“Si mescolano senso di abbandono e memorie vive. Per il decennale la popolazione pare vivere un misto di commemorazione emotiva e rivendicazione”. A parlare a Famiglia Cristiana è monsignor Vito Piccinonna, Vescovo di Rieti, intervistato in occasione dei 10 anni dal sisma che colpì il Centro Italia nella notte tra il 23 e il 24 agosto, cui il settimanale dedica la storia di copertina. Il prelato denuncia lo scarto fra narrazione sulla ripresa e percezione della popolazione che, per quasi la metà degli allora sfollati – 20 mila su 41 mila – vive ancora nelle Soluzioni abitative di emergenza: “La ricostruzione è certamente complessa ma c’è rabbia per una serie di soluzioni ritenute possibili, ma non realizzate, nonostante le importanti risorse destinate alla ricostruzione – racconta il vescovo – la vita concreta porta a porre l’accento su quanto manca, perché ciò incide sulla vita reale più di quanto non facciano i cantieri visibili”.
Sentimenti che si accentuano con l’avvicinarsi della ricorrenza del decennale: “Ciò che sembra emergere è il senso di rassegnazione. In tanti anni per molti è cambiato poco”. Da sempre accanto a loro c’è la Chiesa. Sacerdoti, religiose, parrocchie che fin dal primo momento sono stati accanto alla popolazione per offrire quella speranza che in molti sembra vacillare: “La nostra presenza non è mai venuta meno, con marce e modalità diverse – illustra mons. Piccinonna – sin dai primi giorni dell’emergenza, anche in maniera più attiva e grazie all’aiuto economico di Caritas italiana e tanti benefattori”. Accanto alle difficoltà, il territorio continua a mostrare segni di resilienza: tra cantieri ancora fermi, prefabbricati comunali e servizi essenziali da reinventare, Famiglia Cristiana racconta le molte comunità non hanno mai smesso di organizzarsi. Ad Accumoli, ad esempio, i volontari garantiscono trasporti per anziani e persone fragili rimaste nelle SAE, mentre ad Amatrice botteghe e attività artigiane riaprono dove tutto era crollato. A Ussita, iniziative locali e nuove nascite diventano simboli di una ripartenza possibile: come quella della piccola Eva, nata il 29 maggio a Ussita da mamma Martina e papà Valerio. Tuttora abitano in una casa SAE in attesa che venga ultima l’abitazione di Visso: “L’abbiamo chiamata come la prima donna. Non ci aspettavamo fosse accolta in modo così entusiasta, ma ne siamo felici e speriamo ne arrivino altri”. In un territorio così segnato dallo spopolamento, si può davvero ricominciare da un fiocco rosa.
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