Macchine infernali, come schegge impazzite invadono, da più di un anno, le strade della Città, creando disagi inenarrabili agli ignari pedoni ed agli automobilisti. Come non ricordare un incidente di qualche mese fa, dove delle transenne, evidentemente non ben posizionate, si sono abbattute su una macchina parcheggiata, distruggendola completamente. Questo episodio può essere considerato rappresentativo dei disagi, delle brutte avventure, della stanchezza e dello scontento di noi cittadini. In questa Città messa a ferro e fuoco, una domanda diventa corale: siamo veramente contenti di tutti questi lavori? E’ stata veramente riqualificata Rieti nel suo patrimonio culturale, storico, artistico? Un tempo il centro storico era lastricato di sanpietrini, che accomunavano Rieti ad altre città papaline, dove queste vestigia del passato sono rimaste a loro posto; a nessuno infatti è mai venuto in mente di poterle rimuovere. Anche se usurati dal tempo e dal traffico, i nostri sanpietrini potevano sempre essere restaurati, al pari di chiese, palazzi, fontane. Anni fa invece si preferì sostituirli con una diversa e più moderna pavimentazione, che attualmente è stata rimossa da ruspe e picconi per sostituirla con una ancor più nuova. Fino a quando durerà? Se lo chiedono sconsolati i cittadini, stanchi di tutto questo fare e disfare. Altre vie limitrofe al centro storico, altri quartieri, sono stati “tirati a lucido” e dotati di nuovi marciapiedi. Se prima la Città ne era sprovvista ora ce ne sono anche troppi per una cittadina i cui abitanti preferiscono spostarsi con la macchina. Dove sono infatti tutti questi pedoni, tutti questi cittadini desiderosi di camminare a piedi? Inoltre questi marciapiedi così larghi, come se ci dovesse passare una intera carovana, hanno provocato un ristringimento della carreggiata, causando una notevole congestione del traffico, soprattutto nelle ore di punta. Molti ne hanno anche notato la mancanza di omogeneità nella progettazione, nella forma e nei materiali usati. In alcuni lo scalino per accedervi è troppo alto per chi ha problemi ortopedici; in altri la propaggine troppo allungata e a punta costituisce un serio problema per gli pneumatici delle macchine. Altri ancora sono inframezzati da delle strisce di terra che rimandano a delle ipotetiche aiuole. Ma quanti giardinieri occorrerebbero per la manutenzione? In attesa di capire a cosa siano preposti questi spazi, molti hanno preso l’iniziativa di mettere a frutto la spesa fatta, considerandoli grossi contenitori di lattine e bicchieri di plastica, sparsi un po’ ovunque. Altra difformità si registra nei parcheggi delle macchine, designati in alcune strade da normale segnaletica, mentre in altre vie sono eleganti mattoncini a designarne il parcheggio. La totale mancanza di omogeneità ed armonia che si evidenzia nella progettazione ed esecuzione di questi lavori, mi fa pensare ad una orchestra privata del suo direttore, in cui gli orchestrali, incapaci di offrirci l’armonia di una sinfonia, producano solo suoni stridenti con strumenti non accordati. E che dire di Città Giardino? Si può ancora chiamare così quel quartiere vicino al Fiume, che offriva ristoro all’ombra dei suoi alberi, del suo verde? Accanto ad alcuni pini “pericolosi” a detta degli esperti, sono stati abbattuti troppi alberi che non sono stati sostituiti con altrettanti degni di questo nome. Una colata di cemento, un trionfo di mattoni e mattoncini sembra caratterizzare il quartiere, che non si riconosce più. Siamo green, sempre più green, peccato che ci siamo solo dimenticati degli alberi, del verde. Rispolverando l’antico detto “Quod non fecerunt barbari, facerumnt Barberini” possiamo, con diritto, affermare che a Rieti ciò che non ha fatto il 110, lo sta facendo il PNRR. Esso doveva servire per creare sviluppo, lavoro, ricchezza meglio distribuita e ci chiediamo perplessi: tubi, marciapiedi, sinfonie di mattoni e mattoncini, che c’entrano con le finalità dei soldi erogati? I conventi francescani, racchiusi nella nostra vallata, ci ricordano che la nostra terra, fulcro di grande spiritualità nel Medioevo, è stata solcata da san Francesco. Come allora non inserire Rieti nel circuito di un turismo religioso come Assisi, con contatti diretti con la cittadina umbra, con la quale presenta uno stretto legame? Molte poi sono le eccellenze presenti nel nostro territorio: le acque termali, l’aeroporto, i laghi, la montagna, ma servono infrastrutture, collegamenti per valorizzarle. Fonte Cottorella viene anche citata da Indro Montanelli nel suo libro “Storia di Roma” quando racconta che l’imperatore Tito Flavio Vespasiano, che era nato a Rieti, vi tornava spesso per ritrovare i suoi amici di gioventù, fare con loro una battuta di caccia alla lepre, mangiare i fagioli con le cotiche e bere l’acqua di Fonte Cottorella. La cinta muraria di Rieti, con la sua meravigliosa merlatura guelfa, racchiude inoltre, come in una nicchia, gioielli architettonici di inestimabile valore, affreschi cinquecenteschi, chiostri, chiese, palazzi testimoni di un passato glorioso che si potrebbe far rivivere e far conoscere con competenza e amore.
Maria Grazia Carrozzoni
















