Quello che avrebbe potuto essere un importante passo avanti per la sanità reatina – l’acquisto di un robot chirurgico, pagato dalla generosità della Fondazione Varrone, a beneficio di tutta la comunità – rischia di diventare l’ennesimo caso di inefficienza della sanità reatina, oltre che sollevare dubbi sull’inadeguato utilizzo di soldi pubblici. NOME Officina Politica chiede conto delle decisioni prese e del mancato raggiungimento degli obiettivi di cura.
Cosa è un robot chirurgico
Il robot chirurgico è un sistema di chirurgia robotica mininvasiva. Permette ai chirurghi di eseguire interventi complessi ad altissima precisione attraverso piccole incisioni, traducendo i movimenti delle mani del medico in tempo reale su braccia robotiche dotate di strumenti articolati. A giugno 2025 Agenas (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali) ha pubblicato il primo report HTA (Health Technology Assessment) sulla chirurgia robotica in Italia. Ad aprile 2026 la cabina di regia del Ministero della Salute lo ha tradotto in raccomandazioni preliminari: il robot può avere un senso per sole 6 procedure su 21 esaminate. Nonostante questi dati, Consip ha indetto nel 2025 una gara di 157 milioni di euro per l’acquisto di 36 robot. Oggi, in Italia, si contano oltre 200 sistemi attivi su tutto il territorio nazionale, prevalentemente in ospedali pubblici.
Potenziale spreco di soldi pubblici si è manifestato in diversi aspetti dell’operazione:
1 – La trasformazione della donazione da bene (il robot) a denaro
La ASL ha chiesto e ottenuto una donazione in denaro, poi spesa su piattaforma Consip per 2,4 milioni di euro. La Fondazione Varrone avrebbe invece potuto acquistare direttamente il robot e donarlo in natura alla ASL — come ha fatto, ad esempio, la Fondazione CR Firenze, che ha acquistato una versione più evoluta del robot ad un prezzo più basso, 2.2 milioni di euro. Il risultato? Un costo più elevato per ottenere uno strumento meno evoluto. Perché? Nessuna risposta. Nessuna giustificazione pubblica. Solo silenzio.
2 – L’urgenza di completare l’acquisto entro il 2025. A vantaggio di chi? Di certo non dei pazienti.
La ASL ha completato l’acquisto entro il 2025. Ma una più attenta verifica delle dinamiche del mercato avrebbe potuto produrre ulteriori risparmi. Infatti, mentre il prezzo Consip sarebbe rimasto valido per anni, già a gennaio 2025 Intuitive Surgical, l’azienda che produce il robot, aveva annunciato l’eliminazione del rivenditore italiano AB Medica, con la prospettiva di trattare direttamente a condizioni assai probabilmente migliori dal 2026. Invece di aspettare solo qualche mese in funzione di un potenziale risparmio, si è scelto di correre. A beneficio di chi? Non dei reatini, visto che di interventi robotici se ne sono fatti finora pochissimi.
3 – La scelta del robot acquistato: la definizione di avanguardia tecnologica è una mezza verità.
La ASL e la Fondazione Varrone hanno comunicato ai cittadini di aver investito in tecnologia d’avanguardia, ma il Da Vinci Xi è sul mercato dal 2014, cioè da ben dodici anni. Il suo successore, il Da Vinci 5, è approvato in Europa dal luglio 2025. L’ospedale di Campobasso lo ha acquistato di recente e si pubblicizza come “il primo ospedale del centro-sud ad offrire il Da Vinci 5”. Rieti ha comprato un modello superato, significativamente migliorato dalle versioni successive. Questo non è progresso, è un passo indietro. Questa non è comunicazione, è propaganda.
4 – L’assenza di una gara vera, nessun confronto: perché?
