Nei giorni scorsi, dalle imprese è stato inviato un numero di domande molto superiore alla capienza finanziaria prevista dai bandi. Il primo bando a cui ci riferiamo è quello relativo al Fondo di Contrasto alla Deindustrializzazione: 100% a fondo perduto fino a un massimo di trecentomila euro, dedicato alle imprese della sezione C del codice ATECO dei Comuni del Lazio nel cui ambito c’è/c’era un consorzio industriale. Per la provincia di Rieti, il bando riguarda le imprese del capoluogo e dei comuni di Cittaducale, Borgorose, Fara Sabina, Frasso, Poggio Moiano, Poggio Nativo, Scandriglia, Pescorocchiano e Magliano. Tutti gli ex consorzi industriali sono però confluiti nel Consorzio Unico del Lazio, del quale sono entrati a far parte 35 nuovi Comuni, di cui 25 appartenenti al Viterbese. La dotazione complessiva del bando, pari a cento milioni di euro, è stata ripartita in lotti da venti milioni di euro destinati ai diversi raggruppamenti di Comuni del Lazio. In ragione dell’ampliamento deliberato dal Consorzio Unico del Lazio, al raggruppamento dei Comuni reatini si sono aggiunti 12 dei 25 comuni del Viterbese.
Gli esiti di quanto descritto sono ancora sconosciuti; quel che è certo è che siamo oltre le 2.660 domande (ultimo protocollo conosciuto), un numero del tutto incompatibile con la dotazione finanziaria. Secondo la nostra stima, calcolata sui numeri del precedente bando, le domande finanziate in tutta la regione potranno essere un numero compreso tra 700 e 800. È necessario dunque che sia il Dipartimento per le Politiche di Coesione della Presidenza del Consiglio dei Ministri, titolare del bando, sia la Regione Lazio, tramite le risorse residue della programmazione 2021–2027, ricerchino ulteriori risorse da destinare alle tante domande che altrimenti resteranno inevase. Discorso analogo per quanto riguarda il bando a “Sostegno agli investimenti produttivi nei territori del cratere”, emanato dall’USR, dedicato alle imprese dei quindici comuni del cratere, che si è chiuso lunedì scorso. Pur non conoscendo il numero preciso delle domande, abbiamo la certezza che anche in questo caso sia ben maggiore di quelle finanziabili. Speriamo perciò che all’originaria dotazione di tre milioni di euro si possa aggiungere un ulteriore stanziamento; altrimenti, anche in questo caso, saranno moltissime le aziende che vedranno deluse le proprie aspettative.


