Una delegazione dei giovani di Coldiretti Lazio ha partecipato a San Pietro a Roma alla festa di Sant’Antonio Abate, patrono degli animali, organizzata Coldiretti insieme all’Associazione Italiana Allevatori, con la tradizionale benedizione e la sfilata di asini, cavalli, mucche, pecore, capre, polli e conigli. Con trecento razze da allevamento censite dalla Fao, la Fattoria Italia rappresenta un patrimonio del Paese non solo economico ma anche di biodiversità, che va tutelato e valorizzato, garantendo un giusto reddito agli allevatori nazionali. Lo evidenzia Coldiretti.
Uno straordinario patrimonio anche quello della Fattoria Lazio in termini economici e ambientali, con oltre 270 mila mucche e bufale, oltre 700 mila pecore e capre, più di 51 mila maiali, ma anche oltre a 50 mila tra cavalli e asini. Presente il Cardinale Mauro Gambetti, Arciprete di San Pietro e Vicario di Sua Santità, assieme al presidente nazionale di Coldiretti Ettore Prandini, al segretario generale Vincenzo Gesmundo, al presidente dell’Aia Roberto Nocentini e all’amministratore delegato di Filiera Italia Luigi Scordamaglia. In occasione della celebrazione della Santa Messa nella Basilica Vaticana sono stati donati dei cesti con i prodotti delle campagne e delle stalle italiane, mentre hanno sfilato i cavalli dei reparti di Esercito, Carabinieri e Polizia assieme a quelli delle associazioni nazionali di razza.
Tra i giovani di Coldiretti Lazio, presenti insieme al direttore regionale, Carlo Picchi, c’erano anche Francesco Bracci, delegato della federazione provinciale di Frosinone e Ilaria Bocanelli. L’allevamento nazionale rappresenta un pilastro strategico dell’economia agricola italiana, coprendo il 35% del valore complessivo del settore. La filiera zootecnica, dal campo alla tavola, vale 55 miliardi di euro e garantisce circa 800 mila posti di lavoro. Un comparto che sostiene anche il successo del Made in Italy agroalimentare, con formaggi e salumi Dop e Igp che supera gli 8 miliardi di euro di valore e trainano le esportazioni tricolori in tutto il mondo.
Tuttavia – avverte Coldiretti – questo patrimonio è oggi messo a rischio da molteplici fattori: i cambiamenti climatici, la diffusione di malattie introdotte da importazioni estere, la proliferazione della fauna selvatica, l’aumento dei costi produttivi, i prezzi all’origine troppo bassi e i tentativi di sostituire le produzioni nazionali con prodotti stranieri di bassa qualità, fino a carne e latte sintetici. Nonostante le difficoltà e margini sempre più ridotti, gli allevatori italiani restano un presidio prezioso per l’ambiente e il territorio rurale, garantendo una costante opera di manutenzione per frenare gli effetti del dissesto idrogeologico e la tendenza all’abbandono dei piccoli centri. La festa di Sant’Antonio Abate celebra anche gli animali domestici, con proprietari che portano in piazza San Pietro e nelle piazze italiane cani, gatti e altri compagni. Secondo Coldiretti, su dati Anagrafe nazionale, in Italia ci sono oltre 16 milioni di cani e gatti microchippati o tatuati, più quelli non registrati, insieme a canarini, tartarughe, pesci, criceti e altre specie domestiche, per un totale stimato di circa 65 milioni di esemplari secondo Euromonitor.







