PERILLI: NECESSITA APRIRE UNA ISTRUTTORIA SUGLI SPORTELLI AGRICOLI DI ZONA

Mario Perilli

“Partendo dalle dichiarazioni del presidente della Regione Lazio, Renata Polverini,  rilasciate durante l’ultima seduta di Consiglio,  in merito alle quali nel sul programma elettorale era stata definita l’eliminazione degli Sportelli Agricoli di Zona, devo fare una riflessione di merito. Leggendo le poche righe idi quel programma relative i Saz, non posso non sottolineare come non ci siano alcune specifiche sul taglio di queste, ma solo sul loro ripensamento e sulla riorganizzazione, aspetti sicuramente condivisibile che però non hanno nulla a che fare con quanto fatto, ovvero con la quasi totale cancellazione.

Alla luce di quanto in atto – prosegue Perilli – è sbagliato decidere aprioristicamente il numero degli Sportelli e quindi propongo l’apertura di un’istruttoria che si basi sui dettagli di cose accade presso gli sportelli, dei costi che hanno, delle esigenze dei territori dove sono e  dei carichi di lavoro effettivi.  Da parte nostra c’è piena disponibilità  nel ragionare sulla riorganizzazione, ma questa va fatta con criteri ben precisi e quindi ribadisco la necessità di fare un lavoro preciso che sia poi implementato dai dettagli di gestione dei servizi alternativi che il la maggioranza di centro destra vorrebbe mettere in campo al posto degli sportelli. 

Spero si possa recuperare un confronto – prosegue Perilli – per capire a cosa si arriverà. E poi una proposta: essendo convinto che l’assetto istituzionale della Regione passi per le Province, che non sono per niente inutili, e per le loro competenze, perché non dare a loro settori specifici dell’agricoltura, partendo magari dagli sportelli? Il tutto per dire che non chiudiamo a niente e nessuno e che il mio auguro è quello di arrivare a una nuova fase. Il termine ultimo per trovare un nuovo assetto è quello del 30 giugno e in 4 mesi possiamo fare un lavoro importante per superare un atto deliberativo che comunque non fa l’interesse delle imprese che ad oggi rimarrebbero comunque in estrema difficoltà in quanto permane il fatto che gli agricoltori dovrebbero fare in molti casi oltre 100 km per espletare una pratica. Ragioniamo insieme e al termine capiremo se farne 5, 10, 15 o quelli che saranno”.

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