I Vigili del Fuoco di Rieti sono impegnati senza sosta in una serie di incendi di bosco che si sono sviluppati anche oggi, giovedì 24 agosto, in più punti del territorio provinciale.
Tutt’ora brucia la montagna adiacente la superstrada SR 578 Cicolanense all’altezza dell’uscita per Concerviano e il traffico è regolato sulla carreggiata dalla presenza della Polizia Stradale. Continuano invece le operazioni di spegnimento sulla montagna al di sopra di “Ville Sant’Elia” rese anche qui complesse a causa della zona altamente boscata ed impervia.
A Sant’Elia alcuni animali sono stati spostati dalla loro stalla per metterli in sicurezza.
I Vigili del Fuoco sabini inoltre per tutta la notte saranno presenti anche nei siti di Offeio e sulle montagne sovrastanti l’abitato di Antrodoco oltre che nella Frazione di “Val di Varri” di Pescorocchiano dove proseguono anche quì le opere di messa in sucurezza da terra dei costoni in fiamme.




INCENDIO RIMESSAGGIO VILLE SANT’ELIA



FOTO: MATTEI – VIGILI DEL FUOCO
Aggiornamento incendi provincia di Rieti
Antrodoco, la scritta DVX continuerà a bruciare per tutta la notte
L’incendio che da giorni sta bruciando monte Giano e che nella giornata di oggi ha divorato la storica scritta “DUX” (LEGGI) che si affaccia su Antrodoco e Borgovelino continuerà a progredire per tutta la notte.
Le operazioni di spegnimento ad opera di tre elicotteri antincendio e due canadair sono state sospese al tramonto e solo alle 6.00 di domani mattina riprenderanno l’attività.
La scritta era composta da circa 20.000 alberi, alle pendici della montagna erano presenti le essenze tipiche della macchia mediterranea: roverelle, querce, aceri, che giungevano fino ai 1200/1300 mt. Oltre i 1300 mt. iniziavano a trovarsi i faggi che sul versante ovest arrivavano fino a circa 1700 mt.
Cancellato un pezzo di storia. In fiamme la scritta DVX sul Giano
L’incendio che da tre giorni avvolge il monte Giano nei pressi di Antrodoco oggi, giovedì 24 agosto, ha raggiunto la storica scritta DUX, realizzata dalla Scuola Forestale di Cittaducale come omaggio a Benito Mussolini nel 1939.
Nei minuti nei quali scriviamo, ore 19:30, della scritta sembra sia rimasta integra solamente la D, il resto è andato in fiamme.
Ricordiamo che la scritta DVX è visibile da Roma ed è Patrimonio artistico e monumentale naturale.


FOTO SCATTATE ALLE ORE 20.15 – A SEGUIRE (SOTTO) DIRETTA VIDEO


Un anno dal sisma, Cittareale riunita nel ricordo di Sabatino Giamogante
Oggi pomeriggio, 24 agosto 2017, è stata celebrata la S.Messa presso la chiesa di S.Silvestro in località Bricca di Cittareale, alla presenza del sindaco di Cittareale Francesco Nelli, del Presidente della Regione Nicola Zingaretti, dell’Assessore Regionale alle infrastrutture Fabio Refrigeri, dei rappresentanti delle forze dell’ordine e della Protezione Civile e da centinaia di persone del luogo che sono riunite per la funzione.
A celebrare anche a Cittareale l’eucaristia, il Vescovo di Rieti Domenico Pompili. “Un anno difficile – ha detto Nelli – che abbiamo affrontato insieme al nostro vescovo ed a tutti quelli che ci sono stati vicini come le istituzioni, i volontari e la solidarietà da tutta Italia e che ci hanno dato modo di voltare pagina, rimboccandoci le maniche. Oggi siamo qui per ricordare Sabatino Giamogante, cittadino di Cittareale che ha perso la vita il 24 agosto e il suo sorriso che in questo momento ci darebbe un grande aiuto”.
