L’istituzione del Monumento naturale del fiume Farfa può diventare un esempio virtuoso di come sia possibile coniugare la sicurezza dei cittadini con il rispetto degli ecosistemi fluviali, promuovendo al contempo anche la fruibilità dei corsi d’acqua.
È il messaggio lanciato da "Operazione Fiumi", la campagna nazionale di Legambiente e Dipartimento della Protezione Civile che sta facendo tappa nel Lazio e che sabato mattina ha visto protagonisti centinaia di alunni delle scuole Elementari di Montopoli impegnati in un’iniziativa realizzata dall’equipaggio di Operazione Fiumi e dal Circolo Legambiente Bassa Sabina.
E per rendere l’apprendimento più divertente, i volontari del Cigno Verde hanno messo a disposizione delle classi uno speciale gioco dell’oca, i cui temi dominanti sono i fiumi, il rischio e il rispetto dell’ambiente. Grazie infine al percorso didattico sulle aree naturalistiche di maggior pregio lungo il corso del Farfa, i ragazzi hanno imparato a conoscere meglio il "loro" fiume.
Una proposta che presume un iter istitutivo condiviso e partecipato e che si inserisce nel percorso già avviato con la sottoscrizione del Patto per il Tevere da parte di Legambiente e Anci. L’intesa che nel marzo scorso ha aperto una nuova strada per invertire il processo di continuo sfruttamento del fiume, proponendo una diversa politica di gestione territoriale".
Per tutelare l’intero corso del Farfa e scongiurare il pericolo di deterioramento del pregio naturalistico di questo corso d’acqua, già nel 2009 è stata proposta, da parte dell’Associazione "Parco Faunistico Piano dell’Abatino", la creazione di un monumento naturale che abbracci l’intero corso del Farfa, collegando le due zone già tutelate.
Tutte criticità che aumentano anche il rischio idrogeologico del bacino e che vanno affrontate e risolte una volta per tutte. Per questo torniamo a chiedere l’istituzione di un’area protetta che possa incentivare le attività economiche orientate alle produzioni di qualità ed al turismo rurale, la ricerca e l’educazione ambientale, la fruizione pubblica degli ambienti naturali".
I bambini sono diventati così dei veri e propri esperti di prevenzione, corretta gestione del territorio e delle situazioni di emergenza, grazie anche ad una mostra sul rischio idrogeologico allestita dagli animatori di Legambiente.
Proprio per garantire la maggior salvaguardia di questo bacino, dalla sorgente alla foce, con l’iniziativa di oggi proponiamo agli enti locali di siglare un ‘Patto di fiume’ che preveda l’istituzione di un Monumento naturale del Farfa.
Senza inutili pregiudizi vanno affrontate e risolte le criticità dotandosi di un irrinunciabile strumento di salvaguardia, utile a far crescere il territorio e i comuni che si affacciano sul fiume, oggi spesso quasi dimenticato, per accrescere il valore dei meravigliosi borghi, dei tanti beni culturali e ambientali, delle tipicità dell’artigianato e della cucina alla base anche di nuovi percorsi turistici.
Nei prossimi mesi, attraverso incontri e confronti vorremmo definire un ‘contratto di fiume’ per l’integrazione delle politiche di tutela, qualità ambientale e mitigazione del rischio idrogeologico, con la partecipazione delle comunità locali e con il coinvolgimento della Provincia di Rieti e della Regione Lazio".
Noto sin dal tempo dei romani e citato da Ovidio ne "Le Metamorfosi", il Farfa è un corso d’acqua di grande pregio naturalistico, le cui acque fredde e limpide offrono asilo a numerose specie animali e vegetali. Non a caso è uno dei pochi fiumi balneabili di tutta la regione, che collega due aree protette: la Riserva Tevere-Farfa e il Parco dei Monti Lucretili.
Rinomato non solo per le sue bellezze naturali, questo angolo di Sabina vanta anche una importante qualità culturale di cui l’abbazia fondata nel V secolo a Farfa è un emblematico esempio. La carenza di tutela nel tratto compreso tra le due aree verdi rischia di minacciare però lo stato di salute e le condizioni naturali del Farfa.
"Il Farfa è un patrimonio naturale di tutti, che va difeso -spiega Sandro Mancini, presidente Circolo Legambiente Bassa Sabina-. A pesare sulle condizioni di un ampio tratto del corso del fiume ci sono anche scarichi, sia di origine residenziale che industriali, attività estrattive, deviazioni e variazioni del piano della sponda.