Il progetto ALTER EGO, presentato dal Teatro Rigodon per il bando Teatro Urbano e Sociale, è stato selezionato dal Ministero della Cultura, tra le prime 25 proposte in Italia. Il progetto, sostenuto dal Ministero, dal Comune di Rocca Sinibalda e dalla Regione Lazio, sarà un lavoro artistico sviluppato in parallelo: un laboratorio di teatro sociale nel paese di Vallecupola, piccolo centro dell’Appennino in provincia di Rieti, e un laboratorio teatrale per detenuti precauzionali nella Casa Circondariale di Rieti. I due gruppi lavoreranno separatamente sviluppando drammaturgie e azioni sceniche che avranno un tema comune e verranno successivamente rielaborate e contestualizzate.
Durante il percorso, grazie alla mediazione degli operatori di Teatro Rigodon, ci sarà uno scambio di tracce di lavoro e materiali drammaturgici, che alimenterà un processo di costruzione condivisa anche se nella distanza fisica. Tutto ciò per arrivare alla ‘forma’ finale con la comunità del paese che presenterà il proprio lavoro all’interno del carcere per poi assistere alla messa in scena dei detenuti che, oltre a presentare il proprio lavoro, potranno fruire di un video documentario realizzato durante la presentazione nel paese. Con questa scelta, il carcere e il piccolo centro dell’entroterra appenninico andranno a configurarsi come realtà analoghe di margine e confinamento. La figura dell’Alter ego diventa quindi dispositivo simbolico e drammaturgico per riflettere sull’identità individuale e collettiva, sul limite e sulla possibilità di trasformazione. Il progetto costruisce così uno spazio di rispecchiamento tra due comunità simili e diverse, che attraverso il teatro interrogano i propri confini e aprono nuove possibilità di relazione. Il teatro quindi inteso e voluto come spazio di attraversamento, capace di generare visioni condivise e di interrogare, attraverso l’arte, quali forme di libertà siano possibili nei luoghi marginali. La qualità artistica del progetto risiede nella ricerca che Teatro Rigodon porta avanti da anni, sia nel carcere che con azioni culturali in piccoli paesi italiani ed europei, affinando sul campo la propria capacità di coniugare una pratica teatrale coerente e riconoscibile con un’azione culturale profondamente radicata in contesti marginali.












