Non ci sarebbe l’odierna Sabina senza questa importante strada, che ieri come oggi mette in comunicazione il Mar Tirreno e il Mar Adriatico. Costruita oltre tremila anni fa dai Sabini per trasportare il sale, diventò poi un’arteria fondamentale della vita economica e militare di Roma. La via Salaria deve la sua fortuna all’importanza del sale per la vita dell’uomo, prima come conservante per la carne e il pesce e poi come condimento. In seguito alla conquista della Sabina da parte di Roma, avvenuta nel 290 a.C. per opera del console Manio Curio Dentato, la Via Salaria entrò a far parte delle strade consolari dello stato Romano. In tale occasione, la strada fu migliorata e parzialmente ricostruita lungo tutto il suo percorso, per adeguarla agli standard costruttivi dei romani: la superficie venne lastricata, gli attraversamenti di corsi d’acqua furono migliorati con la costruzione di nuovi ponti in pietra, e i passaggi più angusti, nelle gole del Velino e in quelle del Tronto, furono allargati per mezzo di profondi tagli nella roccia.Come accadde anche alle altre strade consolari, dopo la caduta dell’impero romano la via Salaria fu lasciata in abbandono fino a ridursi quasi a un sentiero. I vari tratti della consolare tornarono a fiorire con il ritorno del commercio dopo l’anno mille, ma più come un insieme di tronconi a sé stanti che come una strada unitaria. I molti secoli di oblìo, infatti, avevano cancellato il ricordo di quale fosse il tracciato originario della Via Salaria, che non era più ben determinato o conosciuto. Giuseppe Manzo









