“Quattro anni fa commossero il mondo con la loro forza, la loro fierezza, la loro determinazione e costrinsero il mondo a prendere atto di quanto grave fosse la loro situazione e di quanto fosse importante reagire ed offrire libertà a tutte le donne. Uno svelamento, in tutti i sensi, che chiamava alla presa di coscienza. Il gesto di tagliarsi i capelli, nel 2022, dopo la morte di Masha Amini, divenne il simbolo di una protesta che attraversò confini e culture. Un atto di resistenza e non il primo: l’8 marzo del 1979, dopo un mese dalla Rivoluzione iraniana, le donne scesero in piazza per protestare contro l’hijab e il ritorno ad un abbigliamento imposto dal regime religioso. Da allora censure, fermi, arresti della polizia religiosa. Oggi la loro situazione si ripete e rispondono con la stessa fierezza e, a quanti dicono che l’8 marzo è solo un vecchio rito celebrativo di una libertà che ormai tutte le donne hanno, loro ricordano che non è così né per tutte le donne né in tutti i Paesi. Purtroppo è la cronaca a dettarci l’agenda. I fatti di guerra di questi giorni lasciano poco spazio ai rituali e ai simboli ma noi abbiamo buona memoria e l’aver messo insieme, molte volte, molti ricordi rafforza il nostro impegno per i diritti e non ci fa desistere dal lavorare affinché l’istruzione sia strumento di emancipazione e libertà, in qualunque posto si viva”.
Così nella nota Francesca Ricci Segretaria nazionale della UIL Scuola




