In un contesto nazionale che apre l’anno con un segnale di vitalità inatteso, caratterizzato da un saldo positivo di 690 imprese derivante dalla differenza tra 105.051 iscrizioni e 104.361 cessazioni, l’economia dell’Alto Lazio mostra nel primo trimestre 2026 una dinamica di assestamento. I dati Movimprese, basati sul Registro delle Imprese e analizzati da Unioncamere e InfoCamere, evidenziano per le province di Rieti e Viterbo una trasformazione strutturale che premia i servizi e le forme giuridiche più solide, nonostante il periodo sia storicamente condizionato dal consolidamento delle chiusure di fine anno. A livello territoriale, la provincia di Viterbo ha registrato un saldo trimestrale di 39 unità in meno, che corrisponde a un tasso di variazione del -0,11%. Lo stock complessivo delle imprese registrate nella Tuscia al 31 marzo 2026 ha così raggiunto le 35.901 unità. Per quanto riguarda Rieti, la provincia ha chiuso il trimestre con una flessione di 22 imprese, segnando un tasso di variazione del -0,15% e portando lo stock totale del territorio a 13.983 attività. Entrambe le realtà provinciali si inseriscono in una cornice regionale molto dinamica, dato che il Lazio ha registrato la crescita percentuale più alta d’Italia con un +0,42%, guidata soprattutto da Roma.
L’analisi delle forme giuridiche evidenzia come il motore della tenuta sia rappresentato dalle società di capitali, confermando la tendenza nazionale verso modelli imprenditoriali più strutturati. A Rieti, questa tipologia di impresa è cresciuta dello 0,85%, superando la media italiana dello 0,80%, mentre a Viterbo l’incremento è stato dello 0,73%. Di contro, si osserva una contrazione per le ditte individuali, che arretrano del -0,48% nel Reatino e del -0,42% nel Viterbese, e per le società di persone (-0,21% nella Tuscia e -0,16% in provincia di Rieti), L’analisi settoriale, che per la prima volta adotta la nuova codifica delle attività economiche ATECO 2025, permette di osservare anche nell’Alto Lazio una decisa spinta verso il settore dei servizi. Nella provincia di Rieti, le performance migliori appartengono alle attività professionali, scientifiche e tecniche con un balzo del +1,54%, seguite dalle attività finanziarie e assicurative che crescono dello 0,40%. In provincia di Viterbo, il comparto finanziario e assicurativo guida la crescita con un +2,26%, accompagnato dallo sviluppo delle telecomunicazioni e consulenza informatica al +1,47% e dalle attività professionali al +0,80%. Sul fronte opposto, soffrono i settori tradizionali come il commercio, che cala dell’1,11% a Rieti e dello 0,69% a Viterbo, e l’agricoltura, in flessione dello 0,73% nel Reatino e dello 0,86% nella Tuscia. Un’attenzione particolare va rivolta al comparto manifatturiero e a quello legato al turismo e all’accoglienza, che mostrano segnali di contrazione più marcati rispetto alla media nazionale. Il settore manifatturiero ha registrato una flessione dello 0,87% a Rieti e dello 0,83% a Viterbo, a fronte di un calo nazionale dello 0,52%. Per quanto riguarda i servizi di alloggio e ristorazione, il saldo negativo è stato dello 0,66% in provincia di Rieti e dello 0,68% in quella di Viterbo, evidenziando una difficoltà locale superiore rispetto alla stabilità sostanziale rilevata su scala nazionale, dove il settore ha ceduto solo lo 0,02%. Il settore delle costruzioni alla vigilia della chiusura dei progetti del PNRR sembra ancora reggere con una sostanziale stabilità per la provincia di Rieti ed un leggero incremento per la Tuscia.












