L’8 marzo, Giornata Internazionale della Donna, è anche per il nostro territorio un’occasione di riflessione collettiva e di responsabilità condivisa. È il momento per riconoscere il valore quotidiano delle donne: nella famiglia, nel lavoro, nelle istituzioni, nella scuola, nell’impresa e nel volontariato. La loro presenza e il loro impegno sono la base della crescita sociale, culturale ed economica dell’intera provincia. Questa ricorrenza non può ridursi a una celebrazione formale. Deve aiutarci a rinnovare l’impegno per garantire parità di diritti, pari opportunità e pieno rispetto della dignità di ogni donna. È un lavoro che riguarda tutte e tutti: istituzioni, comunità, imprese, famiglie. C’è però un aspetto che non possiamo ignorare. Nel nostro territorio esistono ancora molte situazioni di difficoltà, violenza e discriminazione che non riescono a emergere. Donne che non riescono a denunciare, che non trovano la forza o le condizioni per farlo. Donne che vivono nel silenzio per paura, solitudine, dipendenza economica o per mancanza di informazioni. A loro, oggi più che mai, dobbiamo far sentire la nostra vicinanza. Ribadiamo un principio chiaro e non negoziabile: nessuna forma di violenza è tollerabile. La violenza fisica, psicologica, economica o sociale non è un fatto privato, ma un problema della comunità. Ogni donna che soffre in silenzio è una responsabilità che riguarda tutti.
Come Consigliera di Parità della Provincia di Rieti rinnovo il mio impegno quotidiano per contrastare ogni discriminazione e promuovere politiche attive che mettano davvero la donna al centro della vita pubblica e privata. Continueremo a lavorare per rafforzare le reti territoriali, sostenere i percorsi di denuncia, favorire l’autonomia economica e garantire che nessuna donna si senta sola. Che l’8 marzo sia, per tutte e tutti, non solo un simbolo, ma un invito a trasformare le parole in azioni. Un invito al rispetto, all’ascolto e alla responsabilità. Un invito ad aprire gli occhi sulle tante storie che ancora non vengono raccontate. Così nella nota Anna Elisa Pace




