“Da qualche mese, le testate locali sembrano trasmettere un documentario naturalistico: non più germani e oche lungo il Velino, ma un fenomeno ben più raro, la proliferazione spontanea dell’auto in sosta creativa. Curiosamente, l’unica specie che pare non essersi accorta di questo singolare ecosistema è proprio l’amministrazione comunale deputata a governare le dinamiche che regolano il sistema.Sia chiaro: nessuno mette in discussione i lavori, necessari e sacrosanti. I disagi fanno parte del pacchetto, come la sorpresa nell’uovo di Pasqua. Il problema è che, nel frattempo, Rieti sembra aver fatto un upgrade non richiesto: da città a enorme “parking land”, dove il concetto di parcheggio è diventato, diciamo elastico. Marciapiedi e strisce? Elementi decorativi, tipo arredo urbano. Passaggi pedonali? Tinteggiati con inchiostro simpatico. Si dirà: colpa dell’inciviltà di alcuni. Vero.
Ma quando l’inciviltà smette di essere “alcuni” e diventa quasi folklore cittadino, forse sarebbe il caso di tirare fuori dal cassetto non solo il buonsenso, ma anche qualcosa di rivoluzionario: far rispettare le regole. E invece, niente. Si preferisce un approccio più filosofico. Parole come ‘sperimentazione’volano nell’aria, probabilmente per studiare nuove teorie urbanistiche: tipo ‘la sosta quantistica’, in cui l’auto è contemporaneamente parcheggiata bene e male, finché non arriva il vigile (che però, spoiler, spesso non arriva).
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La sensazione generale? Che si sia ormai scelto il metodo dello struzzo evoluto: non solo testa sotto la sabbia, ma sabbia anche nei parcheggi, così si confonde meglio il tutto. D’altra parte, affrontare il problema richiederebbe fatica. Molto più semplice, e decisamente meno stressante, è praticare l’antica arte del “non vedo, non sento, non multo”. Questa la situazione dei parcheggi in via dei Tigli zona Città Giardino” – conclude Fabio. LA REDAZIONE DI RIETINVETRINA È A DISPOSIZIONE PER EVENTUALI REPLICHE




