A Nazareno Strampelli non venne assegnato il Premio Nobel perché, prima la guerra eppoi l’affannoso periodo della ricostruzione, non ne permisero la dovuta segnalazione alla competente Fondazione Nobel. La sua figura di scienziato e genetista mondiale resta, comunque, sempre di alto livello e di ammirazione in tutto il mondo dove ancora oggi sono alte le percentuali dei grani prodotti da Nazareno Strampelli che vengono seminati, in particolare la varietà “Senatore Cappelli”. Oggi, non è affatto giusto che a Nazareno Strampelli non sia stato ancora riconosciuto alcun merito nonostante quanto egli abbia fatto per tutta l’umanità. Fino ad oggi, l’abbandonato istituto di Campomoro non è stato affatto considerato per quello che effettivamente merita e che rappresenta nella storia dell’umanità tanto da programmarne, all’inizio degli anni 2000, una futura destinazione a stazione della Guardia Forestale e per ultima nel 2016 ad una rinascita agroalimentare con un centro di ricerca dell’olio, a sfregio della presenza di centinaia di teche in vetro che contengono spighe e grani utilizzati da Nazareno Strampelli nelle sue ricerche, preziosa ed unica testimonianza nella storia universale dell’agricoltura. Iniziative che avrebbero decisamente mortificato se non addirittura annullato l’essenza stessa dell’eredità scientifica e morale lasciata da Nazareno Strampelli. Alle SS. LL. non si chiede niente di particolare: soltanto il rispetto per l’uomo del grano, facendovi vettore nel definire e dichiarare l’istituto di Campomoro, ex sede dell’Istituto Sperimentale per la Cerealicoltura come, giustamente lo è: “Casa Madre della Rivoluzione Verde”. Non tralasciando il fatto che i laboratori utilizzati dallo Strampelli, decisamente rinnovati, potrebbero ancora oggi essere riutilizzati per la ricerca nel campo della cerealicoltura all’insegna del tanto richiesto marchio “Qualità”. Tito Cheli


