Con un lungo e scrosciante applauso finale si è chiuso il sipario su “Atafoi. Insepolti” recitato in modo convincente e costruito in modo appassionato da ben 120 tra studentesse e studenti (ed ex studenti e docenti) del Liceo Classico e del Ginnasio “M.T. Varrone” I.I.S. Carlo Jucci di Rieti. Il Teatro Flavio si è presentato stracolmo di spettatori martedì 27 gennaio. Nella Giornata della Memoria (e di tutte le memorie), il pubblico è stato scosso dai giovani sul palco per riflettere su un tema sensibile e molto attuale: dare degna sepoltura a tutti su questa terra, ai giusti e ai criminali, ai nemici e agli amici. Tema non facile, tema attuale, tema classico, lontano dal mondo degli adolescenti e dei giovani, si direbbe; eppure così vicino nelle coincidenze con la loro naturale ricerca di un sentimento di lealtà e di diritti condivisi. I giovani, nell’incoscienza di cosa sia la morte vera, sono attratti in modo ambivalente dal fascino poetico della fine, da sempre sondato dalla psicologia, dall’arte e dalla letteratura, soprattutto antica. Ma in questo caso si è trattato di riflettere sulla celebrazione, sull’esposizione e sullo “spettacolo” della morte attraverso un insieme di atti e riti per commemorare un defunto e domandarsi infine quanto sia attuale la dimensione del Sacro nel senso più ampio del termine. Che significato antico e moderno ha la sepoltura? Va a tutti riservato un funerale degno, anche ai nostri nemici o a quelli che si sono macchiati di delitti? In tempo di guerre, di rovine, di violenze nate da soprusi o da sete di potere e di dominio, quanto è importante riflettere sulla morte, sulla perdita, per difendere la vita e l’azione coraggiosa come quella di Antigone e del coro delle donne?
L’eccellente spettacolo, che nasce da una libera riscrittura dell’Antigone di Sofocle del 442 a. C., è stato riservato per una matinée speciale alle scuole medie di Rieti e Provincia, poi il tardo pomeriggio è stato aperto al pubblico cittadino (ingresso libero fino a esaurimento posti), con la presenza delle autorità civili (tra queste la Prefetta Pinuccia Niglio) e religiose. Grazie all’attiva collaborazione degli esperti esterni del Teatro Jobel e all’associazione Il Samaritano odv, l’evento, recitato in greco con un efficace e attuale adattamento nella traduzione, ha lasciato tutti incantati per la professionalità di regia, recitazione, movimento di scena. La Dirigente scolastica Prof.ssa Paola Testa ha elogiato alunni e docenti che hanno saputo coniugare l’impegno scolastico con quello teatrale raggiungendo questo livello profondo di rappresentazione, ben lontano da ogni corsiva banalità ricreativa.
A fine spettacolo le professoresse Annamaria Magi (responsabile del laboratorio) e Alessandra Orsini (regia) hanno descritto il laboratorio di teatro classico “conosci te stesso” come ricca esperienza culturale e formativa del liceo Varrone che, con valore di formazione scuola/lavoro, affianca da tanti anni la didattica delle discipline di indirizzo della scuola. Gli studenti si sono distinti ognuno per le loro personali peculiarità e attitudini nei vari settori delle arti sceniche: traduzione e scrittura del testo, rielaborazione drammatica, recitazione, danza e coreografie, costumi, scenografie, multimedialità, luci e audio, musica e canto. Oltre alle docenti Magi e Orsini che hanno svolto un lavoro di eccezionale impegno per tirare fuori il meglio dai giovani coinvolti, hanno collaborato la professoressa Anna Maria Zanin per le danze del coro, Manuela Marinelli (già docente dell’istituto) per le immagini di scena e le pubblicazioni, e infine alcuni studenti che si sono diplomati lo scorso anno al Classico.
Così ha detto Anna Maria Magi sul palco: “Questo nostro lavoro che ha tenuto conto delle molteplici interpretazioni e riscritture della tragedia sofoclea, in particolare ad opera di intellettuali illustri come Alfieri, Hegel e Kierkegaard, senza dimenticare le celebri trasposizioni di Bertolt Brecht e di Jean Anouilh a metà del Novecento, è tutto rivolto al personaggio tragico di Creonte e alla sua tragica modernità di uomo di potere sdoppiato, giovane e arrogante decisore, e vecchio disperato, consapevole del suo atto nefasto”. Imponendo per decreto legge di non seppellire il cadavere del suo stesso nipote Polinice, figlio di Edipo, ucciso in una battaglia per l’eredità del potere su Tebe, dal fratello Eteocle, Creonte si contrappone ad Antigone, sorella ostinata e contraria, rispettosa delle leggi divine del ghénos e della sepoltura, al punto da disobbedire allo zio-tiranno e accettare la sua condanna a morte. A sostegno del sovrano troviamo il coro maschile che rappresenta la voce cittadina, quella della Ragion di Stato, contrapposto a quello femminile, che affianca invece la figura di Antigone e inneggia alla sacralità atavica, pre-statale, “naturale”, di un gesto come quello compiuto dall’eroina.
Il cadavere insepolto di Polinice, osceno e scandaloso, segno di empietà per l’umanità di tutti i tempi, rimanda ai destini tragici dei cadaveri insepolti dell’età contemporanea. E Magi incalza: “in Policine vediamo i corpi ammucchiati nei lager, i caduti nelle guerre, gli immigrati annegati, i disperati e i profughi che perdono la vita nei deserti africani o lungo le lande desolate del Vicino e Medio Oriente, ma anche le morti e gli assassini delle nostre nazioni progredite, avvolti ancora nel mistero, irrisolti e occultati, come “rimosso” collettivo delle nostre società cosiddette civili”. Morti che vediamo tutti i giorni sullo schermo di un televisore, con una progressiva riduzione della nostra capacità critica a vantaggio della passività con effetti anestesizzanti. Grandissimi applausi riservati a tutti gli attori protagonisti e alla solista che cantava con voce piena e melodiosa. Ottima la scelta delle musiche contemporanee che hanno costituito uno strumento narrativo invisibile ma potente e le foto di scena riprese dai lager nazisti, dalla realtà tragica di Gaza e dalle profetiche installazioni rosso sangue di Anish Kapoor alla Biennale di Venezia del 2022. Lo spettacolo è stato finanziato grazie al bando Piano Estate 21-27 MIM.
Ines Millesimi
















