- DISPOSIZIONI AMM.PROV.
Rieti
- FIUMI
Rieti
- LAGHI
Rieti
- NEI FIUMI
Rieti
- NEI LAGHI
Rieti
- LAGHETTI PESCA SPORTIVA
Rieti
- ESCHE
Rieti
- CANNE
Rieti
- MULINELLI
Rieti
- GALLEGGIANTI
Rieti
- TECNICHE
Rieti
- SOCIETA' SPORTIVE
Rieti
- RICETTE
Rieti
- GALLERIA FOTO
Rieti
- HOME PAGE
 
galleggianti galleggianti galleggianti galleggianti galleggianti galleggianti
  galleggianti   galleggianti
galleggianti

TECNICHE DI PESCA

SPINNING

E’ una tecnica di pesca che si effettua lanciando e recuperando delle esche artificiali.
Questa tecnica obbliga chi la pratica ad effettuare lunghe camminate sulle rive del fiume in quanto la preda da catturare va ricercata, effettuando lanci sempre in posti diversi.
Può essere praticata in acqua dolce ed in mare diversificando le varie tipologie di pesce che possono essere insidiate.
In acque dolci potremmo catturare lucci, persici trota, persici reali, cavedani, trote e aspi nei laghi, mentre trote e cavedani nei fiumi.
In mare, è possibile catturare spigole, aguglie e serra da riva, altro discorso va fatto a riguardo dello spinning da barca.
In generale le canne utilizzate vanno dai mt. 1,80 ai 3,00 mentre i mulinelli variano a seconda della lunghezza della canna e dello spessore del filo che verrà utilizzato, ad esempio per la pesca alla trota nel fiume utilizzeremo una canna di mt. 2,70 con un mulinello che contenga almeno 100 mt. di monofilo dello 0,30, idem per il mare, mentre per il torrente una canna da mt. 1,80 fino a mt. 2,40 ed un mulinello che contenga 100 mt.di filo 0,22.
Le esche utilizzate sono molteplici, si va dai cucchiaini rotanti a quelli ondulanti, dai minnow ai gommati.

 

AL COLPO

Con il termine pesca al colpo intendiamo quella pesca effettuata nei laghi con canne fisse o con mulinello aventi all’estremità il galleggiante.
Si effettua lanciando lo stesso ad una distanza stabilita dopo aver misurato il fondo e possibilmente dopo aver pasturato con specifiche pasture che troviamo in commercio.
Il galleggiante va piombato in maniera che il pesce no ne avverta il peso.
Le piombature sono molteplici per tipo e grammatura.
La pesca al colpo è una disciplina che trova la sua massima espressione nel settore agonistico, dove i pescatori si confrontano in vere e proprie gare con vincitore colui che riuscirà, nel termine stabilito, ad avere il maggior peso di pesce.
Per effettuare le gare necessita l’iscrizione presso una società affiliata FIPSAS.
Per praticare la pesca al colpo, ci vuole molta passione, ed è fondamentale l’allenamento.
Alla base di questa tecnica, bisogna sviluppare una grande velocità perché la quantità di pescato determina la gara, capita infatti che molte volte si pescano alcuni pesci di grossa taglia ma non vince, perché si è magari superati da chi ha pescato qualche centinaio di pesci piccolissimi.

 

ALLA PASSATA

Tale tipologia di pesca viene esercitata lungo i corsi di acqua corrente.
Viene effettuata con canne bolognesi che vanno dai 4,00 ai 7,00 mt. munite di mulinello e galleggiante, o con canne teleregolabili di lunghezza variabile dai 6,00 ai 13,00 mt. munite di mulinello, ma a differenza delle bolognesi che presentano un galleggiante esse hanno lungo il monofilo o addirittura all’estremità un piombo o una serie di piombi.
Con il galleggiante, prima di iniziare, dobbiamo misurare il fondale di pesca effettuando alcune passate di prova cosicché si riesca presentare l’esca nel migliore dei modi, questa operazione è facilitata con l’utilizzo della “sonda”, un piccolo attrezzo che, applicato direttamente sull’amo e calato in acqua, permette di sapere sia l’altezza dell’acqua sia il tipo di fondale su cui ci accingiamo a pescare.
Con la teleregolabile è molto più semplice perché dobbiamo far passare il piombo sul fondo facendo chiaramente attenzione ai vari incagli presenti in modo consistente lungo i corsi d’acqua.
La piombatura può essere con tanti pallini piccoli di piombo uguali staccati tra di loro e posti ad uguale distanza l’uno dall’altro, oppure a “scalare”, mettendo i pallini più piccoli più vicini all’amo. Tra amo ed ultimo pallino ci può essere un metro di lenza libera in cui il solo peso è dato dall’amo, più l’esca.
Tale costruzione delle montatura permette un’entrata in pesca della lenza lenta, una sensibilità eccezionale ed una presentazione più naturale dell’esca.
Pescando, in acque mosse, la piombatura dovrà essere raggruppata, tutta verso l’amo, per avere un’entrata in pesca veloce della lenza, in questi casi è preferibile l’uso della torpilla (piombo a forma di goccia) fermata prima dell’esca con un pallino o con una girella.
Nei corsi di acqua corrente la pasturazione è vietata e le esche consentite sono
camole e lombrichi.

