ANGELO DIONISI: IL PANETTONE E LA LETTERINA DI NATALE

Angelo Dionisi

Caro Proietti, ormai ci stai viziando.
Tu e Belloni siete diventati una certezza, uno dei punti fermi della nostra vita.
A Natale arriva il panettone e la letterina con le canzoncine e ad ogni avvicinarsi delle elezioni amministrative arriva il documento di Proietti e di Belloni. Permettimi di scherzare e di fare un pò di ironia.

Non ho nessuna intenzione di offendere né potrei farlo verso persone che stimo come te e Belloni.
Ma, caro Franco, non avverti che la trasversalità che accomuna te e Belloni è una anomalia?

Se da una parte vuole essere una certificazione autorevole della crisi dei Partiti, dall’altra è l’espressione di una paternalismo e di un protagonismo di nessuna utilità alla società reatina.
Come non è elemento di stimolo ai Partiti stessi per far loro recuperare il fisiologico ruolo democratico di rappresentanza dei diversi interessi della società.

Avreste ragione tu e Belloni  e sarebbe apprezzabile la vostra iniziativa se le questioni poste non fossero già da lustri oggetto di preoccupazione e di dibattito nei Partiti che quella funzione vogliono e credono di esercitare con passione e dignità. ed anche se le vostre analisi e le conseguenti proposte fossero originali e non fossero invece nell’agenda e nel dibattito politico reatino da anni immemorabili.
Posso ricordarti  che le questioni da te poste sono patrimonio di molti Partiti della nostra città e sicuramente del PDCI?  Evidentemente anche te capita di essere distratto.

Non pretendiamo che le elaborazioni e le comunicazioni del PDCI, puntualmente censurate, siano oggetto di studio e di attenzione ma sicuramente ti  è sfuggito che i Comunisti reatini del PDCI hanno posto al centro della loro riflessione e della loro elaborazione sui problemi locali, la crisi strutturale e drammatica di Rieti; le sue cause profonde nel quadro della crisi generale del capitalismo nazionale, europeo e mondiale; le inevitabili gravi ripercussioni sull’esistenza della Provincia dall’istituzione di Roma Capitale;  l’incapacità delle giunte comunali degli ultimi 15 anni di far svolgere a Rieti il ruolo di città capoluogo di Provincia facendola diventare centro di riferimento e polo di attrazione per l’intero territorio provinciale attraverso lo sviluppo delle attività produttive e la qualità dei servizi a cominciare dalla sanità, la scuola, i trasporti,…

Ti  giunge nuova la ripetuta e pubblicata denuncia dell’inefficienza della giunta comunale  che, al tempo della protesta di Leonessa,  era stata così sintetizzata:”i fascisti hanno creato la Provincia di Rieti ed i fascisti la distruggono”?
Rimproveri  tutti i Partiti per i loro ritardi e le loro carenze ma non pensi  invece che la borghesia reatina reazionaria, conservatrice, poco illuminata, corporativa, che oggi ci vorrebbe fare la lezioncina,  porta tutta intera la responsabilità di questo drammatico declino della nostra città?
Non sono i suoi Partiti di destra, conservatori, reazionari come il PDL, AN, UDEUR, UDC e le varie liste civiche di quella area politica,  e quelli di centro,  come il PSI e, purtroppo il PD, il tuo PD caro Proietti, privi di un disegno strategico per il nostro futuro ed ispirati agli interessi particolari, i principali responsabili della crisi di Rieti?

Chi ha ingannato i reatini con il miraggio della ferrovia? Chi con l’ ASI  a Fara Sabina ha spostato il centro degli interessi economici (leciti e non solo) verso la Sabina e verso Roma e lontano da Rieti?
Sono stati valutati gli effetti di svuotamento del nostro capoluogo e i  danni ambientali che si produrranno, in nome del profitto, in una zona cosi qualificata sotto il profilo produttivo agroalimentare,  ed anche squisitamente  culturale?

