“C’è un degrado che inizia a fare rumore, magari non esplode in emergenze improvvise ma avanza lentamente, giorno dopo giorno, fino a diventare normalità. È il degrado che oggi avvolge il nostro paese: non solo nell’abbandono, ma soprattutto nella mancanza di una visione, di un’idea condivisa di futuro. L’amministrazione si muove senza una bussola. Le decisioni appaiono frammentarie, scollegate tra loro, spesso dettate più dall’urgenza del consenso immediato o da ambizioni personali che da un progetto politico capace di guardare oltre il mandato elettorale. Non c’è una strategia di sviluppo, non c’è una riflessione seria su cosa questo paese voglia diventare tra dieci, vent’anni. Il tessuto sociale, un tempo vivo e riconoscibile, si è progressivamente sfilacciato. Le associazioni, tra mille difficoltà, fanno quello che possono ma manca un luogo simbolico e reale di incontro: una piazza che non sia solo uno spazio fisico, ma un cuore pulsante di relazioni, cultura, confronto.
Le opere pubbliche raccontano meglio di qualsiasi discorso lo stato delle cose. Cantieri aperti senza criterio, solo per spendere i soldi dei PNRR con strutture nate già superate, interventi che sembrano privi di logica e di contesto, si spende senza creare valore con una crescita disordinata e priva di senso. A peggiorare il quadro c’è una situazione economica ormai disastrosa. Le casse comunali sono in forte difficoltà, svuotate da anni di scelte sbagliate, improvvisazione e totale mancanza di responsabilità. Si è amministrato senza criterio, spendendo senza programmare e rimandando i problemi invece di affrontarli. Oggi il risultato è sotto gli occhi di tutti: mancano i soldi per i servizi essenziali, per la manutenzione ordinaria, per sostenere chi ha più bisogno.
Manca una politica intesa come servizio alla comunità, come capacità di ascolto e di sintesi degli interessi collettivi. Al suo posto prevalgono personalismi, rivalità, carriere costruite più sull’immagine che sulla competenza. E intanto il paese si svuota, non solo di persone ma di speranza. Si spegne lentamente la fiducia dei cittadini, che smettono di partecipare, di credere, di sentirsi parte di qualcosa. È forse questo il segno più grave del degrado: una comunità che non si riconosce più nelle proprie istituzioni. Invertire la rotta è possibile, ma richiede coraggio, umiltà e una visione chiara. Serve un’amministrazione capace di guardare al bene comune, di investire sul capitale umano e sociale, di restituire senso agli spazi e dignità alla politica. Senza questo, il rischio è che il paese continui a sopravvivere, ma smetta definitivamente di vivere”. Così nella nota Massimo Muratori, Circolo PD Contigliano
















