Una mattinata intensa quella del 30 marzo, nella palestra del Liceo Classico Terenzio Varrone dell’I.I.S. Carlo Jucci, dove gli studenti hanno incontrato il Colonnello Valerio Marra, Comandante Provinciale dei Carabinieri di Rieti, e la giornalista d’inchiesta Federica Angeli, testimone della lotta alle mafie, sotto scorta da 13 anni. L’incontro moderato dalla giornalista Sabrina Vecchi, non è stato la solita assemblea d’istituto. Niente brusio di sottofondo, niente smartphone accesi tra le mani dei ragazzi; il silenzio è diventato una forma di rispetto quando la legalità ha smesso di essere un concetto astratto per prendere il volto di chi la difende ogni giorno, con la divisa o con la penna.
Ospiti d’eccezione di questa mattinata dedicata al valore della scelta sono stati il Colonnello dell’Arma dei Carabinieri che dirige il Comando Provinciale di Rieti dal 2023 e una giornalista che, da anni, vive sotto scorta per le sue inchieste sulla criminalità organizzata nella provincia romana. Due prospettive diverse con un unico messaggio: la legalità non è un peso, ma l’unica condizione per essere davvero liberi. Il Colonnello ha aperto l’incontro con un intervento diretto, lontano dai tecnicismi. Ha parlato di prossimità, spiegando come il lavoro dell’Arma non sia solo repressione, ma soprattutto prevenzione e ascolto. Rivolgendosi ai ragazzi, futuri cittadini, ha sottolineato l’importanza di non voltarsi dall’altra parte perché la legalità comincia nei piccoli gesti quotidiani, nel rispetto delle regole che ci diamo come comunità. Momento toccante è stato la testimonianza della giornalista Angeli, una donna, una madre e una scrittrice, che ha scelto di testimoniare contro la mafia ostiense pur di continuare a guardare, con gli occhi di chi ha fatto della legalità il proprio valore di vita, i suoi figli.
Raccontare la realtà dei fatti in territori difficili come quello di Ostia le è costato la libertà personale, costringendola a una vita sotto protezione. La scorta dunque non come un privilegio, ma come prova che le parole fanno paura a chi vive nell’ombra. Il suo racconto, vero, senza orpelli linguistici, ha trasformato il concetto di legalità in una scelta necessaria e quotidiana di onestà seppur piena di conseguenze dai risvolti che cambiano per sempre la vita di una donna e di una famiglia. Numerose le domande poste dai ragazzi e moderate dalla giornalista Sabrina Vecchi che hanno spaziato dal ruolo delle forze dell’ordine nel territorio alla paura di una donna e di una madre. Ne è emerso un dibattito vivo, segno che il mondo classico, così attento all’etica e alla polis, sa dialogare perfettamente anche con la contemporaneità e misurarsi con la legalità in vista di una cittadinanza attiva e consapevole. L’assemblea si è conclusa con un applauso, tante foto e firma del libro più noto della giornalista, ma la sensazione è che il vero lavoro inizi ora, fuori da scuola nella vita di ciascuno dei presenti.