VIDEO – Elicottero antincendio in azione sul monte Giano di Antrodoco
Immagini effettuate da rietinvetrina.it, oggi 24 agosto 2017 ore 16.30, dell’elicottero della Protezione Civile impegnato a domare l’incendio che ha colpito il monte Giano di Antrodoco (LEGGI).
VIDEO – Borrelli, Protezione Civile: la ricostruzione è partita ma i tempi sono lunghi
Intervento del Capo della Protezione Civile Borrelli a margine della cerimonia svolta ad Amatrice per la ricorrenza di un anno dal sisma che ha colpito il comune in provincia di Rieti.
L'incendio del monte Giano di origine colposa
E’ di origine colposa l’incendio sviluppatosi il 22 agosto alle pendici del Monte Giano nel Comune di Antrodoco. Ad accertarlo gli uomini del Comando Tutela Forestale Agroalimentare Ambientale Carabinieri (C.U.T. F.A.A.) – Stazioni Carabinieri Forestale di Antrodoco e Borgorose. La persona ritenuta responsabile del rogo è stata deferita alla Procura della Repubblica di Rieti.
Ancora una volta la componente umana dietro l’origine degli incendi boschivi.
Le fiamme si sono sviluppate nel pomeriggio del 22 agosto divorando rapidamente la vegetazione radicata sul versante ovest del Monte Giano, poco oltre la località “La Mentuccia”.
Attualmente è andata distrutta una superficie di circa 40 /45 ettari, tra bosco, oliveti ed ex coltivi ma l’incendio al momento è ancora in atto. Oltre all’effetto devastante delle fiamme si sono registrati anche inconvenienti alla circolazione a causa del denso fumo e la popolazione ha dovuto fare i conti con l’aria resa acre dal medesimo fumo che, con l’andar del tempo si è esteso anche verso il centro abitato.
Sul posto al fine di risalire alle cause del rogoè intervenuto il personale dello locale Stazione Carabinieri Forestale di Antrodoco al quale, nella giornata di ieri, si aggiungeva quello della Stazione Carabinieri Forestale di Borgorose al fine di ampliare l’attività di indagine.
Da subito era comunque apparso chiaro che non poteva trattarsi di cause naturali, ma bisognava capire se si fosse trattato di un incendio di tipo doloso, cioè l’autore aveva agito con la consapevolezza di provocare il rogo, oppure di tipo colposo, ovvero cagionato da qualcuno, ma non intenzionalmente.
Proprio grazie all’esperienza maturata negli anni e alla esatta conoscenza delle dinamiche degli incendi boschivi, attuando una metodologia scientifica denominata (M.E.F.) Metodo delle Evidenze Fisiche, i Carabinieri Forestali determinavano il punto di insorgenza dell’incendio , che portava gli investigatori al individuare il responsabile del fatto.
Le indagini hanno comunque fatto escludere la natura dolosa e sono state ricondotte nell’ambito dell’incendio colposo, infatti si è potuto accertare la non volontarietà del gesto, riconducibile senza dubbi ad una “leggerezza”, di un fuoco accesso per far bollire i pomodori, sfuggito al controllo dell’autore e degenerato in un incendio boschivo.
Si coglie l’occasione per raccomandare a tutta la popolazione di adottare la massima cautela nell’accendere fuochi anche in circostanze apparentemente sicure, tenendo presente le normative vigenti in materia (periodo di grave pericolosità) e stante anche il perdurare della siccità.
I rilievi macrosismici dei terremoti del 2016-2017 in Italia centrale
“In caso di forte terremoto è previsto che l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) metta in campo le squadre per il rilievo macrosismico. Queste si celano dietro l’acronimo QUEST (QUick Earthquake Survey Team) e sono formate da esperti che si dedicano al rilievo macrosismico post-terremoto. Le squadre, che collaborano anche con il Dipartimento della Protezione Civile hanno il compito di fornire, in tempi relativamente rapidi, il quadro del danneggiamento dovuto all’evento sismico in termini di Intensità macrosismica. Il rilievo viene svolto raccogliendo dati sulla quantità di edifici danneggiati, la loro tipologia e vulnerabilità e sul genere di danno subito.
