eliminare le regole, ma per renderle coerenti con l’obiettivo che la Regione stessa si è data. C’è poi un altro aspetto che merita attenzione. Il rispetto delle regole deve essere garantito, ma sarebbe opportuno distinguere tra inadempienze sostanziali e irregolarità formali. Una violazione che mette in discussione la sicurezza o la corretta gestione faunistica è una cosa, un adempimento amministrativo non perfezionato, ma facilmente regolarizzabile e privo di conseguenze sulla sicurezza o sull’attività di contenimento, è un’altra. Mettere tutto sullo stesso piano rischia di produrre un risultato contrario a quello che si vuole ottenere. E cioè meno squadre operative, meno capacità di intervento e maggiore difficoltà nel raggiungere gli obiettivi di abbattimento. Chi chiede meno burocrazia non sta chiedendo scorciatoie. Sta chiedendo che il sistema funzioni. Chi opera sul territorio conosce le difficoltà concrete della gestione del cinghiale, conosce i tempi, le procedure, i problemi organizzativi e le conseguenze che determinate scelte amministrative possono produrre. Ascoltare queste persone non dovrebbe essere considerato un favore, dovrebbe essere normale amministrazione. Perché la gestione del cinghiale non si fa soltanto negli uffici regionali, si fa nei boschi, nelle campagne, nelle aree agricole, nei territori dove la presenza della specie provoca danni e dove la necessità di intervenire non può aspettare i tempi della burocrazia. Se servono più abbattimenti, servono più efficienza e meno ostacoli / Il cortocircuito, a questo punto, è evidente. La Regione chiede più abbattimenti. Chiede di contenere i danni all’agricoltura. Chiede maggiore collaborazione. Chiede agli ATC di essere più efficienti. Chiede agli operatori di contribuire maggiormente al controllo della specie. Ma se contemporaneamente le procedure diventano un ostacolo all’attività delle squadre, qualcosa non torna. Non si può chiedere agli operatori di fare di più e, allo stesso tempo, rendere più difficile il loro lavoro. È una contraddizione che va risolta. E va risolta prima dell’inizio della stagione, non dopo. Per il 2026 sembrava finalmente profilarsi una novità importante: la possibilità che il disciplinare potesse avere una validità fino a tre stagioni venatorie e che diventasse regolamento. Resta una speranza, sarebbe un passo nella direzione giusta. Perché la stabilità delle regole significa anche possibilità di programmare. Significa dare certezze alle squadre, agli ATC e agli uffici. Significa evitare di dover ridiscutere ogni anno gli stessi problemi a ridosso dell’apertura della stagione. Ma non può bastare. La stabilità normativa dovrebbe essere soltanto il primo tassello di un processo più ampio di semplificazione. La domanda, oggi, è una sola: Dopo anni di richieste, non è più sufficiente dire che “bisogna semplificare”. La semplificazione deve diventare concreta. La Regione dovrebbe verificare quali adempimenti siano realmente indispensabili, quali possano essere eliminati e quali semplicemente accorpati. Dovrebbe verificare l’effetto concreto dei requisiti sulle squadre e chiedersi se ogni vincolo contribuisca realmente all’obiettivo del contenimento. E dovrebbe farlo ascoltando chi opera sul territorio. Perché la domanda, alla fine, è molto semplice: se nel Lazio c’è bisogno di aumentare gli abbattimenti, perché rischiare di averemeno squadre operative? Se servono più interventi, bisogna mettere gli operatori nelle condizioni di intervenire. Se bisogna ridurre i danni all’agricoltura, bisogna velocizzare le procedure. Se bisogna rafforzare la prevenzione della Peste Suina Africana, bisogna eliminare tutto ciò che rallenta inutilmente la capacità di risposta. E se l’obiettivo è una pubblica amministrazione più efficiente, la semplificazione non può essere sempre rinviata alla prossima stagione. Perché il cinghiale non aspetta la burocrazia. E nemmeno i problemi che la sua presenza sta creando sul territorio”. Così nella nota Vincenzo Ricci, presidente Regionale Italcaccia

Annullata l’amichevole GEMA Montecatini – Sebastiani Rieti

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La RSR Sebastiani Rieti rende noto che l’amichevole contro Gema Montecatini, inizialmente in programma mercoledì 16 settembre al PalaEstra, è stata annullata.

Nel Palazzo Comunale di Rieti un Punto di Ascolto ed Informazione sull’Endometriosi

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L’attenzione verso l’Endometriosi passa anche dalla capacità delle istituzioni di creare luoghi concreti di ascolto, informazione e vicinanza alle donne. Per questo desidero esprimere il mio sincero apprezzamento al Comune di Rieti per aver messo a disposizione uno spazio all’interno del Palazzo Comunale destinato al Punto di ascolto per l’endometriosi promosso dal Comitato Civico “Rieti Consapevole” dichiara Orlando Angelo Tripodi, vicepresidente della Commissione Sanità della Regione Lazio, commentando la concessione in uso dello spazio comunale deliberata dalla Giunta del Comune di Rieti con la delibera n. 124 del 18 giugno 2026. Un ringraziamento particolare – aggiunge Tripodi – va alla mia referente sul territorio Simona Cardella, per l’impegno e la sensibilità con cui sta portando avanti un progetto che mette al centro l’ascolto”.

