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Oltre Confine

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L'Associazione Oltreconfine è un soggetto indipendente, apartitico e aconfessionale, costituito da persone che si pongono l'obiettivo della pratica della solidarietà verso i più deboli e del miglioramento delle loro condizioni di vita.

A tale scopo intende pensare, progettare, realizzare e comunicare attività di collegamento e cooperazione utili per coloro i quali, vicini o lontani, versano in stato di bisogno, con particolare attenzione ai minori, considerati uomini di un futuro che desideriamo migliore.

L'Associazione è, poi, consapevole che un lavoro in questa direzione consente di concentrare parte della propria vita su esperienze e presupposti di solidarietà, orientati alla generosità umana prima che materiale, riconoscendo in ciò, oltre al loro valore esistenziale, gli strumenti indispensabili per la costruzione di un mondo in cui non ci sia più bisogno di Associazioni come questa, ma che sia popolato da un'umanità più evoluta e sensibile.

In questo ambito e con queste prospettive, gli associati dedicano, in modo e misura differenti, le loro disponibilità, le loro attitudini, le loro conoscenze attivando strumenti progettuali, comunicazionali, relazionali e culturali utili al raggiungimento degli obiettivi associativi.

Nei confronti dei propri interlocutori, siano essi donatori, simpatizzanti, associati, semplici contatti, l'Associazione opera con l'intento di comunicare chiaramente i propri progetti, di realizzarli, di comunicare i risultati conseguiti.

Sotto questo profilo l'Associazione dedica particolare attenzione nella rendicontazione e comunicazione chiara e completa delle risorse raccolte, di quelle impiegate e del risultato ottenuto con dette risorse.

L'Associazione è aperta a chiunque condivida queste finalità e questi metodi ed opera in aperta collaborazione con altre associazioni che abbiano finalità analoghe e progetti condivisi, chiedendo e offrendo il proprio lavoro e le proprie risorse, ma verificando anche nel concreto che quanto prodotto non venga utilizzato in modo negligente o per fini diversi da quelli umanitari e chiedendo, pertanto, ad ogni partner di lavoro la totale visibilità sui processi che determinano e finalizzano le azioni intraprese '.

 

Come previsto dal piano di intervento annuale della nostra Associazione, è stata condotta una missione in Eritrea dal 25 novembre al 2 dicembre scorsi.

La missione, composta da Enrico Deodati e Giancarlo Cantonetti, aveva diversi obiettivi.

Innanzitutto quello di prendere visione delle opere condotte a termine con il denaro che lo scorso anno avevamo lasciato a Padre Andrea (costruzione di due tukul e di una cisterna di acqua alla periferia di Keren).

Volevamo poi verificare la costruzione di un pozzo nella missione di Mehlab, come ci era stato chiesto da Padre Andrea: a tale scopo abbiamo raccolto nel corso di qualche mese circa 20 ml. che avevamo provveduto ad inviare al missionario francescano, già dal mese di settembre.

Inoltre avevamo necessità di allacciare relazioni con le autorità locali al fine di dare inizio ad una campagna di raccolta fondi per l’invio di una trivella per scavare pozzi: l’innegabile utilità di un tale macchinario risulta evidente laddove si tenga conto che in tal caso il costo di un pozzo si abbatte di circa il 75%, rendendo molto più facile la realizzazione del singolo pozzo e consentendo un ammortamento del costo della trivella nell’arco di dieci-quindici pozzi.

Questa operazione è più complessa per svariati motivi.

In primo luogo la necessità di reperire i fondi necessari, circa 100-120 ml. complessivamente, tra acquisto della trivella, acquisto di un minimo di parti di ricambio, invio in Eritrea.

In secondo luogo la necessità di avere delle garanzie politiche, da parte elle autorità, circa il fatto che una simile unità tecnica sia fatta funzionare ad un ritmo congruente con i benefici attesi e che non vi siano ostacoli di nessun genere.

In terzo luogo, dobbiamo avere delle garanzie che u tale macchinario rimanga nella disponibilità dell’associazione per poter essere utilizzata anche altrove.

Proprio per questi motivi avevamo preso contatto anche con l’ambasciata eritrea a Roma, per esporre il nostro progetto.

Il Dottor Hailè, dell’ambasciata, ci ha fornito il nominativo di Stefano Stirpe, un professionista italiano che lavora da anni nel settore della cooperazione internazionale e che da qualche mese si è stabilito in Eritrea.

Stefano Stirpe è sostanzialmente il responsabile operativo di una Organizzazione Non Governativa eritrea, (ESCA, Eritrean Solidarity and Co-operation Agency), che lavora proprio con progetti sull’acqua, e con lui ci siamo sentiti prima di partire per incontrarci ad Asmara.

La situazione nel paese non è molto diversa da quella che trovammo lo scorso anno, in termini di necessità delle popolazioni.