Il team di QUEST è stato molto attivo anche nel corso della lunga e drammatica sequenza sismica che ha colpito l’Italia centrale nel 2016-2017, eseguendo ripetuti rilievi dopo ciascuna delle scosse più forti che hanno interessato l’area tra Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo (24 agosto, 26 e 30 ottobre 2016, 18 gennaio 2017). Complessivamente, a partire dal pomeriggio del 24 agosto 2016 fino alla fine di febbraio 2017 sono stati eseguiti quattro rilievi in cui si sono alternati sul territorio 25 esperti rilevatori di 7 sezioni dell’INGV (Bologna, Catania, Milano, Pisa e le 3 sezioni di Roma), più alcuni rilevatori dell’ENEA e dell’Eucentre di Pavia. In tutto sono state rilevate circa 330 località, la maggior parte delle quali sono state investigate più volte e alle quali sono state assegnati valori di intensità macrosismica sia in scala MCS (Sieberg, 1930) che EMS98 (Grünthal, 1998).
Secondo le consuete modalità dell’indagine macrosismica condotta da tempo dall’INGV, il rilievo si è svolto nell’area di maggior danneggiamento, osservando il danno visibile all’esterno degli edifici e focalizzando l’indagine sull’edilizia civile e residenziale in quanto maggiormente rappresentativa dal punto di vista macrosismico. Questo perché l’attribuzione dell’intensità, soprattutto in EMS, tiene principalmente conto degli effetti sull’edilizia residenziale in base alle tipologie costruttive e del risentimento nella popolazione.
La vastità dell’area interessata da tutta la sequenza, caratterizzata da forti eterogeneità nelle tipologie edilizie e grande variabilità nei livelli di danneggiamento riscontrati all’interno dei singoli paesi e città, rende necessaria in questa sede una sintesi che non può essere esaustiva. Per maggiori dettagli e approfondimenti si rimanda alle pubblicazioni e ai rapporti elencati in bibliografia (Tertulliani e Azzaro, 2016, 2017; QUEST Working Group, 2016; Galli et al. 2016); alcuni rapporti di QUEST sono pubblicati e disponibili alla pagina web http://quest.ingv.it/index.php/rilievi-macrosismici.
Osservando l’area del danneggiamento si nota che fin dal terremoto del 24 agosto 2016 gli effetti più gravi e distruttivi si sono distribuiti in direzione NNW‐SSE, con una propagazione maggiore verso nord, nelle Marche. All’opposto, forti attenuazioni degli effetti si sono avute verso S-SE (dopo il 24 agosto nell’area di Campotosto, pochi km a sud di Amatrice, non si osservavano danni significativi) e in direzione W-SW. I livelli massimi di danneggiamento causati dalla scossa del 24 agosto (Is ≥ 10 sia MCS che EMS) sono stati riconosciuti in alcune località distribuite sul lato destro della valle del Tronto (alle pendici della Laga), ad eccezione di Pescara del Tronto (frazione di Arquata del Tronto), ubicata su quello sinistro(pendici dei Sibillini).
I terremoti del 26 e soprattutto del 30 ottobre hanno notevolmente aggravato il danneggiamento e lo hanno esteso ad un’area molto più vasta di quella già danneggiata il 24 agosto, mantenendo sempre la stessa direzione NNW‐SSE, parallela a quella delle faglie che hanno generato le diverse scosse principali.