“Tra cielo e lago”, il 5 settembre evento ad Ascrea

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Monaco Matteo presidente Riserva Naturale Monti Navegna e Cervia, e Mario D’Angeli presidente Mondo Sociale Lazio, annunciano l’evento “Tra cielo e lago” in programma venerdì 5 settembre 2026 in località Ricciara, nel Comune di Ascrea. Una giornata pensata per promuovere il territorio e confermare l’impegno della Riserva nella valorizzazione del patrimonio naturale, culturale e turistico, con un’attenzione particolare ai temi dell’accessibilità e della sostenibilità. La giornata si aprirà con un momento istituzionale: un convegno sulle Aree Interne e Sanità Locale, con il confronto tra rappresentanti politici locali, regionali e nazionali sulle sfide dei territori montani. Sarà inoltre presenti spazi per screening medici per tutti, coordinati dal dott. Arnaldo Gentile, per un momento di attenzione e prevenzione sanitaria a disposizione di tutti i partecipanti. Verrà presentato il libro sulla Sanità Reatina del prof. Mario Santarelli. Tra le novità dell’edizione 2026 verrà presentato il nuovo veicolo elettrico ZOOM 2.0, recentemente acquistato dalla Riserva. Un mezzo fuoristrada elettrico che permette anche alle persone con disabilità di affrontare ogni tipo di terreno con stabilità, in totale silenzio e a zero emissioni. Un passo concreto verso una mobilità accessibile sui sentieri naturalistici della Riserva. “È un vanto per noi – dichiara Monaco – perché permette a tutti, anche a chi ha maggiori difficoltà, di conoscere e vivere la Riserva. Vogliamo promuovere un territorio ricco di biodiversità, storia e opportunità per un turismo sostenibile e inclusivo.” A seguire spazio allo svago e alla natura con attività nautiche sul Lago del Turano: battello elettrico e canoe, nel pieno rispetto dell’ambiente. Nel pomeriggio sono previste la visita guidata al centro storico di Paganico e la visita al Museo, per riscoprire le radici del borgo. Ad accompagnare la giornata musica dal vivo con pianoforte e violino di Gloria Santarelli a seguire degustazione di prodotti tipici locali. “Ben vengano queste opportunità – afferma D’Angeli – perché servono ad abbattere le barriere e a rendere tutto più semplice. ‘Tra Cielo e Lago’ è la dimostrazione che rete associativa e istituzioni possono lavorare insieme per un territorio vivo e per tutti.”

Conclusa l’edizione 2026 di “Sportivando”, progetto rivolto a ragazzi con disabilità

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Si è da poco concluso il percorso estivo del progetto “Sportivando 2026”, rivolto a ragazzi con disabilità. Sono stati mesi importanti pieni di iniziative, sport e condivisione, nel segno dell’ inclusione e della sensibilità. Tutto ciò è stato possibile grazie ai Volontari di varie Associazioni, tutor e professionisti del settore coordinati dalla Croce Rossa Italiana – Comitato di Rieti e soprattutto grazie al contributo fornito dalla Fondazione Varrone. Tante le attività svolte con passione dai ragazzi che hanno potuto così vivere insieme un’estate piena e divertente, estate che spesso è invece sinonimo di solitudine e chiusura. La giornata conclusiva ha visto anche la partecipazione delle varie famiglie e degli esponenti delle varie Associazioni che hanno preso parte all’organizzazione tra cui Atletica Sport e Terapia, Agemo 18, Anffas, Locomotiva e Baskin Rieti. La buona riuscita dell’iniziativa anche quest’anno segna la continuità necessaria per pensare con positività all’organizzazione del progetto anche per il prossimo anno. Così nella nota la CRI Rieti

Ottima risposta per la 1ª edizione di “Versi in Centro” – LE FOTO

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Tiriamo le somme di questa prima edizione del Festival di Poesia Contemporanea del Centro Italia. La partecipazione numerosa ed entusiasta ha dimostrato che abiti nella città di Rieti, e ovunque nei dintorni (Terni, Roma, la provincia tutta, arrivando ad altri territori come addirittura l’Emilia Romagna con Ravenna) una realtà culturale attiva, fervida e combattiva. La serie di convegni ospitati, che vertevano tutti sulle tematiche espresse dalla rassegna Sentieri, svolte e cammini della parola, ha visto la sala riempirsi ad ogni orario e vi sono stati diversi momenti di confronto tra il pubblico e i relatori. La giornata si è conclusa con dei tavoli di lavoro che hanno gettato le basi per un manifesto della poesia contemporanea, che ha visto il contributo non solo degli ospiti ma anche dei cittadini stessi. Il documento finale “Buone pratiche – manuale per poeti ed esseri umani” verrà divulgato nei prossimamente e messo a disposizione della collettività. L’evento è terminato celebrando la poesia attraverso l’Open Mic, format ideato da Paolo Andrea Pasquetti e Dario Santoni, anche questo partecipato e sommerso di successo. Ringraziando di nuovo i collaboratori che hanno lavorato alacremente tenendo interviste e raccogliendo materiale fotografico e video; il Regeneration Lab per l’ospitalità e la grande disponibilità; Neo Copy per aver creduto nel progetto e averci sponsorizzato; il Comune di Rieti, i relatori per il lavoro svolto e la generosità con cui hanno dialogato con noi e la platea: Claudia Mencaroni, Maurizio Lancellotti, Sharon Cortella, Davide Borowski, Lucianna Argentino, Antonio Cerroni, Gregorio Fabi, Riccardo Fornari, Lucio Macchia; tutti i partecipanti alla giornata e all’Open Mic, vi diamo appuntamento per la prossima edizione. Così nella nota versi in Centro