I colloqui, ancora in corso, tra autorità etiopiche ed eritree, con la mediazione internazionale, per la definizione dei confini, ha fatto sì che la tregua, firmata a giugno dello scorso anno, non si sia ancora trasformata in accordo di pace. Questo induce una situazione di precarietà soprattutto per ciò che riguarda la ripresa della vita normale, specie nelle zone di confine devastate dalla guerra.

Esistono ancora campi profughi, anche se in alcune zone sono rientrati nei loro villaggi attualmente in ricostruzione.

La prima area che abbiamo visitato, nella giornata di martedì, è stata la missione di Mehlab, che lo scorso anno non avevamo potuto visitare a causa delle piene dei torrenti, che impedivano l’accesso interrompendo le strade. L’accesso è risultato particolarmente complesso anche quest’anno, in quanto l’unica via è una mulattiera difficile anche per un fuoristrada, che costeggia dei rilievi con massi spesso in bilico.

Lì abbiamo fatto un sopralluogo con Padre Andrea, dal quale è emerso che l’unica possibilità di costruire un pozzo, con il denaro inviato, è quella di farlo a mano, utilizzando mano d’opera locale. Il denaro inviato dovrebbe servire anche a riaprire la strada interrotta da un masso, caduto a causa delle piogge torrenziali.

La costruzione del pozzo avrà inizio in questi giorni.

Nei due giorni seguenti, insieme a Stefano Stirpe, abbiamo condotto una ricognizione nelle zone interessate dalla guerra a poche decine di km. dal confine con l’Etiopia.

In tutta questa zona sono ancora all’opera le agenzie per lo sminamento del terreno oltre alle agenzie umanitarie per la ricostruzione dopo l’emergenza.

Abbiamo visitato in particolare Tsorona e Senafè, due cittadine occupate dall’esercito etiopico e con i segni ancora delle battaglie e dell’occupazione.

In quest’area così come in altre dell’Eritrea il problema dell’approvvigionamento dell’acqua è sicuramente quello più sentito, ci sono donne che camminano ore ed ore per andare a prendere l’acqua che poi può essere trasportata per le quantità strettamente necessarie e non, ad esempio, per irrigare.

Per questo motivo il nostro interlocutore ha apprezzato di buon grado la nostra intenzione di portare giù una trivella, comprendendo peraltro le nostre necessità in ordine alle garanzie di cui parlavamo prima, potendo così dar luogo ad un’efficace sinergia

La sua ONG, che si è già attivata per la costruzione di pozzi, sta lavorando alla presentazione di un progetto allo UNDP (United Nations Development Programme) per portare l’acqua in un’intera regione dell’Eritrea, e se potesse contare sul nostro apporto per la trivella, tale progetto potrebbe essere facilmente finanziato (perché ci sarebbe un notevole abbattimento di costi), cosicché nell’arco di qualche mese si potrebbe risolvere il problema dell’acqua per decine e decine di migliaia di persone.

 

Tale centro di formazione è in realtà un complesso piuttosto vasto a due piani, con aule, servizi, stanze per audiovisivi, uffici, etc. per la cui realizzazione servirebbero, stando al preventivo presentatole, centinaia di milioni.

In realtà il preventivo era spropositato e, infatti, facendo una mini analisi di mercato abbiamo subito capito che basta meno della metà del denaro: comunque sempre dell'ordine dei duecento milioni…sono troppi e ci vuole tempo per raccoglierli.

Allora Suor Annamaria ha pensato, intanto, di far costruire due aule, complete di bagni, con soletta per il piano superiore, nelle quali si potesse comunque cominciare a fare attività di formazione ed il cui costo si riduce a un decimo.

Terza e ultima missione che ho avuto modo di visitare è stata quella di Mendefera, dove opera padre Michele Pietros, anche lui cappuccino.

Il colpo d'occhio all'entrata del paese era decisamente originale.

Il villaggio si trova tra due alture collinari, abbastanza scoscese, nelle quali si ergono due costruzioni monumentali costruite negli anni '60 (ciascuna del valore di svariati miliardi), linde e pinte, che costituiscono due cattedrali, nonché conventi, nonché seminari, uno cattolico e l'altro ortodosso (si narra che siano state costruite in contemporanea, facendo addirittura a gara tra quale fosse la confessione che riuscisse per prima ad erigere e ad ergersi verso il cielo): nel villaggio sottostante la miseria totale, con strade piene di fango ed una vera e propria bidonville, abitata da persone che non hanno nulla, assolutamente nulla.

Padre Michele conduce un'esperienza nobile ed efficace: nella missione vengono accolti e fatti studiare gratuitamente i bambini di famiglie povere fino all'età dell'università.

Come padre Michele ha candidamente ammesso, lui stesso effettua la selezione tra questi bambini scegliendo quelli che sono più promettenti e garantendo loro vitto e alloggio, oltre l'insegnamento, per modo tale che questi possano avere un futuro.

