CLINICA NELLA PIANA REATINA, UDC: LA POLITICA FACCIA SCELTE DI BUON SENSO E NON DISTRUTTIVE

Piana reatina

In riferimento alle ultime polemiche sulla “fantomatica” clinica nella Piana, l’ UDC si domanda come mai a pochi giorni dall’approvazione del nuovo Piano regolatore si debba parlare di una variante che comprenda il cambio di destinazione d’uso dei terreni agricoli nella piana per far in modo di intercettare investimenti privati sul nostro territorio: forse il piano non prevede nuove aree di sviluppo?

Inoltre, è stata creata, in  pompa magna, una commissione per studiare il futuro utilizzo delle ex aree industriali e la conclusione di tanto lavoro consisterebbe solo nella cementificazione anche della conca reatina?

Complimenti, ottimo lavoro!
E di tutte le aree di risulta della città che utilizzo se ne prevede?  E di quelle dismesse?
In questa città sono troppi anni che si cerca la soluzione più facile, quella di consumare, in maniera indiscriminata, il nostro territorio attraverso una cementificazione selvaggia senza pianificazione e senza programmazione. La conclusione è che, mentre il territorio, che non è infinito, si impoverisce, gli imprenditori scappano da questa città perchè non sanno dove investire.

Infine una considerazione di carattere “sanitario” costruire una “città della follia” dove andrebbero a confluire “pericolosi malati di mente”, ragazzine con disturbi del comportamento alimentare, agricoltori definiti “miti” – gli agricoltori sono malati di mente miti per definizione?- bambini con disturbi nervosi, tossicodipendenti, detenuti (non si sa perché i detenuti dovrebbero avere malattie della mente), malati di Alzheimer e anziani ( rimbambiti?) Insomma  un bel manicomio in stile terzo millennio con belle vetrate, centri direzionali e, dulcis in fundo, anche un po’ di Università che mai arriverà, ma che importa, basta evocarla, è sempre un ottimo specchietto per le allodole.

Gli specialisti psichiatri lo ripetono fino alla noia: segregare in  spazi separati i malati di mente serve solo ad aggravare la follia e non a curarla. I soggetti con fragilità psicologica, come tutti, devono restare tra la gente, vivere una vita normale, godere dei diritti di cittadinanza. Naturalmente presi in carico dai servizi territoriali che bisognerebbe far funzionare meglio, magari sostituendo gli operatori  andati in pensione, evitando la desertificazione dei DSM esistenti.

Gli esperti a cui verrebbe delegata la gestione di esseri umani in spazi chiusi hanno sempre fatto errori incalcolabili, costruito lager e non si vede perché dovrebbero continuare a farlo.  Vorremmo capire bene chi mette il capitale di rischio e perché la Regione, in una fase di riorganizzazione della rete sanitaria che prevede il  taglio circa 3000   posti letto, dovrebbe autorizzare o addirittura accreditare questa struttura privata, anche se sponsorizzata da qualche politico e sindacalista, realizzata da un imprenditore che, probabilmente, non conosce né la psichiatria né il territorio di Rieti.

In conclusione l’UDC, estranea alla cultura del NO, pur con i numerosi dubbi espressi, chiede che non il Sindaco o il Presidente della Provinica ma le assise comunale e provinciale e la cittadinanza possano valutare, in maniera chiara, tutto il progetto in tutti gli aspetti e che imprenditori pieni di buona volontà non scappino da questa città perchè non sanno dove investire o vengano fuorviati.

Quindi ben vengano gli imprenditori, ma l’UDC reatina chiede che la politica si riappropri delle sue prerogative che sono quelle della pianificazione, e delle SCELTE DIFFICILI fatte per il bene dei cittadini. Lasciamo stare i nostri gioielli di famiglia, la piana reatina meravigliosa conca dal punto di vista ambientale e paesaggistico, tanto apprezzata   sin dai tempi degli antichi romani e valorizzata in maniera sana e lungimirante dal grande Prof. Strampelli, insomma la politica dopo tanti anni inizi a fare scelte di buon senso e non distruttive. Chiediamo con urgenza di riprendere la discussione su un serio sviluppo agricolo della piana e dell’intero territorio provinciale.