Al centro delle proteste il processo di “clinicizzazione” avviato dal Direttore Generale della ASL di Rieti che prevede la sostituzione dei Direttori di 10 Unità Operative (9 Complesse ed 1 interdipartimentale) dell’Ospedale di Rieti con Medici Universitari nominati di concerto dal DG della ASL di Rieti e dal Rettore della Sapienza, senza espletamento di concorsi pubblici. I medici dell’Ospedale di Rieti e le organizzazioni sindacali sollevano interrogativi cruciali a cui la cittadinanza ha diritto di risposta: in che modo la sostituzione dei primari ospedalieri con Medici Universitari che non hanno espletato concorsi nel SSN ed il conseguente blocco delle carriere dei Dirigenti Medici, dovrebbe risolvere la carenza di organico e aumentare la qualità dell’assistenza? Quanti nuovi professionisti arriveranno realmente a Rieti e con quali tempi? Quale attività assistenziale aggiuntiva garantiranno concretamente?
Nei reparti in cui il processo di “clinicizzazione” è già iniziato i risultati mostrano forti criticità: la presenza fisica dei docenti universitari è ridotta a causa dei doveri di didattica e ricerca con conseguente riduzione della loro disponibilità diretta per i pazienti, dell’attività assistenziale e dell’efficienza dei reparti, senza contare che ad alcuni di loro viene concesso di svolgere la loro attività a distanza. Nel frattempo medici ospedalieri esperti si sono già dimessi, e non perché scelgano di rientrare a Roma per motivi logistici, come la Direzione Strategica della ASL continua a sostenere attraverso gli organi di stampa, ma perché hanno visto limitate le loro possibilità di valorizzazione ed autonomia professionale e la cancellazione delle prospettive concorsuali.
57 MEDICI HANNO GIA’ CHIESTO FORMALMENTE CHE L’INGRESSO DELL’ATENEO SIA UN PERCORSO D’INTEGRAZIONE TRASPARENTE E CONCORDATO E NON UN PROCESSO AUTORITARIOO CON NOMINE EFFETTUATE SENZA CHIARE PROCEDURE DI VALUTAZIONE.
Del resto la tutela degli ospedalieri è di così grande rilievo che è stata prevista nella preintesa al nuovo C.C.N.L. 2025/2027 firmata il 7 ottobre u.s., concordata fra tutte le parti in causa. Non è in discussione il valore dell’Università, della didattica e della ricerca scientifica, che già oggi supportiamo sul campo, chiariscono i firmatari che sono più della metà della forza lavoro dell’Ospedale. L’ingresso dell’Università deve permettere una crescita equilibrata di entrambe le componenti, universitaria ed ospedaliera, a solo vantaggio dell’utenza Una” clinicizzazione” così attuata compromette invece non solo la crescita del personale già in servizio che senza possibilità di progressione si vedrà costretto a valutare altre scelte professionali, ma anche e soprattutto la qualità dell’assistenza agli utenti. E’ un attacco alla democrazia a favore di una gestione autoritaria e nebulosa della cosa pubblica.
I medici e le organizzazioni sindacali chiedono alla Regione Lazio e alla Direzione Generale della ASL di Rieti il rispetto delle norme previste dal CCNL, lo svolgimento di regolari concorsi per l’attribuzione degli incarichi dirigenziali, trasparenza, valorizzazione delle professionalità e dI chiarire pubblicamente quale sia il reale progetto assistenziale, quanti nuovi medici verranno impiegati nell’ospedale, quali benefici misurabili siano previsti per i cittadini. I professionisti del San Camillo de Lellis difendono un principio che va ben oltre le singole posizioni professionali.Il confronto si preannuncia serrato : nei prossimi giorni i medici renderanno note le ulteriori criticità emerse per tutelare il diritto dei cittadini a una sanità pubblica efficiente, trasparente e universalistica, nel rispetto dell’articolo 32 della Costituzione. Così nella nota ANAAO-ASSOMED, FASSID, Federazione CIMO-FESMED, FP CGIL MEDICI E DIRIGENTI S.S.N., UIL FP