Qualora maturino altre capacità, che consentirebbero a questi ragazzi di poter lavorare per aiutare la famiglia, egli cerca di reperire le risorse per avviarli in queste attività.

Oltre a ciò si preoccupa di seguire alcuni villaggi, dove la povertà è totale, e per i quali auspica non adozioni a distanza di singoli bambini, che creerebbero discriminazioni tra le diverse famiglie, bensì adozioni collettive.

Oltre quindi al denaro necessario per tutte queste attività, padre Michele ha fatto anche una richiesta di generi alimentari, per la precisione riso, riuscendo a quantificare in ca. 30 tonn. il fabbisogno per un anno per l'alimentazione di 140 persone (tra famiglie povere e studenti della scuola)

In aggiunta alle attività di questi missionari, essendo ospite di casa Biasiolo, Nadia Biasolo e Guido Camplani (che peraltro mi aveva gentilmente accompagnato alla missione di padre Michele) mi hanno parlato dell'attività del Comitato Debarwa, dal nome del campo smantellato prima che arrivassi.

Tale comitato è nato per iniziativa di alcuni italiani residenti, tra cui Nadia e Guido.

L'attività ha consistito prevalentemente in interventi mirati a favore dei bambini nel campo suddetto e, data l'ulteriore disponibilità di fondi, sarebbe loro intenzione ricostruire degli edifici da adibire a scuole nei villaggi vicini al confine, distrutti dall'invasione, dotando anche i bambini del necessario materiale didattico.

Data la precarietà della tregua, questo intervento potrebbe correre il rischio di risultare vano, per cui ho suggerito di vedere se non fosse possibile fare qualcosa per l'orfanotrofio di Asmara, delle cui gravissime condizioni ci aveva parlato suor Elisa Kidanè.

L'orfanotrofio è gestito dal governo, però il Comitato Debarwa, proprio per la sua attività durante la recente crisi, è uno degli organismi che hanno accordi con l'ERREC per la gestione di aiuti: da questo punto di vista potrebbe essere auspicabile un intervento (qualora il comitato lo ritenesse opportuno) a favore dei bambini dell'orfanotrofio, intervento che potrebbe essere supportato anche da noi.

Riporto di seguito le richieste che ci sono state fatte:

Richiedente Richiesta Costo

Padre Andrea Gazo Casette in blocchetti e zinco 1.200.000

(o tukul, abitazione tipica) (1.000.000)

Riparazione tukul delle famiglie 2.000.000

povere e aiuti ai poveri

Cisterna per l'acqua 600-700.000

Pozzo Missione Mehelab 13-14.000.000

Mucca di razza da latte 1.000.000

Motocarrozzette per mutilati 4.000.000/una

Contributo per la stampa di un libro 4.000.000

scritto da una vittima della guerra

Suor Annamaria Soriolo Costruzione di due aule per 20.000.000

la formazione delle donne

Padre Michele Pietros Denaro per pozzi, adozioni collettive,

adozioni di studenti della scuola

Riso, 300 qli.

Il denaro da me lasciato a padre Andrea, circa 2100 dollari, consentirà di costruire almeno due, ma forse anche tre, ricoveri sicuri, una cisterna d'acqua, l'acquisto di una mucca da latte e di assistere le famiglie più povere.

Padre Andrea mi ha già scritto comunicandomi l'inizio delle costruzioni e ringraziando nuovamente per la nostra solidarietà.

Anche padre Michele mi ha scritto, tramite l'e-mail di Nadia, chiedendomi il riso.

A tutti ho garantito il nostro interessamento per intervenire in progetti condotti in maniera trasparente e di chiara efficacia.

Considero inoltre quest'esperienza una splendida occasione per tutti di fare solidarietà in maniera concreta e voglio ringraziare sin d'ora tutti coloro che renderanno possibili questi progetti di aiuto a popolazioni estremamente bisognose.

Il presidente di Oltreconfine

E. Deodati

Riferimenti:

P. Andrea Gazo - Capuchin Friary , St. Anthony Church, P.O. Box 30, Keren, Eritrea,

tel.00291-1-401044 (Keren), fax 00291-1-121744 (Asmara)

P. Mikael Pietros - OFM Cap, P.O. Box 3, Mendefera, Eritrea,

tel. 00291-1-611027

Suor Annamaria Soriolo - Catholic Eparchy of Keren, P.O. Box 460, Keren, Eritrea

tel. 00291-1-401907,401604 (fax)

Oltre ConfineCON IL VOSTRO AIUTO VERRA’ ACQUISTATA UNA TRIVELLA PER LA COSTRUZIONE DI POZZI IN ERITREA.

 

I VERSAMENTI POSSONO ESSERE EFFETTUATI A:

ASSOCIAZIONE OLTRECONFINE
C.C. 592000 ABI 03027 CAB 20600


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Ufficio Rieti: Viale dei Flavi, 7 - 02100 Rieti

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Ultimo aggiornamento Giovedì 22 Ottobre 2009 11:09