La CGIL propone un nuovo Piano del Lavoro

L’anno che sta per chiudersi è stato caratterizzato per la pesante crisi economica che oramai ci accompagna da almeno un quinquennio. Sin dal 2008 la CGIL aveva denunciato tale situazione con i primi campanelli di allarme per lavoratori e pensionati contestando la manovra finanziaria che tagliava fondi alla scuola pubblica, alla sanità ed ai servizi e per i mancati investimenti sul cuneo fiscale ed il lavoro. L’allora Presidente del Consiglio ignorava la crisi asserendo che noi eravamo pessimisti i “ jettatori ” mentre i ristoranti e gli alberghi erano pieni.
Oggi purtroppo siamo costretti a rincorrere la crisi e , mentre gli altri paesi Europei che hanno affrontato la crisi per tempo stanno iniziando la via della ripresa, noi siamo in recessione.
La disoccupazione giovanile continua a pesare come un macigno, da 4 anni la cassa integrazione supera il miliardo di ore autorizzate e le domande di disoccupazione e mobilità cresciute di oltre 280.000 unità rispetto all’anno precedente, l’80% dei nuovi ingressi al lavoro sono a tempo determinato, precari e instabili .
Questi dati ci dicono che oltre ad una crisi economica c’è una crisi sociale e che si divarica sempre di più la forbice tra ceti sociali; il reddito aumenta di molto per pochi gruppi, mentre diminuisce per lavoratori e pensionati schiacciando il ceto medio verso la soglia di povertà , inoltre c’è il rischio che dilaghi l’area della illegalità, dell’evasione e dello sfruttamento. Il potere di acquisto delle pensioni e del lavoro dipendente ha subito una perdita del 30% , cresce l’inflazione ed il carico fiscale è diventato insopportabile.
Per queste motivazioni la CGIL con il suo segretario generale Walter Filippi (nella foto), ha lanciato la proposta di un nuovo Piano del Lavoro . L’obiettivo è quello di creare nuovi posti di lavoro con professionalità, dignità, diritti e doveri. Il Lavoro non può essere nero, sommerso, schiavizzato, mercificato; il Lavoro deve essere di qualità, con regole certe sulla contrattazione e sulla rappresentanza attraverso il Sindacato, strumento essenziale di partecipazione e democrazia.
L’attivazione del Piano del Lavoro avrebbe un impatto nel 2013-2015 di un +2,9% sull’occupazione, +3,1% sul Pil e riporterebbe la disoccupazione sotto controllo. Le risorse per gli investimenti si possono recuperare con la riforma organica del sistema fiscale fondata sul recupero strutturale del reddito evaso, riduzione dei costi della politica e degli sprechi, utilizzo programmato dei fondi Europei, la Cassa Depositi e Prestiti deve utilizzare le sue emissioni obbligazionarie su progetti di sviluppo e infrastrutturali strategici.
La nostra realtà territoriale logicamente si incastra dentro questa realtà Nazionale con migliaia di iscritti nelle liste di mobilità Provinciali , tasso di disoccupazione sopra la media Nazionale , 37000 iscritti al centro per l’impiego, tasso di inoccupazione giovanile al 40% , tasso di occupazione al di sotto della media Nazionale, il 171% in più di Cigo ed il 169% in più di Cigs nell’ultimo anno. Gli inattivi ed i disoccupati superano il numero degli occupati. A Rieti cala anche il mercato immobiliare, aumentano il numero degli sfratti per morosità.
In questo contesto crediamo che serva un cambio di passo; non nascondiamo le difficoltà derivanti dalle scelte dei tagli ai trasferimenti verso i Comuni, però crediamo che l’indecisione che vediamo riguardo alla realizzazione di opere pubbliche già finanziate e alcune anche appaltate, debba essere superata per cogliere gli obiettivi comuni per lo sviluppo del territorio.  Il nostro Piano del Lavoro riguarda ogni livello Istituzionale perché potrà funzionare solo se ognuno saprà fare le scelte prioritarie rompendo ogni indugio riguardo al lavoro da fare ed ai servizi da erogare. Bisogna sapere che la crisi richiede più assistenza, più servizi alle imprese ed alla famiglie , più sostegno al reddito, più equità e una lotta senza tregua all’evasione e all’elusione. Far pagare tutti significa alla fine far pagare di meno chi ha sempre pagato e fare opera di redistribuzione del reddito e della ricchezza.
Significa giustizia sociale ed equità .

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