La gravità degli effetti e la loro distribuzione sul territorio possono essere in parte spiegati con tre motivazioni:
a) la direttività della sorgente sismica, cioè la direzione in cui si sono propagate le rotture dei singoli segmenti di faglia durante gli eventi principali. Ad esempio, a seguito del terremoto di magnitudo Mw 6.5 del 30 ottobre si è notata una forte attenuazione dell’intensità in direzione W e SW (danni complessivamente leggeri o irrilevanti a Cascia [6-7 EMS sull’intero abitato, ma nel centro storico solo 5 EMS], Cerreto di Spoleto [5 EMS] ecc. a pochi km dall’epicentro) contrapposta ad una forte propagazione dello scuotimento verso N e NE (danni diffusi e importanti a Camerino [7-8 EMS], Tolentino [7 EMS], San Severino Marche [7 EMS], San Ginesio [7-8 EMS] ecc., a distanza significativa dall’epicentro);
b) l’elevata vulnerabilità sismica degli edifici in alcune aree. L’edilizia storica presente nei centri abitati dell’Alto Reatino e della confinante provincia di Ascoli Piceno, lungo la Valle del Tronto, è generalmente molto diversa e notevolmente più vulnerabile di quella che caratterizza sia la Valnerina, in Umbria (zona di Norcia-Preci-Cascia), sia il versante marchigiano dei Monti Sibillini (provincie di Macerata e Fermo). Nel reatino e nella Valle del Tronto, infatti, i centri abitati presentano una forte prevalenza di edilizia storica in pietra; i centri minori, sorti originariamente come insediamenti rurali, sono stati progressivamente adibiti ad uso residenziale (principalmente seconde case) o in parte abbandonati.
Il materiale da costruzione tradizionale è generalmente quello immediatamente disponibile in loco e, in alcuni settori in particolare (ad esempio nelle frazioni di Amatrice sul versante dei Monti della Laga), è costituito da pietrame di pezzatura estremamente varia, generalmente arrotondato o solo rozzamente sbozzato, assemblato in modo incoerente e privo di malte. Le murature portanti, in diversi casi, sono costituite da muri a doppio paramento, non collegato (muratura “a sacco”).
Molti edifici, inoltre, presentano tracce di interventi di ristrutturazione relativamente recenti che hanno però ottenuto l’effetto opposto, andando a peggiorare la vulnerabilità e a rendere queste strutture più fragili. Ad esempio, molti solai in legno sono stati nel tempo sostituiti con rigidi e pesanti solai in laterocemento, senza un adeguato rinforzo delle vecchie murature verticali e senza un’adeguata connessione tra muratura e solaio, compromettendo così l’integrità dell’intera struttura. Abbastanza frequenti sono gli inserimenti di cordoli in calcestruzzo, spesso non armato o con armatura del tutto inadeguata (in qualche caso su un solo lato dell’edificio). Da tutte queste considerazioni non stupisce il fatto che già a seguito del terremoto del 24 agosto 2016, con epicentro proprio in questa area, gli effetti siano stati altamente distruttivi, con elevata mortalità. In altri settori – soprattutto sul versante marchigiano a est della catena appenninica – è diffusa un’edilizia in muratura a pietra squadrata con ricorsi in mattoni, molto meno vulnerabile. In queste zone, tuttavia, sono entrati in gioco anche altri fattori. Nelle aree dell’Umbria e delle Marche interessate da ricostruzioni e ristrutturazioni a seguito di terremoti recenti (Valnerina 1979, Umbria-Marche 1997-98) il grado di danneggiamento è stato molto più contenuto, anche dopo i tre eventi principali del 24 agosto, 26 e 30 ottobre.
