IN ALCUNE SCUOLE REATINE NO ALLA MESSA DI NATALE

Santa messa Madonna del Popolo

Negli ultimi giorni sono pervenute ai vari Uffici della Curia Vescovile della Diocesi di Rieti richieste di chiarimenti in ordine alla celebrazione della Messa in alcune scuole in prossimità delle Feste di Natale.

Da quanto è emerso ed è noto in alcune di  queste sono molti anni che l’ Istituzione Scolastica organizza manifestazioni all’interno delle quali – di fronte ai genitori degli alunni e a quanti vogliano partecipare – gli alunni dei vari gradi scolastici eseguono canti e “recite” inerenti il Natale e poi partecipano alla Messa.

Sempre dalle informazioni raccolte, per le prossime festività natalizie, alcune Dirigenze avrebbero deciso di non prevedere la celebrazione della Messa, nonostante le corali richieste dei genitori.

A tale riguardo si precisa che non vi sono norme dello Stato o indicazioni del Ministero dell’ Istruzione che vietino tali celebrazioni.

Si devono piuttosto osservare alcuni accorgimenti, derivanti dai pronunciamenti della Magistratura Amministrativa e Costituzionale e dalle indicazioni del Ministero.

La Corte Costituzionale con sentenza 334/1996 ha soltanto stabilito che gli atti di culto non possono essere obbligatori per gli alunni che non vogliano partecipare.

La C.M. del 13 febbraio 1992 prevede tale possibilità su iniziativa e deliberazione conforme degli Organi Collegiali dei singoli Istituti, ai sensi del DPR 416/1974.

Il Consiglio di Stato, con le Ordinanze 391 e 392 del 23 marzo 1993 ha stabilito soltanto che gli alunni che non vogliano partecipare possono lasciare l’edificio scolastico e non possono essere obbligati a svolgere altre attività didattiche.

Il D.P.R. n. 567/1996 (regolamento recante la disciplina delle iniziative complementari e delle attività integrative nelle istituzioni scolastiche) prevede che le istituzioni scolastiche "definiscono, promuovono e valutano (…) iniziative complementari e integrative dell’iter formativo degli studenti" (art. 1, co. 1), quest’ultime intese come "occasioni extracurricolari (non extrascolastiche) per la crescita umana e civile" (art. 1, co. 3), attivate tenendo conto delle concrete "esigenze rappresentate dagli studenti e dalle famiglie" (art 1, co. 2-3).

In sintesi, lasciando la libertà di partecipare alla celebrazione, opportunamente da prevedere verso la fine della mattinata, non vi sono ragioni né giuridiche, né di opportunità per interrompere eventuali consuetudini molto sentite dagli alunni e dalle famiglie, dietro deliberazione conforme del Collegio dei Docenti e del Consiglio di Istituto.

Al di là della celebrazione dell’atto di culto, appare emergere un’ intenzione molto più insidiosa, vale a dire il tentativo di occultare il vero significato del Natale, rappresentato dalla incarnazione di Gesù di Nazaret, il Figlio di Dio, in favore di una dimensione genericamente buonista, censurando testi e canti che parlano invece espressamente ed esplicitamene della nascita del Salvatore, per una errata visione della laicità in base alla quale si dovrebbero tacere quelle cose che – si presume – possano infastidire od offendere persone che seguono altre religioni o nessuna religione.

La scuola ha il preciso dovere di educare alla condivisione di valori e alla pluralità delle visioni religiose, etiche e culturali, ma non può “defenestrare” contenuti, simboli, tradizioni e pratiche che costituiscono il patrimonio culturale della collettività e della maggioranza, almeno fino ad oggi.
Questa Diocesi si augura che le Dirigenze delle Scuole rivedano le proprie determinazioni, interpretando le norme in maniera non ideologica o pregiudiziale, anche al fine di non inasprire inutilmente gli animi e per evitare che la festa della pace e della gioia sia causa di divisioni e contrasti.

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