PESCETELLI DENUNCIA LA MANCANZA DI SICUREZZA AL DE LELLIS

Cisl Rieti“Il reparto Diagnosi e cura del De Lellis è allo sbando, senza alcun controllo da parte del suo responsabile e fuori legge per norme di sicurezza. Se l’Azienda sanitaria locale non vi metterà immediatamente mano saremo costretti, come è accaduto in passato, a denunciare tale stato alla Procura della Repubblica”.

 
Questo è quanto afferma il segretario generale della Ust-Cisl di Rieti Bruno Pescetelli all’indomani dell’incendio divampato nel reparto per mano di una paziente ricoverata in Tso (trattamento sanitario obbligatorio).
 
“Inutile nascondersi. Quanto accaduto –spiega Pescetelli- poteva trasformarsi in tragedia. Il reparto infatti non solo è privo delle più elementari norme antincendio, ma è dotato di una sola via di fuga, chiusa a chiave, mentre molte finestre sono provviste di sbarre che ne limitano l’apertura. Non esiste ne una seconda porta d’emergenza ne, una scala antincendio. Se lunedì scorso le fiamme si fossero propagate all’intera struttura, i pazienti ricoverati avrebbero davvero rischiato la vita perché intrappolati dentro le proprie stanze senza possibilità di uscita.  Ciò che sconcerta è che lo stato in cui versa la struttura ospedaliera si protrae ormai da anni senza che nessuno, dai vertici aziendali al responsabile del dipartimento di salute mentale Roberto Roberti se ne occupino. Un atteggiamento irresponsabile che mette a rischio la vita del personale medico ed infermieristico che vi opera e non ultimo, dei pazienti ricoverati”.  
 
1) Una reparto, il diagnosi e cura del De Lellis, vecchio di vent’anni. Vecchio come struttura (intonaci scrostati e sporchi, arredi datati) ma soprattutto come concezione di ricovero e cura.
2) Un reparto in cui i malati sono compressi dentro anguste camere di degenza in una situazione di promiscuità (uomini e donne insieme in stanze ancora da 4 posti letto) che non può essere oltremodo tollerata. 
3) Un reparto in cui i servizi igienici sono totalmente insufficienti (soltanto da qualche tempo ne funzionano 2).
 4) Un reparto in cui il personale è totalmente insufficiente (da 4 infermieri si è passati a turni di 3), nonostante sia arrivato a contenere anche 17 pazienti.
 5) Un reparto che viene utilizzato come “deposito per le emergenze” soltanto perché il Dipartimento di salute mentale non assurge a filtro tra il territorio e l’ospedale. Vale a dire non opera, attraverso i servizi territoriali, quella prevenzione e riabilitazione delle patologie psichiche a cui gli stessi invece sono destinati.
6) Un reparto in cui può capitare che una paziente affetta da depressione venga associata in stanza con una schizofrenica. 
 
Negli ultimi anni la Cisl ha chiesto più volte alla direzione generale della Asl e all’Ufficio tecnico dell’Azienda di intervenire sul reparto con atti concreti tesi ad una ristrutturazione, potenziamento e messa a norma del reparto. Ma ne i primi, ne tanto meno la struttura tecnica diretta da l’ingegnere Marcello Fiorenza si sono mai prodigati per mutare tali gravi carenze.

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