POLO DELLA LOGISTICA: NON PIANGE SOLO LA SABINA, MA TUTTA LA PROVINCIA DI RIETI

Bruno Pescetelli

In riferimento al progetto del Polo della logistica di Passo Corese, nei giorni scorsi, il signor Sandro Mancini, coordinatore del circolo Legambiente della bassa sabina ha fatto propria una scritta anonima posta su un fabbricato vicino al cantiere Asi: “Polo della logistica tumore della sabina. La terra piange”.

Rispondono il segretario generale della Cisl di Rieti Bruno Pescetelli e il segretario generale della Filca Francesco Agostini:

“Dire che la sabina piange è una bugia. Perché a piangere è tutta la provincia di Rieti!

Piangono i tanti giovani che da anni non riescono a trovare un posto di lavoro e per questo sono costretti ad abbandonare la propria terra e i propri affetti.

Piangono i lavoratori che in queste ore stanno lottando per non perdere il posto di lavoro e quelli che lo hanno invece perso già da tempo.  Piangono i cassaintegrati, che vivono un’esistenza di incertezze sempre alla spasmodica ricerca di una via d’uscita che non arriva mai.

Piange, il nostro territorio, per una classe politica mediocre. Incapace di trovare risposte chiare in grado di ridare speranza ad una popolazione stanca di sentirsi presa in giro con promesse non mantenute.

Si fa un gran parlare del futuro della provincia di Rieti. Se resterà tale o verrà abolita.  E a quali equilibri istituzionali ci dovremo piegare. 

Ma di una cosa non si parla (o non si vuol parlare). Per risalire la china. Per non sprofondare nel baratro in cui siamo purtroppo caduti, bisogna puntare su  uno sviluppo che abbia come obbiettivo principe una progressiva crescita demografica in grado, già da sola, di garantire occupazione in settori strategici del nostro tessuto economico (vedi la scuola che sempre più soffre di carenza di materiale umano).  

Spingere sulla crescita demografica. Ecco cosa servirebbe al nostro territorio per renderlo appetibile e in grado di attrarre la fiducia dei grandi investitori. Proprio come accadde a cavallo tra gli anni 30 e 50 con la Snia Viscosa, ma anche con altre realtà produttive come lo Zuccherificio e la Montecatini. Quelle aree industriali cittadine (oggi dismesse) su cui si sta cercando, seppur con ritardi incomprensibili, di attuare una riconversione in grado di renderle ancora una volta il fulcro dell’attività culturale e imprenditoriale del capoluogo.

Quei ritardi incomprensibili che stanno minando anche il Polo della logistica di Passo Corese che in questi giorni è tornato d’attualità con la riunione organizzata dall’Asi, seguita da alcune polemiche innescate da gruppi sparuti di pseudo ambientalisti a cui tutto sembra stare a cuore tranne l’ambiente in cui dovrebbe sorgere il progetto.
Altro che impatto ambientale come vanno farneticando alcune associazioni ambientaliste!

Il vero scempio sulle Aree è stato perpetrato dal 1984 al 1991 con scavi  sospetti e ingiustificati movimenti di terreno, nel silenzio  totale, anche di  quelli che oggi gridano allo scandalo.

Non possiamo non ricordare loro, alle famiglie che guardano con apprensione  il futuro dei propri figli, ai reatini che hanno perso il posto di lavoro e ai tanti che purtroppo lo stanno perdendo, che quanto si sta attuando a Passo Corese porterà circa 2000 posti di lavoro di cui 1000 saranno di nuova occupazione, senza contare il numero di lavoratori edili (oltre 40), che da alcuni mesi sono impegnati nel progetto e di quelli che si andranno ad aggiungere, nelle fasi successive del progetto.

Un’occasione di sviluppo per l’intera provincia di Rieti, quella del Polo della logistica, che non possiamo farci sfuggire come qualcuno vorrebbe.

Come affermato in altre occasioni si tratta di poteri economici forti e trasversali, che da alcuni mesi stanno agendo per deviarne gli effetti  benefici su siti extraprovinciali, facendo leva sul momento di stallo in cui si trova il progetto e non ultimo, sulle grida insensate degli ambientalisti.
Per questo ci 
chiediamo se esiste una correlazione tra chi, seppur con motivazioni diverse,  almeno apparentemente, vuole il blocco del progetto e la chiusura dei cantieri”.

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