NAZZARENA DESIDERI

 

A volte si ha voglia di dire delle cose, di se, della propria vita, ma non si sa a chi dirle, non si sa con chi parlare. Vi parlo della mia vita che non è mai stata facile, causa la poliomielite che mi ha colpito all’età di tre anni. I miei genitori erano molto poveri, così sono cresciuta in un collegio a Firenze, lontano da loro e lì ho studiato, ho conseguito la licenza magistrale, il diploma di stenodattilografia, ho imparato a suonare il pianoforte. Sentivo un gran vuoto affettivo perché la vita con le suore era molto dura e insopportabile, da lì è iniziata la mia ribellione. Con un gruppo di ragazze scrivemmo ad un programma televisivo TV7; c’interrogavamo sul nostro futuro. Ho sempre avuto voglia di lottare; ho partecipato a battaglie contro le barriere architettoniche nella sede del Consultorio famigliare (mancava l’ascensore) e, recentemente, per l’agibilità della “sala di lettura” nel Teatro Vespasiano e per l’aumento dei posti riservati ai disabili nel parcheggio dell’Ospedale di Rieti. I disabili vivono in un disagio continuo, se si fa un piccolo passo ci chiediamo se riusciremo ad arrivare a destinazione. Nessuno ci prende sul serio, pacche sulle spalle, sorrisini e via! Rieti è piena di barriere a cominciare dai marciapiedi sprovvisti di scivoli, strade rattoppate alla meglio, finendo con gli edifici, pubblici e privati, pieni di scale senza ascensori. Quante volte sono stata oggetto di derisione, ho lasciato il tutto dietro le spalle, anzi lo spregio mi ha rafforzato. Abitavo a Roma quando ho avuto la mia prima figlia; fui abbandonata al terzo mese di gravidanza tutti cercavano di convincermi ad abortire ma non ascoltai nessuno partorii la mia Sara che oggi ha 26 anni ed è madre di due bellissime bambine: Aurora e Giorgia, vedete sono anche nonna. Ho dato lezioni private ed ho tirato avanti. Più tardi mi sono sposata ed ho avuto un’altra bambina, la mia Maria Laura che oggi ha 24 anni e si sta laureando in scienze infermieristiche. Ancora una volta sono rimasta sola con le mie bambine e ancora una volta ci sono riuscita. La mia disgrazia è diventata l’occasione per prendere coscienza dei miei diritti, la consapevolezza l’ho fatta diventare politica, perché guardandomi intorno ho costatato che sono in tanti a vivere male, per i motivi più vari; mi sento solidale con tutti. Sono irrequieta, non mi fermo alle cose comuni, mi piace leggere, informarmi per andare “oltre”, per sentirmi libera. Mi sembra importante uscire dai ruoli che c’imprigionano; se tutti si sforzassero di superare i loro stessi limiti mentali la vita di ognuno di noi sarebbe più semplice e più gioiosa.
Mi si chiede perché mi sono candidata con il PCL, un partito che è poco visibile e quindi con poche possibilità di farcela; semplicemente perché sento che è il mio partito, perché mi rappresenta in tutte le mie attese. La novità? Parlare con semplicità alla gente di quello che abbiamo in mente di fare.
Il segretario dei DS Fassino l’altro giorno ha affermato che il comunismo è finito. Moltissime cose nella società, nell’economia e negli stessi modi di produzione sono cambiati, ma lo sfruttamento resta e la società è ancora divisa tra ricchi e poveri, tra sfruttati e sfruttatori. Penso invece che nel XXI secolo le ragioni del comunismo possono diventare più forti e liberatorie che nel passato. È questo quello che penso ed è la ragione che mi ha indotta a candidarmi.