“L’approfondimento-studio elaborato dal Nursing Up, in occasione della Giornata internazionale della donna, mette in relazione dati scientifici internazionali e modelli organizzativi dei principali sistemi sanitari europei per evidenziare una questione centrale: la conciliazione tra lavoro sanitario e vita familiare resta uno dei nodi più delicati per le professioniste dell’assistenza. Nel confronto Italia-Europa il nostro Paese appare oggi tremendamente in affanno: mentre nei principali sistemi sanitari del Vecchio Continente la sanità sta rilanciando modelli organizzativi più moderni e programmati, capaci di favorire un migliore equilibrio tra lavoro e vita familiare, in Italia la gestione dei turni e delle risorse resta uno dei nodi più critici. In Europa la professione infermieristica è sempre più al femminile. Secondo dati di organismi internazionali come World Health Organization, Organisation for Economic Co-operation and Development e International Council of Nurses, oltre l’85% degli infermieri europei è donna, una percentuale che conferma come le professioni sanitarie dell’area assistenziale rappresentino uno dei settori lavorativi più femminilizzati nei sistemi sanitari occidentali.
“La sanità europea si regge in gran parte sul lavoro delle donne – sottolinea Antonio De Palma, presidente del Nursing Up – infermiere e professioniste sanitarie garantiscono ogni giorno continuità assistenziale e relazione con i pazienti, ma questo impegno si intreccia spesso con responsabilità familiari e personali che non possono essere ignorate dalle politiche sanitarie”
SANITÀ AL FEMMINILE: LA PRESENZA PIÙ CONTINUA ACCANTO AI PAZIENTI
Le professioni sanitarie non mediche, in particolare infermieri, ostetriche e professionisti dell’assistenza, rappresentano la presenza più continua accanto ai pazienti. Studi pubblicati su riviste scientifiche internazionali indicano che gli infermieri sono i professionisti sanitari che trascorrono più tempo nella relazione assistenziale diretta, garantendo continuità delle cure, monitoraggio clinico e supporto alle famiglie. In particolare ricerche pubblicate su The Lancet Commission on Nursing e sull’International Journal of Nursing Studies evidenziano come il tempo assistenziale infermieristico sia uno dei fattori più direttamente associati alla qualità delle cure, alla sicurezza dei pazienti e alla continuità assistenziale. Una dimensione che rende evidente il ruolo umano e relazionale della professione infermieristica, svolta in larga parte da donne che quotidianamente tengono insieme responsabilità professionali e impegni familiari.
“Ricordare che infermiere e ostetriche sono spesso madri e pilastri delle loro famiglie, oltre che professioniste sanitarie, non è retorica ma fotografia sociale di una professione che sostiene due fronti della cura: quello dei pazienti e quello della vita privata” – continua De Palma.
IL NODO DELLA CONCILIAZIONE TRA TURNI E VITA FAMILIARE
La letteratura scientifica internazionale evidenzia che il cosiddetto work-life balance nelle professioni sanitarie resta una sfida aperta. Studi pubblicati su riviste come BMJ Open e Journal of Nursing Management mostrano che circa il 70% degli infermieri europei segnala difficoltà nel conciliare turni di lavoro e vita familiare, soprattutto a causa di turnazioni notturne, responsabilità assistenziali continuative e difficoltà nella pianificazione dei tempi personali.
“Non è solo un tema di organizzazione del lavoro, ma di sostenibilità della professione», osserva De Palma. «Quando i turni diventano imprevedibili e il carico assistenziale cresce, la prima dimensione a soffrirne è proprio quella dell’equilibrio tra lavoro e vita privata”.
