GIOVANE ITALIA: LA NOSTRA POSIZIONE SULLA MANOVRA FINANZIARIA

Giovane Italia di Rieti

La manovra del Governo volta allo snellimento amministrativo del paese attraverso l’accorpamento dei comuni al di sotto dei mille abitanti e delle province al di sotto dei 300mila abitanti sta mettendo a serio rischio la sopravvivenza della provincia di Rieti non soltanto come ente pubblico locale ma a livello socio-politico.

In questi giorni assistiamo alla difesa battente, da parte di tutte le aree politiche, dell’ente che dal 1927 governa un territorio molto vasto ed eterogeneo che va dai Monti della Laga alla Valle del Tevere. La Giovane Italia di Rieti, nel duplice ruolo di movimento legato al PdL (partito di governo della città, della Regione e dello Stato) e di movimento giovanile motore e punto di riferimento di tantissimi giovani della provincia, ci sentiamo in dovere di esprimere una posizione netta nella speranza che le nostre istanze vengano interpretate correttamente e possano essere un ulteriore stimolo al partito e alla politica tutta per garantire un futuro alla nostra terra.

Il Sistema Italia così come lo conosciamo è vicino al collasso da un bel po’ di anni, non solo per la recente crisi finanziaria ma per tanti e tanti motivi che non basterebbe un libro per elencarli. In questo momento storico in cui è necessario assumere delle decisioni, anche impopolari, per la salvaguardia della coesione sociale e nazionale, il Governo vuole vibrare la scure sugli Enti locali minori. La soluzione sarebbe porre un criterio (quantitativo) che stabilisca un limite per costituire una provincia e un comune. A nostro avviso questi provvedimenti, di cui affermiamo la totale necessità, non rappresenta una soluzione definitiva ma soltanto un tampone, una potatura azzardata che rischia di fare più danni che benefici.

Quello che suggeriamo all’intera classe politica è di scavare più a fondo. Noi vogliamo che  il governo Berlusconi ritorni a quello che era l’obiettivo cardine del suo mandato: riformare lo Stato. Seriamente, profondamente, rigettarne le fondamenta; con criterio e determinazione. Forse la provincia di Rieti conta pochi abitanti, come tante altre in Italia; ma forse è proprio l’ente provincia che va rivisto non perché sia inutile ma forse è superato. Se le province devono essere dei carrozzoni che trasferiscono soldi dalla Regione ai Comuni, allora aboliamole tutte; si accorpino i comuni più piccoli, gli si dia più potere e più risorse, visto che sono gli enti che curano maggiormente il rapporto col cittadino.

Se questa possibilità non ci piace possiamo anche seguire la linea governativa ma dobbiamo necessariamente ridisegnarne dei criteri della distribuzione delle sedi periferiche degli uffici statali sui territori, che oggi avvengono maggiormente sulla base della divisione in province dei territori; perché non possiamo immaginare una Rieti dove i punti di riferimento istituzionali siano nella migliore delle ipotesi a Viterbo o a Roma. Per non parlare dei lavoratori: i dipendenti delle province e dei comuni coinvolti sarebbero trasferiti, perché non li si può mandare a casa. Questo dice molto anche sulla reale portata in termini economici di una manovra che realizzerebbe la sua effettiva funzione fra venti anni, quando saranno andati in pensione tutti i dipendenti; fino ad allora lo Stato continuerà a pagare uno stipendio per un lavoro probabilmente in esubero in altri enti.

Noi non difendiamo poltrone ed incarichi di sorta. Siamo disposti al sacrificio per il bene comune a patto che sia tutta la nazione a farlo insieme a noi. Chi pretende il nostro sacrificio deve essere disposto a fare altrettanto: i primi passi devono arrivare dal Parlamento e dal Consiglio regionale.

Dobbiamo combattere due battaglie: la prima per la nostra terra, per la provincia di Rieti, mettendo sul piatto tutte le possibili strade da percorrere: dall’allargamento della provincia alla Sabina romana con il compimento del progetto di Roma Capitale, al limite del territorio montano, alla costituzione di una nuova provincia dell’Italia centrale. La seconda è quella di non perdere mai di vista il vero obiettivo che il centrodestra deve avere e che i suoi elettori si aspettano: riformare lo Stato, cambiare l’Italia, riscrivere la Costituzione se necessario, ma farlo subito, con forza e decisione.

Questo vogliono gli Italiani: un’Italia nuova, forte, un paese moderno, vivo, giusto, lontano dall’Italia della corruzione e della mafia, dei rifiuti a cielo aperto. Questo vogliono le nuove generazioni: un’Italia di speranza che regga ad ogni colpo e che stia in piedi da sola in mezzo al Mare Nostrum.