Chi ha gestito la sanità ?
Chi ha messo in mano a cinque o sei famiglie di palazzinari locali la nostra città?
Chi ha svuotato i Partiti della loro funzione democratico di rappresentanza frantumandoli e facendoli diventare comitati d’affari?
Chi invece di promuovere e  governare i processi di crescita economica e  sociale di Rieti esercita il potere in modo padronale e clientelare?
E cosa c’entra (almeno spero) l’eventuale tuo progetto per Rieti con quello di Belloni?
Rappresentate gli stessi interessi?
Ognuno sceglie la compagnia che preferisce e figurati se a me meraviglia il tuo sodalizio con Belloni. Che anzi può essere una cosa umanamente bella.
Ma questo vale nei rapporti personali non in quelli politici. Perché se il rapporto è politico e si traduce in un comune progetto vuol dire che o l’uno ha ceduto le proprie ragioni all’altro oppure che ci si muove nel campo ambiguo della neutralità.

E allora Proietti che c’entri tu, il tuo, il nostro mondo, con Belloni ed il suo mondo?
Ovviamente per noi comunisti non può esistere la neutralità che, in nome del buon senso conformista, è l’alibi per giustificare ogni cedimento ideologico e culturale.
A meno che tu, caro Franco, non faccia parte della schiera infinita che ritiene che “la crescita economica e sociale, la sanità, la scuola e l’università, la giustizia, la mobilità etc… non sono né di destra né di sinistra” come ormai ci ripetono coloro che hanno perso il significato della propria cultura e della propria visione della società.

Nel caso la domanda che ti pongo è: tanto ha scavato nelle coscienze l’egemonia liberista se uno come te, segretario per un decennio del PCI  reatino,  parlamentare per tre legislature con il PCI,
aderisce con tanta leggerezza a questi luoghi comuni qualunquisti, demagogici ed antipolitici?
Credo alla tua buona fede e non penso che tua abbia voluto offendere né il PDCI né i suoi dirigenti locali e nazionali, ma per favore, cerchiamo di intenderci sulle oligarchie.

Non credi che gli oligarchi siano quello che, nemmeno con le proprie forze ma con il potere che apparterebbe al popolo e attraverso la distribuzione di prebende e privilegi,  comprano partiti o loro pezzi, li corrompono, li svuotano di significato, di valore morale e del loro ruolo democratico?
Oligarchi sono quelli che blandendo o leccando il sedere a qualche potentato locale cercano di raccogliere le briciole degli avanzi che cadono dalle tavole imbandite di lor signori.

Oligarchi sono quelli che, ricchi o meno di risorse ma sicuramente miseri moralmente, fanno anticamera con il cappello in mano presso i potenti per un predellino nei salotti buoni nostrani, o per un trafiletto che giornalisti (giornalisti?) al soldo di potenti non negheranno mai, o per una poltrona (o poltroncina) in qualche fondazione bancaria o in qualche consiglio di amministrazione.
Le oligarchie, caro Proietti, non albergano nei Partiti dei lavoratori, nei Partiti Comunisti, nel PDCI, dove l’essere pochi è il risultato di quella desertificazione della coscienza di classe operato dall’egemonia neoliberista ma anche dal cedimento di chi avrebbe dovuto lottare per difendere la propria cultura e la propria visione della storia e dello sviluppo sociale.

E l’essere in pochi non si traduce in potere di pochi, ma significa invece impegno faticoso, lavoro e sacrifici senza gloria, rigore morale ed intellettuale, disciplina, operare tra mille difficoltà, senza risorse economiche per cercare di ricostruire una coscienza di classe  e spostare in avanti i rapporti di forza per il riscatto del mondo del lavoro e dei ceti più deboli.

Per molti di noi, per chi non si piega davanti al padrone ed ha la forza morale e la voglia di lottare dalla parte dei lavoratori, per replicare alle dure lezioni della storia, con la consapevolezza che questa si dipana nel processo di miglioramento della società con la forza della dialettica e del conflitto delle classi, questo significa essere ancora comunisti.
Qualcuno, tropp
i, l’hanno dimenticato. Non ci fa piacere,  ci addolora.
Ma per favore rispetto.
Altro che oligarchi caro Proietti.