“Le province d’Italia e le Città Metropolitane (come vengono chiamate oggi alcune Province delle grandi città dopo la riforma Delrio) sono 110. Per numero di abitanti Roma e Milano rispettivamente si collocano ai primi due posti, mentre quella di Rieti è collocata al 103° posto! Ma conquista il primato nella retribuzione dei Segretari/Direttori Generali. Difatti dal sito istituzionale della Provincia di Rieti si apprende che il Segretario/Direttore Generale nell’anno 2024 ha avuto un compenso lordo di Euro 211.828,49 (oltre 410.000.000 di lire del vecchio conio).
Il Segretario/Direttore Generale di Roma Capitale nel 2024 ha avuto un compenso lordo di Euro 201.880,04 e il Segretario/Direttore Generale di Milano ha avuto un compenso lordo di Euro 163.352,13. Facciamo fatica a pensare, e ancora meno a credere che un piccolo Ente che demograficamente “gestisce” poco più di 150.000 abitanti, possa essere chiamato ad affrontare incombenze e/o problematiche superiori a chi è chiamato a lavorare per milioni di persone. Praticamente a Rieti, a parte la Fiera del peperoncino, non ci facciamo mancare niente: una delle province più piccole che paga lautamente i vertici amministrativi. E pensare che alla fine dell’ottocento molti abitanti di Rieti emigrarono in America per cercare la fortuna mentre, dopo un secolo, qualcuno ha trovato l’America all’interno dell’ente Provincia. Sappiamo anche che per eguagliare la retribuzione del Segretario/Direttore Generale la somma delle retribuzioni di sette funzionari non basta, come non basta la somma di retribuzioni di dieci cantonieri (Sic!). Una vergogna! Come non ricordare che il primo atto della Presidente Cuneo fu quello di aumentare del 50% l’indennità del D.G. e pochi mesi dopo la stessa Presidente Cuneo assunse la deliberazione n. 85/2023 con la quale venne disposto un taglio al salario accessorio dei dipendenti per € 37.878,18 annui per 6 annualità.
Delibera impugnata dalle Organizzazioni Sindacali per cui oggi vi sono due cause pendenti presso il tribunale di Rieti, Persiste lo stato di agitazione proclamato nel mese di ottobre 2023 che portò allo sciopero a cui partecipò oltre l’80% dei dipendenti! La vicenda lascia l’amaro in bocca al pensiero di simili retribuzioni, per carità legittime, ma scandalose. Paolo Borsellino disse: “A fine mese, quando ricevo lo stipendio, faccio l’esame di coscienza e mi chiedo se me lo sono guadagnato”. Basti pensare a quanti disoccupati vi sono nella nostra provincia e quante famiglie non arrivano a fine mese con i miseri stipendi percepiti. Ma in certi lidi, oltre a proclami e presenzialismi non si pongono tra gli obiettivi da perseguire e raggiungere quello di garantire rispetto e dignità eticamente e moralmente nobili per tutti. Ma tanto basta per il doveroso diritto di informazione e trasparenza. Il resto è tutto chiacchiere e distintivo”.
Così nella nota il Segretario Generale della UILFP, Valter De Santis