SODDISFAZIONE DELLE PROFESSIONISTE SANITARIE: IL PREOCCUPANTE DIVARIO TRA ITALIA ED EUROPA
Le indagini europee sul benessere lavorativo nelle professioni sanitarie indicano che nei Paesi con modelli organizzativi più strutturati cresce anche il livello di soddisfazione professionale delle infermiere, soprattutto rispetto alla possibilità di conciliare lavoro e vita familiare. Le analisi comparative condotte nell’ambito del grande studio europeo RN4CAST, pubblicate anche sul Journal of Nursing Management e su riviste internazionali di organizzazione sanitaria, evidenziano infatti che nei sistemi sanitari con maggiore stabilità organizzativa e programmazione dei turni gli infermieri riportano livelli più elevati di soddisfazione lavorativa e minori difficoltà nella gestione dell’equilibrio tra lavoro e vita privata. Insomma, nei sistemi sanitari di Germania, Francia, Regno Unito, Belgio e Paesi Bassi sono più diffusi strumenti organizzativi che favoriscono la stabilità lavorativa, come programmazione anticipata dei turni, team assistenziali più strutturati e percorsi di sostituzione del personale più rapidi. Questi modelli organizzativi sono stati analizzati da numerose ricerche sull’organizzazione del lavoro infermieristico pubblicate sull’International Journal of Nursing Studies e richiamate anche nella Lancet Commission on Nursing, che evidenzia come sistemi sanitari con maggiore pianificazione della forza lavoro e modelli assistenziali più strutturati favoriscano condizioni di lavoro più sostenibili per gli infermieri. In Italia, al contrario, vengono segnalati livelli di soddisfazione professionale più bassi proprio sul tema della conciliazione tra lavoro e vita privata, con molte professioniste che indicano nella gestione dei turni e nella pressione assistenziale i principali fattori critici. Lo confermano studi internazionali comparativi come il progetto europeo RN4CAST (Nurse Forecasting in Europe) pubblicato su BMJ Quality & Safety e le ricerche sull’organizzazione del lavoro infermieristico pubblicate sull’International Journal of Nursing Studies e sul Journal of Nursing Management, che evidenziano come nei sistemi sanitari caratterizzati da maggiore pressione assistenziale e minore stabilità nella programmazione dei turni gli infermieri riportino livelli più bassi di soddisfazione lavorativa e maggiori difficoltà nel bilanciare vita professionale e familiare.
“Il confronto europeo è chiaro – sottolinea De Palma – dove l’organizzazione del lavoro è più stabile e programmata, le professioniste sanitarie riescono a trovare un equilibrio più sostenibile tra lavoro e famiglia” .
BURNOUT TRA GLI INFERMIERI: UNA SFIDA PER I SISTEMI SANITARI
Un altro elemento che emerge dalla letteratura scientifica riguarda il fenomeno del burnout. Studi pubblicati su riviste come The Lancet e International Journal of Nursing Studies indicano che tra il 30% e il 40% degli infermieri nei sistemi sanitari occidentali mostra livelli significativi di burnout professionale, legati principalmente a carichi assistenziali elevati e turni complessi. Il burnout non incide solo sul benessere degli operatori ma può avere ricadute sulla qualità del lavoro, sulla relazione con i pazienti e sull’equilibrio della vita familiare, diventando una delle principali sfide organizzative per i sistemi sanitari moderni.
“Questo dimostra, afferma De Palma, che la problematica dei carichi di lavoro e delle responsabilità è presente in Italia come in Europa, ma nella Ue sono le politiche sanitarie e l’organizzazione a fare la differenza e a tendere una mano alle professioniste”.
ITALIA: RESILIENZA PROFESSIONALE E ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO
Nel caso italiano gli approfondimenti di Nursing Up evidenziano come le professioniste sanitarie, come non mai nel contesto storico post-Covid, dimostrino una straordinaria capacità di resilienza professionale, pur operando spesso in contesti organizzativi complessi. Le criticità più frequentemente segnalate riguardano una realtà italiana che, rispetto alla maggior parte dei paesi europei, emerge in negativo con turnazioni poco prevedibili e carichi assistenziali elevati, fattori che possono rendere più difficile programmare la vita familiare e il tempo personale.
“Valorizzare il lavoro delle professioniste sanitarie significa rafforzare la qualità dell’assistenza – conclude De Palma – servono politiche organizzative moderne, una migliore programmazione del lavoro e modelli che permettano davvero di conciliare professione e vita familiare. Perché una sanità che sostiene le sue professioniste, le sue donne della sanità, è una sanità che funziona meglio per tutti: operatori e pazienti”.
Così nella nota il Sindacato Nursing Up




