Si è conclusa il 7 luglio l’avventura degli Under 14 dell’NPC Rieti/Foresta al torneo di Giulianova, un appuntamento che anche quest’anno ha rappresentato molto più di una semplice competizione sportiva. I ragazzi reatini hanno affrontato questa esperienza portando con sé lo stesso spirito che coach Gioacchino Fusacchia ha saputo trasmettere loro: il divertimento, la crescita prima di tutto umana, la grinta, il rispetto, la sana competizione e, soprattutto, la forza del gruppo. Quest’anno, però, è stata un’avventura diversa. Segnata da una grande assenza. Quella di coach Gioacchino.
La sua mancanza si è sentita profondamente dentro e fuori dal campo. E non soltanto tra i suoi ragazzi. Tante squadre presenti al torneo, abituate negli anni a incontrarlo a Giulianova, hanno notato la sua assenza e hanno chiesto di lui, rimanendo colpite e sorprese nel non vederlo. Un segno semplice ma profondamente emozionante di quanto Gioacchino, con la sua passione, il suo sorriso e la sua umanità, avesse saputo lasciare un ricordo ben oltre i confini di Rieti. A guidare il gruppo in questa importante esperienza è stato coach Paolo Di Fazi, affiancato dal figlio Michael, da Laura Fusacchia e dai due ragazzi dell’Under 17 Lorenzo Massimi e Lorenzo Di Carlo, presenti accanto alla squadra con entusiasmo, disponibilità e un forte senso di appartenenza. Nel solco di ciò che coach Fusacchia avrebbe voluto, Paolo Di Fazi ha saputo custodire e far crescere quello spirito di squadra che rappresenta il cuore di questo gruppo. I ragazzi hanno così affrontato un torneo dal livello tecnico sempre più elevato, confrontandosi con formazioni importanti come Lecce, Olimpia Sanremo e tante altre realtà di grande valore, comprese squadre protagoniste e campioni nei rispettivi campionati regionali. Sfide difficili, avversari forti, partite intense. Ma soprattutto occasioni preziose per crescere. Ed è proprio qui che arriva la vittoria più importante.
Una vittoria che non compare nel tabellone. La squadra, composta da ragazzi nati nel 2012 e nel 2013, è tornata da Giulianova ancora più unita, più forte e più consapevole. I ragazzi si sono sostenuti nei momenti difficili, si sono incoraggiati, caricati a vicenda e hanno condiviso fatica, emozioni, sorrisi e adrenalina. Hanno dimostrato che una squadra vera non si misura soltanto nei risultati, ma nella capacità di restare insieme e di non lasciare indietro nessuno. A vivere questa esperienza per il gruppo dei 2012 sono stati Tommaso Bartolomei, Filippo Maoloni, Lorenzo Manciocchi, Daniele Colasanti, Gabriele Mareri, Leonardo Micheli e Francesco Carotti.
Accanto a loro Pietro Chinzari e Alessandro Miarelli, che nonostante gli infortuni hanno voluto condividere l’esperienza con i compagni. Una presenza importante, perché esserci anche quando non si può scendere in campo significa sentirsi davvero parte di una squadra. Non hanno invece potuto essere fisicamente presenti per motivi personali e familiari Giuliano Silvestri e Giorgio Petrongari, ma la loro appartenenza al gruppo non è mai venuta meno. Perché una squadra è fatta anche di legami che restano forti oltre una singola partita o un singolo torneo. Fondamentale anche il contributo dei ragazzi del 2013: Simone Biondi, Gioele Giovannelli, Giorgio Ciccaglioni, Matteo Fraumeni e Gioele Deli, che hanno affrontato questa esperienza con entusiasmo, coraggio e voglia di crescere, mettendosi alla prova in un contesto competitivo di alto livello. Con loro anche Mattia Marchetti, fermato da un infortunio ma pienamente parte del cammino della squadra.
Chi ha giocato, chi ha incitato, chi era infortunato ma ha voluto esserci e chi non ha potuto partecipare fisicamente: tutti squadra, nessuno escluso. Ed è forse proprio questo il significato più bello dell’esperienza di Giulianova. Vedere ragazzi di annate diverse diventare sempre più gruppo. Vederli sostenersi, incoraggiarsi, reagire insieme alle difficoltà e moltiplicare l’entusiasmo nei momenti belli. Perché lo sport, quando è vissuto così, insegna qualcosa che va ben oltre un canestro segnato, una vittoria o una sconfitta. Insegna a esserci per gli altri, a rialzarsi, a rispettare l’avversario e a comprendere che nessuno cresce davvero da solo.
Un ringraziamento particolarmente sentito va agli organizzatori del torneo, Giovanni Montuori, Andrea Casasola e Sandro Di Salvatore, per l’ospitalità, la professionalità e soprattutto per l’affetto con cui hanno accolto ancora una volta la nostra società e le nostre squadre. Un grazie speciale anche per il bellissimo gesto della targa dedicata a coach Gioacchino consegnata al figli nella finale per il primo posto dell’under17: un ricordo che porteremo sempre con noi. La loro disponibilità, la cura dedicata a ogni dettaglio e la capacità di far sentire tutti parte di qualcosa di speciale hanno reso questa esperienza ancora più significativa. In un’edizione per noi inevitabilmente carica di emozioni e segnata dall’assenza di coach Gioacchino, la loro vicinanza e la loro sensibilità hanno avuto un valore ancora più profondo. A loro va la nostra gratitudine più sincera, non soltanto per aver dato vita a un torneo di grande livello, ma per il calore umano dimostrato e per averci fatto sentire, ancora una volta, davvero a casa. E in tutto questo, il pensiero per coach Gioacchino non è mai mancato. Anche se non era fisicamente presente, Gio era nella grinta di un ragazzo che non voleva arrendersi, nella mano tesa a un compagno, in un incoraggiamento dopo un errore, in una risata fuori dal campo e negli abbracci della squadra. Perché ci sono allenatori che insegnano schemi, movimenti e fondamentali. E poi ci sono allenatori che lasciano qualcosa che accompagna i ragazzi nella vita. Coach Gioacchino Fusacchia era uno di questi.
L’avventura di Giulianova si chiude così con una consapevolezza importante: questi ragazzi hanno ancora tanta strada davanti, tante partite da giocare e tante esperienze da vivere, ma sono tornati a casa con un gruppo ancora più forte e unito. E forse è proprio questa la vittoria più grande. Continuare a crescere insieme, con grinta, con il sorriso e senza lasciare mai indietro nessuno. Proprio come avrebbe voluto coach Gioacchino.










