“Oggi è il mio ventesimo giorno di sciopero della fame per protestare sul silenzio del Governo circa la mia richiesta di un fondo per i familiari delle vittime di calamità. Nel sisma del 2016 ci sono state 302 vittime causate dalla insufficiente attenzione alla sicurezza del territorio da parte delle istituzioni. Le case crollate che hanno causato le morti non erano adeguate al grado di sismicità di quell’ area e questa negligenza non può essere imputata solo ai proprietari (io e la mia famiglia peraltro vivevamo in affitto). In questi anni la politica, che ho incontrato a tutti i livelli, mi ha fatto tante promesse senza mai trasformarle in fatti concreti. Devo dire, ad onore del vero, che il solo PD (Partito Democratico) ha risposto ai miei appelli presentando, negli anni, una Proposta di Legge, due emendamenti e due quesiti (di cui uno approvato ma senza seguito ed uno, recente, in attesa di risposta dal Governo). Tutti gli altri partiti di Opposizione, pur avendo ricevuto le mie mail, rimangono silenti. Oltre a ciò è doveroso dire che i vari Governi e Commissari non hanno mai inserito i familiari delle vittime nelle numerose ordinanze che riguardavano gli aiuti alla popolazione commettendo una evidente inadempienza e discriminazione nei nostri confronti. Venti giorni di sciopero della fame sono tanti e non facili ma un padre che si è visto portare via un figlio di 22 anni non si può fermare davanti alla propria sofferenza fisica. Ci sono principi che vanno oltre ed il diritto alla vita, sancito dalla nostra Costituzione, senza contare le leggi esistenti sull’applicazione di contributi in favore dei familiari delle vittime di un sisma (Friuli ’76 e Irpinia ’80). Il mio sciopero continua fino a quando questo Governo non darà un segnale concreto alla mia richiesta che, lo ricordo, è un diritto di tutti perché a tutti potrebbe succedere ciò che è capitato a noi. Si va avanti”. Così nella nota Mario Sanna




