La Radioterapia al de' Lellis chiude per mancanza di personale?

Purtroppo la CISL non può che con preoccupazione constatare che le criticità dovute a carenza di personale presso la UOC di Radioterapia che (come quelle di Oncologia, Nefrologia, Cardiologia e Pediatria già ampiamente denunciate dalle Organizzazioni Sindacali ed Associazioni di Volontariato), pare stiano portando alla chiusura del Servizio di Radioterapia.
La Direzione Aziendale, diligente e rispettosa delle indicazioni della Regione Lazio, nulla ha fatto (“se non richiedere ed aspettare invano l’autorizzazione per l’indizione dell’avviso pubblico“) per evitare il rischio di chiusura di una delle oramai poche eccellenze del nostro Ospedale, che può vantare alti tassi di mobilità attiva, e che ha sempre erogato prestazioni di elevata qualità, godendo della fiducia dei malati anche di fuori provincia.
Se ciò accadesse, non possiamo che ribadire le evidenti ed inevitabili ripercussioni sul piano assistenziale che avrà a breve e lungo termine tale dolorosa decisione, della quale la Direzione Aziendale non può che essere l’unica e diretta responsabile, e la stessa non potrà addurre, come purtroppo abbiamo sentito troppe volte, che deve rispettare gli specifici e peculiari obblighi imposti dalle disposizioni regionali.
E’ da molto tempo che questa Amministrazione sta “sapientemente” aggirando il blocco delle assunzioni, con prestazioni occasionali da parte di medici specialisti (prestazione a gettone), a costi elevatissimi.
Ci chiediamo: perché non adotta lo stesso strumento o strumenti simili per scongiurare la chiusura di detto Servizio ?
C’è un limite all’osservazione, in questo caso pedissequa ed ottusa, dei dettami della regione Lazio ed è il Diritto alla Salute tutelato dalla Costituzione.
La Direzione Aziendale nella sua responsabilità e autonomia gestionale, della quale a questo punto dubitiamo, dovrebbe prendere una decisione per scongiurare una simile evenienza. La mancata assunzione di responsabilità, in una situazione di tale eccezionalità, farà si che non potranno essere garantiti i LEA causando l’interruzione di pubblico servizio.
In tal caso non esiteremo a rivolgerci all’Autorità Giudiziaria insieme a chi vorrà farlo, reclamando dinanzi ai Giudici il diritto alla vita e la condanna degli indifferenti.
Non sono bastati i 300 morti di Amatrice per alimentare la diaspora dei cittadini di un territorio. Dobbiamo assistere anche alla diaspora dei malati ?
Se verrà confermata la chiusura, tutte le prestazioni terapeutiche in corso, quelle straordinarie o nuovi inizi di terapia, dovranno necessariamente essere indirizzati presso altre strutture eventualmente disponibili, con ricadute sugli utenti e le loro famiglie di portata assolutamente non accettabile e che espone l’Azienda a gravi responsabilità per inadeguata tutela del diritto alla salute oltre che avere una ricaduta assolutamente negativa sull’immagine dell’Azienda stessa.