La zona della Valnerina, ad esempio, è stata sede nei secoli passati di forti e ripetuti terremoti (negli anni 1703, 1730, 1859 e 1979 i più forti degli ultimi 3 secoli, più numerosi altri minori – si veda CPTI15 (Rovida et al., 2016) che hanno comportato frequenti ricostruzioni e ristrutturazioni. A queste vanno aggiunte anche le recenti e “virtuose” ristrutturazioni a seguito del terremoto di Umbria-Marche del 1997-98, ben visibili ad esempio nelle catene inserite in numerose murature. Questo è probabilmente uno degli elementi determinanti che spiega perché in paesi come Norcia e Preci i danni nei centri storici siano stati relativamente contenuti – a subire vasti crolli sono state soprattutto le chiese (sulla vulnerabilità particolare delle chiese, e degli edifici monumentali in genere, si rimanda al post di luglio) – nonostante la vicinanza all’epicentro della fortissima scossa del 30 ottobre. Allo stesso modo, anche diverse località del versante marchigiano sono caratterizzate dalla presenza di edifici ricostruiti o rinforzati dopo il 1997 e che per questo presentano una vulnerabilità complessivamente minore;
c) effetti locali di amplificazione (“effetti di sito”), come effetti “di cresta” o “sella” che hanno amplificato lo scuotimento sismico. E’ il caso di centri come Amandola (FM) e Gualdo(MC), già diffusamente danneggiati dalla scossa del 24 agosto e aggravati dopo il 26 e 30 ottobre, oppure San Severino Marche (MC), molto lontano dall’epicentro. Altri esempi sono rappresentati dalla stessa Amatrice (PGA di 0.86 g per il terremoto del 24 agosto) e da alcune sue frazioni ubicate a nord e a est del capoluogo ai piedi della Laga (ad esempio Saletta, Sommati, Casale, San Lorenzo e Flaviano), tutti centri caratterizzati, come abbiamo visto sopra, da un’elevata vulnerabilità che è stata ulteriormente aggravata dall’amplificazione sismica dovuta alla presenza di sedimenti quaternari recenti e incoerenti su cui questi paesi erano stati costruiti. Le frazioni situate a ovest di Amatrice, ubicate sulle arenarie della formazione della Laga, dove l’amplificazione sismica è stata minore, hanno subito danni più contenuti.
Un caso a parte è rappresentato dall’abitato di Pescara del Tronto, fondata verosimilmente sull’accumulo di una antica frana (paleofrana) rimobilizzata in occasione della scossa principale del 24 agosto, proprio nella zona della faglia sismogenetica.
La forte vulnerabilità edilizia e gli effetti locali di sito particolari sono all’origine dell’elevato grado di distruzione (Int. 10-11 MCS e 10 EMS già con la scossa del 24 agosto) riscontrato a Pescara del Tronto (AP), costruita su una paleofrana in zona di faglia (Foto QUEST).
L’insieme di tutti questi elementi ha contribuito a produrre – a seguito dei terremoti del 2016-2017 – un livello di danneggiamento tra i più alti osservati in Italia negli ultimi 100 anni. Nell’area di Amatrice e a Pescara del Tronto già a seguito del terremoto di Mw 6.0 del 24 agosto si sono raggiunti effetti pari al grado 10 EMS (e 10-11 MCS), che si sono aggravati dopo gli eventi del 26 e soprattutto del 30 ottobre, fino a toccare il pieno grado 11 sia EMS che MCS. Effetti di questa gravità (11 MCS) – ancorché “cumulati” a causa delle ripetute, violente scosse – non si osservavano nel nostro paese da oltre un secolo, cioè dai tempi dei famosi e catastrofici terremoti del 28 dicembre 1908 a Messina-Reggio Calabria e del 13 gennaio 1915 nella Marsica (Abruzzo) (CPTI15; Rovida et al., 2016).
La storia sismica di Amatrice (da DBMI15; Locati et al, 2016) è nota a partire dal terremoto del 1639 (Mw 6.2 CPTI15; Rovida et al., 2016) e fino ad oggi presentava risentimenti sismici massimi pari al grado 9 MCS. La freccia blu a destra indica il devastante grado 11 MCS (e EMS) dovuto al cumulo degli effetti prodotti dalla sequenza del 2016-2017, e rappresenta il massimo storico raggiunto per questa località (NB: Questo dato non compare nel database DBMI15, in quanto la versione attuale del catalogo CPTI15 è aggiornata al 2014).
Lo scenario del danneggiamento complessivo, rilevato dopo le ultime forti scosse del 18 gennaio 2017, con gravi danni estesi per circa 70 km dall’area di Campotosto (AQ) e dal Teramano, a sud, fino a San Severino Marche e Tolentino verso nord, è tra i più vasti, gravi e distruttivi osservati nell’ultimo secolo in Italia.”
a cura di Filippo Bernardini (INGV – Bologna) e Andrea Tertulliani (INGV – Roma1).



