Art. 4 legge 7/2017, Rieti Democratica Liberi e Forti: “Assessore Emili a quando l’urbanistica?”

“Il P.R.G. predisposto e approvato dalla Giunta di Centrodestra, non piace all’assessore, così come non piaceva all’Assessore Costini, ma allora perché si è insistito oltre ogni ragionevole logica perché venisse approvato e perché ad oggi non si prospetta minimamente di riprogettarlo, modificarlo, adeguarlo alle reali esigenze del territorio.

Perché si continua ad infierire sull’assetto organizzativo e sociale e oggi anche sulla salvaguardia dei beni culturali, con un accanimento terapeutico, dopo aver ucciso questa città, amministrando per un quarto di secolo. Con la “politica del fare” su cui ci sarebbe molto da soffermarsi, relativamente a percorsi e scorciatoie utilizzati, si è devastato il territorio e ora si sta “bruciando” ogni minima risorsa da poter utilizzare per una seppur difficile ripartenza.

Come se non bastasse, la gestione vergognosa della redazione del nuovo P.R.G., a distanza di anni non si osserva e analizza, non si prende atto dello scenario che ci circonda: nessun piano attuativo previsto nel P.R.G. e nel P.P.A. (Programma Pluriennale di Attuazione) è decollato; nessuna iniziativa della Giunta per stimolare i Piani delle Attività Produttive, di quelli del Commercio, di quelli dell’Edilizia.

L’Assessore all’urbanistica tuttavia, non perde occasione per esaltare l’attività del settore cui è delegato, quando con iniziative sporadiche, episodiche e assolutamente prive di sostanziale contenuto a carattere generale, si appresta ad inferire l’ennesimo colpo alle poche risorse rimaste.

Tutto è fermo ma l’Assessore porta avanti un improbabile progetto di distruzione delle “Porrara” a uso e consumo di pochi interessati, non racconta ai cittadini cosa succede all’interno della ex Snia Viscosa, si dice che nelle segrete stanze del Comune giri da tempo un progetto per lo Zuccherificio e una proposta di deliberazione con la quale, in variante al vigente P.R.G. si vuole suddividere il comprensorio della ex fabbrica di zucchero, in due sub comprensori per “sdoganare” uno degli interessati e così via, frazionando e sminuzzando sempre più le previsioni di sviluppo armonico concepite dai pianificatori.

Si ricorda all’Assessore che Egli faceva parte di quella “speciale” Commissione che dopo aver studiato lo stato delle cose ha prospettato uno studio unitario di tutte le aree ex industriali. Intanto si leggono qua e la, dimostrazioni di disappunto per il taglio di alberi all’interno dell’area ex SNIA, sembrerebbe che si sia concesso, ai soliti, un permesso per costruire palazzine negli spazi a ridosso delle costruzioni riservate agli ex dirigenti della SNIA; il Consiglio Comunale che doveva esprimersi su una richiesta formulata in sede di osservazioni al nuovo Piano Regolatore, non è stato consultato.

Questo e altro non bastano perché nella seduta di Commissione Consiliare del 19 u.s., è stata discussa la proposta di accedere alle possibilità di interventi, consentiti dalla legge regionale 7/2017, cosiddetta Rigenerazione, la quale segnatamente all’art. 4, ammette, previa deliberazione del Consiglio Comunale, di intervenire su edifici ubicati all’interno del Centro Storico, potendo operare cambi di destinazione d’uso e finanche la demolizione e nuova ricostruzione.

La Commissione ha dissertato sul concetto di bello o brutto, quindi sulla oggettività o soggettività della valutazione in merito al risultato dell’intervento. Per la “maggioranza” si tratta di un provvedimento tocca sano per definire lo stato di alcuni manufatti e aree di pertinenza, per la “minoranza” un atto poco pensato e generico che non prospetta particolari utilizzazioni pubbliche di alcuni edifici e aree; si è anche ipotizzato una sorta di disciplinare su tecniche di intervento e materiali da usare per scongiurare il non bello e di estendere l’utilizzazione della norma all’intera sequela di edifici compresi fra Porta Conca e Porta d’Arce.

Come Associazione vorremmo rilevare alcuni aspetti a prescindere dalla episodicità della iniziativa che evidentemente sottintende la ennesima negazione del P.R.G. da parte di chi lo ha approvato. I manufatti che verrebbero interessati dal provvedimento, sono già stati rilevati, valutati, definiti e catalogati dai progettisti del P.R.G. (Professori universitari di varie discipline), quali manufatti incongrui, da
ritenere assolutamente in contrasto con l’ambiente circostante e pertanto soggetti a demolizione; a essi è stata assegnata la categoria A5, ultima come importanza e prospettato un uso pubblico delle aree di sedime e pertinenza.

Tale presupposto, scarta ogni e qualsiasi altra valutazione di merito, salvo che non si voglia contestare e modificare tutta la catalogazione degli edifici all’interno del Centro Storico. Detto ciò, vorremmo richiamare l’attenzione dei vari consiglieri impegnati nella discussione sul concetto, che a prescindere dal giudizio di bello o brutto, qualsiasi nuovo fabbricato risulterebbe un corpo estraneo mal contestualizzato rendendo irreversibile la utilizzazione di aree deputate a svolgere una funzione
pubblica.

Un aspetto inoltre che meriterebbe approfondimento, a sottolineare l’approccio assolutamente superficiale riscontrato nella Commissione, riguarda la vera filosofia della norma, neanche sfiorata. Si potrebbe immaginare che la previsione in essa contenuta, consenta interventi su edifici esistenti che abbiano oggettiva dignità, sui quali sarebbero consentiti particolari interventi, allo scopo di recuperarne il patrimonio, rifacendosi così a un principio di restauro conservativo “rafforzato”.
Con tale presupposto dovrebbero concepirsi proposte progettuali allargate che
ricomprendano manufatti e aree catalogati A5 nel P.R.G. potendo così attribuire a essi indirettamente, valore patrimoniale in quanto concorrerebbero alla completezza della proposta e coniugare l’intervento con le previsioni del P.R.G. non stravolgendole.

Se pensiamo ai famosi, mai superati, piani di recupero, ci chiediamo e chiediamo all’Assessore, che fine hanno fatto le zone di recupero, chiediamo se il Centro Storico del Capoluogo debba intendersi perimetrato quale zona di recupero, che fine hanno fatto i Piani di Recupero delle Frazioni?

Le frazioni in questa occasione, ma ancor prima dal P.R.G., sono state sostanzialmente ignorate e allora ci chiediamo, quando si farà urbanistica, quella vera e si smetterà di rincorrere gli interessi spiccioli di pochi. Le occasioni di ripartenza che offre il nostro territorio sono oramai assai limitate: non compromettetele.”

Rieti Democratica Liberi e Forti

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