“Un recente monitoraggio sulle carceri, condotto da Il Sole 24 Ore riporta un primato di Rieti che nessuno aveva finora evidenziato. Sappiamo che il nostro carcere è sovraffollato: a giovedì 19 marzo contava 520 detenuti in 289 posti disponibili, con un affollamento del 180%; tuttavia questa è cosa nota, ormai accertata ed accettata; anche se questo ne fa uno delle carceri più sovraffollate (15° in Italia, 2° nel Lazio dietro Latina, 3° nelle regioni del centro Italia, ma solo perché al 1° posto c’è il piccolo carcere di Lucca dove attualmente sono indisponibili 24 posti sui 59 regolamentari). Sappiamo che a Rieti il personale degli agenti penitenziari è insufficiente, perennemente sotto organico, nonostante gli annunci di nuovi ingressi (ma non si dà altrettanto conto dei pensionamenti…); tuttavia la carenza di organici è anch’essa comune a tutt’Italia. Quello che non si sapeva, prima il quotidiano di Confindustria mettesse insieme i numeri e li confrontasse, è che a Rieti c’è la più alta percentuale in Italia di detenuti per agente previsto in organico: il rapporto è di 2,97 detenuti per ogni agente, ai primissimi posti nella classifica; oggi terzo dietro Cremona, qualche giorno fa secondo solo a quello dell’Istituto di Bollate.
Ma si badi: era sì secondo, ma l’Istituto di Bollate è da decenni riconosciuto come “istituto modello”; con le parole dell’associazione Antigone “è finora stato assunto come esempio di un carcere che funziona: detenuti impegnati in attività lavorative, ricreative, scolastiche (di ogni ordine e grado)”; secondo Ristretti Orizzonti “si è affermato come l’eccezione che conferma la regola: un istituto capace di mettere al centro la rieducazione della persona, il lavoro e la responsabilizzazione dei detenuti. Un vero e proprio modello virtuoso capace di puntare alla funzione rieducativa che dovrebbe essere sottesa alla detenzione, evitando di concepire la pena come puro contenimento”. Non è quindi difficile immaginare che, con la coperta degli organici sempre corta, il DAP impieghi meno agenti laddove sono meno necessari perché lì a Bollate non si parla di “puro contenimento”. Non è però, temiamo, il caso di Rieti dove nonostante la abnegazione degli operatori le opportunità di trattamento sono ridottissime; dunque mentre a Bollate l’alto rapporto deriva da un sereno rapporto tra detenuti ed agenti, a Rieti l’alto rapporto è causa di meno sereno rapporto tra detenuti ed agenti. E si noti che il tasso di 2,97 detenuti ogni agente è sulla pianta organica, ma se si calcolasse sugli agenti effettivi, il tasso sarebbe di 3,37! E se si parla di pianta organica, non è che si possa dire che è una situazione transitoria o che non si riescono ad assumere sufficienti agenti: qui si parla di quelli che è previsto che ci debbano essere.
Quindi, per scendere da questa classifica, neppure basterebbe riempire l’organico degli agenti (anche se non mancano istituti sopra organico, per lo più a Sud ma – di poco sopra organico anche Arezzo o Civitavecchia); va abbassato il numero dei detenuti ed alzato l’organico. Ma in sostanza chi ha la ‘competenza’ per agire su questo primato? Non certo chi ci lavora, di certo chi (DAP o Provveditorato) da Roma decide. Ci sono possibili attori fra i due estremi? Ci sarebbero, sì: la politica e gli amministratori locali; ma non è da oggi che essi sembrano tenersi lontani dalle problematiche del carcere che è parte della loro città e questo primato, che incide pesantemente su detenuti, agenti, operatori, rieducazione e, non ultimo, sicurezza, dipende anche da questa distrazione. Il monitoraggio de Il Sole 24 Ore è su https://www.infodata.ilsole24ore.com/2026/03/18/carceri-italiane-il-sovraffollamento-cresce-ancora-dal-134-al-139-in-otto-mesi-il-nostro-monitoraggio/ Così nella nota Sabina Radicale Rieti