ANAC e AGCM dal 2024 raccomandano procedure volte ad assicurare la massima apertura del mercato per i robot chirurgici, perché sono ormai disponibili più modelli fungibili tra loro. Non è un obbligo, ma una raccomandazione motivata dalle dinamiche di mercato. Il Toumai MT-1000 di Microport, ad esempio, è uno dei robot usati al Gemelli con risultati clinici, secondo dati riportati su una loro recente pubblicazione scientifica, identici al Da Vinci Xi, pur costando meno della metà! Viene da pensare che, rivolgendosi direttamente a Consip per l’acquisto, la ASL abbia ritenuto che il prodotto non fosse invece fungibile, oppure che abbia preferito evitare una gara ad evidenza pubblica con confronto aperto e concorrenziale per avere il robot in tempi più rapidi. Per essere più chiari: non vi è un obbligo a fare una gara, così come non vi è però un obbligo a non farla aderendo a Consip. L’adesione alla gara Consip scelta dalla ASL è pertanto legittima, ma a nostro avviso inopportuna. Si è preferito infatti avere subito il robot accontentandosi di pagare il prezzo Consip, anziché adottare procedure di acquisto alternative, che avrebbero rinviato la consegna di qualche mese, ma a fronte di un potenziale risparmio. L’inopportunità della scelta ASL sta nei fatti: robot acquistato, installato e collaudato assai velocemente, ma ad oggi ancora non utilizzato, se non in pochissimi casi. Se il motivo della ostinata scelta del Da Vinci era infine anche quello di avere una doppia console per finalità didattiche e sinergie tra ospedale e università, facciamo notare che esistono comunque altri robot a console multipla più economici.
L’ennesimo caso di inefficienza nella sanità reatina: il robot è fermo. Questo è il vero e più grave spreco.
A mesi dall’installazione, il robot ha trattato solo una manciata di pazienti. All’ospedale di Viterbo, partito con la chirurgia robotica quasi in contemporanea con Rieti, sono già stati eseguiti trenta interventi in tre mesi. In Puglia, anni fa, un sottoutilizzo analogo fu definito pubblicamente, in una seduta del consiglio regionale, “spreco immorale”. Quella definizione oggi rischia, giorno dopo giorno, di applicarsi a Rieti. La Commissione Salute del Comune ha convocato due sedute con il robot all’ordine del giorno: il Direttore Generale della ASL Maccari non ha dato risposte concrete, nonostante alcuni consiglieri di opposizione abbiano posto diverse domande e chiesto chiarimenti. Il silenzio davanti a 2,4 milioni di euro di fondi della comunità è inaccettabile.
La Fondazione Varrone ha abdicato al suo ruolo
Una fondazione bancaria non è uno sportello erogatore. Deve vigilare che i fondi donati producano beneficio reale per i cittadini. La Fondazione Varrone, per quanto di nostra conoscenza, non ha posto condizioni sull’utilizzo del robot, non ha chiesto rendicontazione, non ha verificato i risultati. Il nuovo Presidente Costanzo Truini ha invece ribadito pubblicamente la narrazione propagandistica dell’avanguardia tecnologica, anche quando i fatti la smentivano. Questa posizione non è responsabilità verso la comunità, bensì sostegno a scelte prese altrove e considerate valide a prescindere.
Le nostre richieste
La ASL di Rieti renda pubblico immediatamente un piano operativo con obiettivi di utilizzo del robot, tempi certi per la formazione del personale e indicatori di performance verificabili. La Fondazione Varrone eserciti formalmente la propria funzione di vigilanza, pretendendo dalla ASL una rendicontazione periodica sull’utilizzo delle risorse donate. Il Sindaco di Rieti porti urgentemente il caso all’attenzione del Presidente della Regione Rocca: senza una scelta politica regionale che riconosca Rieti come un centro laziale di chirurgia robotica per smaltire le liste d’attesa romane, il robot è destinato a rimanere inutilizzato. Si apra una verifica indipendente sulle modalità di acquisto, per accertare se siano stati appieno rispettati i principi di economicità, efficienza, trasparenza e convenienza (opportunità), nella gestione di fondi destinati al bene comune. La comunità reatina ha diritto a una sanità migliore. Le risorse ci sono: manca la volontà di usarle bene. NOME Officina Politica continuerà a vigilare e a pretendere risposte. Riteniamo un dovere civico adoperarci per il raggiungimento di un obiettivo costruttivo: che il robot chirurgico del De’ Lellis smetta di servire i comunicati stampa e cominci a servire i pazienti. Nel 2014 un’interrogazione in Regione Lombardia sul sottoutilizzo del robot al Sant’Anna di Como (solo 78 casi in quattro anni), spinse quell’ospedale a potenziare la formazione e ad estendere la chirurgia robotica a più discipline, fino a realizzare centinaia di interventi l’anno. Anche Rieti può farcela. Serve però la stessa determinazione politica: noi facciamo la nostra piccola parte e non ci fermeremo.
Così nella nota Nome Officina Politica