“Negli ultimi mesi, il tema del consenso e della sua espressione nell’ambito dei reati di violenza sessuale è stato oggetto di notizie, riflessioni e dibattiti accademici, sia in sede legislativa che sociale. Secondo i dati Istat, solo il 10% delle violenze sessuali viene denunciato in Italia e le denunce non sono in aumento, mentre crescono significativamente le violenze sessuali contro le donne tra i 18 e i 25 anni. La riforma basata sul consenso potrebbe incoraggiare le denunce e ridurre i legittimi timori di vittimizzazione secondaria delle vittime che decidono di denunciare. Il report del Parlamento europeo del gennaio 2023 denunciava che dei 27 Stati membri che avevano ratificato la Convenzione di Istanbul (legge internazionale per prevenire e contrastare la violenza sulle donne) solo 14 avevano adeguato la disciplina nazionale, prevedendo il consenso come elemento essenziale del reato di violenza sessuale. Pertanto anche il nostro Paese (firmatario nel 2013 della Convenzione di Istanbul) è stato chiamato all’adeguamento dei propri codici penali, come già fatto da altri paesi europei (Svezia, Danimarca, Spagna e recentemente la Francia) adottando il modello basato esclusivamente sul ‘consenso’.
La stessa Corte di Cassazione italiana, con orientamento giurisprudenziale consolidato negli ultimi dieci anni, ha definito il reato di violenza sessuale a partire dall’assenza di consenso
Ricordiamo che In data 19 novembre 2025, la Camera dei Deputati ha approvato all’unanimità una proposta di legge per modificare la definizione di violenza sessuale introducendo il parametro del consenso libero e attuale, ovvero ‘solo sì è sì’, ma il 22 gennaio 2026 la presidente Bongiorno ha presentato una modifica al testo precedentemente approvato, che abbandona il modello del “consenso ed è in contrasto con la Convenzione di Istanbul e con l’evoluzione della giurisprudenza italiana. La proposta Bongiorno (approvata con 2 voti di scarto) rischia di cancellare l’attuale orientamento giurisprudenziale e segna una frattura profonda, giuridica e culturale. I Centri antiviolenza del Lazio della Rete Nazionale D.i.Re Donne in rete contro la violenza esprimono l’urgenza di aprire uno spazio pubblico di confronto e di costruzione politica a tutela dei diritti delle donne. A tal fine si è formato in tempi brevi un Coordinamento che ha accolto l’adesione alla mobilitazione di molte altre voci della società civile come Amnesty International, Action aid, Telefono rosa, Casa internazionale delle donne in tutte le sedi territoriali, Fondazione Pangea, Una Nessuna Centomila, Rete REAMA, Comitato scientifico di UNIRE, UDI, CGL, Uil e molte altre. Le adesioni sono ancora aperte. È stato concordato lo stato di mobilitazione permanente con l’organizzazione di manifestazione diffuse con iniziative territoriali il 15 febbraio davanti al centro commerciale LA Galleria quartiere Micioccoli e nel parcheggio di piazzale Mercatanti, dalle ore 10 alle 12:30.
Così nella nota il Coordinamento Centri Antiviolenza della Regione Lazio
D.i.Re (Donne in Rete contro la violenza)












