Non basta garantire un posto di lavoro sulla carta, se per mantenerlo bisogna percorrere 240 chilometri al giorno e sostenere quasi 400 euro al mese di carburante. È questa la prospettiva che si trovano davanti dieci lavoratori della logistica dei materiali sanitari ed economali della ASL di Rieti: persone che da dieci anni assicurano un servizio fondamentale e che, con il cambio di appalto, dovrebbero spostarsi nei magazzini di Furbara, sulla via Aurelia. Una soluzione per noi inaccettabile, che scarica sui lavoratori e sulle loro famiglie il costo della riorganizzazione”. È quanto dichiara il segretario generale della Fisascat-CISL di Roma Capitale e Rieti, Stefano Diociaiuti, a seguito dell’incontro che il sindacato ha chiesto e ottenuto ieri presso l’Ispettorato del lavoro sulla procedura di cambio appalto.
“Abbiamo richiesto il tavolo per chiedere alla società subentrante di mantenere i livelli occupazionali nel territorio reatino. L’azienda, tuttavia, ha confermato la disponibilità a riassorbire i dieci addetti esclusivamente presso la sede di Furbara. Una condizione che impone spostamenti quotidiani pesantissimi, con costi economici e personali difficilmente sostenibili a fronte di retribuzioni già contenute. Le clausole sociali devono rendere effettiva la tutela dell’occupazione: non possono tradursi in un’alternativa tra rinunciare al lavoro e accettare condizioni insostenibili. Questa vicenda riguarda anche la qualità dei servizi sanitari e il futuro del territorio. La logistica dei materiali sanitari è un anello essenziale della catena che consente a reparti, ambulatori e presìdi di funzionare. Allontanarla di oltre cento chilometri, mettendo a rischio un patrimonio di competenze costruito in dieci anni di attività, può allungare i tempi di approvvigionamento e accrescere il rischio di disservizi. Chiediamo quindi che siano chiarite le ricadute di questa scelta sulla continuità e sull’efficienza del servizio: i pazienti non possono pagarne il prezzo. Convocheremo un’assemblea sindacale per valutare le iniziative di protesta e chiederemo un confronto immediato alla Regione Lazio, alla ASL e alle istituzioni locali. Servono soluzioni che mantengano lavoro, competenze e servizi nel territorio. Rieti non può essere considerata una periferia da cui sottrarre progressivamente funzioni e occupazione: ogni servizio che si allontana indebolisce la comunità e le sue prospettive. Difendere questi dieci posti di lavoro significa difendere anche il diritto del territorio a non essere impoverito” – conclude Diociaiuti.