Pesca alla passata
 
Pesca alla passata
 
Tecniche di pesca
 

A MOSCA

La tecnica della pesca con le mosche, chiamata anche pesca con coda di topo, prevede l’uso di esche artificiali non appesantite che devono lavorare a profondità diverse appena sotto la superficie dell’acqua. Questa tecnica con la mosca sommersa si rivela valida tutto l’anno.
Viene effettuata con una attrezzatura composta da canna di diverse lunghezze, mulinello per pesca mosca, detto contenitore di coda, e vari accessori a supporto del pescatore.
Tale attrezzatura è necessaria per poter lanciare la mosca (avente pesi di frazioni di grammo) a diversi metri di distanza, tramite delle tecniche di lancio a volte molto complicate, al fine di posare l’artificiale nel miglior modo possibile in acque spesso mosse.
Se le trote si alimentano in superficie, principalmente in primavera e in autunno, e i cerchi ed i salti nell’acqua ci confermano che i pesci sono pronti a cibarsi di insetti sopra o subito sotto la superficie dell’acqua, è necessario utilizzare terminali di diversa lunghezza e spessore che possono essere costruiti con fili di varia sezione uniti da nodi particolari all’estremità dei quali viene legata la mosca
Le canne utilizzate sono particolari perché possiedono la placca porta mulinello all’estremità terminale dell’impugnatura della canna ed il mulinello è circolare e contiene invece del monofilo la così detta “coda di topo” dalla particolare forma conica.
Per i nostri fiumi la lunghezza della canna va da 7” a 9” mentre per i laghi da 8” a 10”.
Le mosche artificiali si suddividono in:
- secche il cui scopo è attirare il pesce in superficie e sono quindi realizzate con materiale galleggiante;
- sommerse utilizzate sotto la superficie dell’acqua e sono quindi realizzate con materiale che tende a non galleggiare;
- ninfe che imitano insetti acquatici muovendosi sotto la superficie dell’acqua, sono realizzate con materiale che non è idrorepellente e a volte sono appesantite con piombini;
- streamer usate per insidiare pesci predatori tendono infatti ad imitare avannotti in difficoltà sotto la superficie dell’acqua;
- popper tipici della pesca del black-bass realizzati con materiale galleggiante come balsa, pelo di cervo e altro materiale simile.
Il fattore tempo influenza molto la pesca con la mosca infatti pioggia o bassa pressione aumentano la quantità d’insetti che cadono in acqua.
Prima dei temporali i pesci sono molto attivi in quanto al pari degli insetti, di cui si nutrono, percepiscono l’abbassarsi della pressione atmosferica.
Piogge intense, provocano, invece, un rapido innalzamento del livello delle acque, facendo cessare l’attività dei pesci in superficie.
Chi pratica la pesca a mosca si immerge in una tradizione che ricerca il pesce, lo scova, lo cattura, rispettando sempre l’animale e rilasciandolo nel suo ambiente con minor danno possibile

Pesca alla coda di topo
 

ALL’INGLESE

La tecnica all’inglese consente di pescare con lenze molto leggere fino a superare i 50 metri dalla riva, ed è questa la sua particolarità.
La lenza e’costituita da un galleggiante montato attraverso un moschettone con una girella sul parastrappi a mezzo di appositi congegni disponibili in commercio, oppure per mezzo di un paio di pallini di piombo del numero 7-8.
Il galleggiante può essere sia fisso che scorrevole in funzione del fondale di pesca.
Al di sotto del galleggiante si mette un filo di diametro inferiore a quello del parastrappi (phi 0.14-0.18) all’estremità del quale si lega una girella singola o doppia alla quale ,a sua volta, viene fissato il terminale con diametro ancora inferiore al filo terminale.
All’estremità del terminale si monta l’amo. Tra il galleggiante e la girella possono essere inseriti pallini di piombo per un corretto funzionamento della lenza in acqua.
L’azione di pesca consiste nel lanciare il galleggiante, quindi la lenza, ad una distanza che deve mantenersi, possibilmente, costante per tutta la battuta di pesca.
Il lancio della lenza avviene frustando la canna e non accompagnandola come avviene invece, nel lancio con la bolognese.
Una volta caduto in acqua il galleggiante, si immerge la punta della canna in acqua a circa 15 cm. e si recuperano velocemente 2 o 3 metri di filo.
Tale recupero veloce provoca la rottura di tensione dell’acqua in superficie e il conseguente affondamento del filo al di sotto della stessa.
L’affondamento del filo risulta fondamentale se l’azione di pesca si svolge con presenza di vento, essendo il filo al di sotto dell’acqua, esso non risente del suo effetto, facendo in modo che si riesca a ferrare con la massima precisione.
L’abboccata del pesce si manifesta sempre in maniera decisa fino alla scomparsa dell’astina del galleggiante essendo particolarmente sensibile.
La ferrata deve avvenire in maniera repentina ruotando la canna, che generalmente si tiene con la punta bassa vicino alla superficie dell’acqua tramite appositi appoggi,  sopra la testa facendogli compiere un angolo di circa 90 gradi.

 

LEGERING

Il legering è una tecnica nata alla fine degli anni sessanta in Inghilterra, facile da praticare, che permette di poter essere utilizzata ovunque. La tecnica del legering è elementare con risultati particolarmente soddisfacenti. Si basa essenzialmente sull’utilizzo di attrezzature leggere e terminali sottili e mira alla cattura di prede che si alimentano in fondali melmosi.
La pesca a legering si pratica con il pasturatore, che ha come attacco dei moschettoni, dove è possibile mettere dei piombi. Uno dei lati più interessanti e affascinanti della pesca a legering è la necessità di utilizzare dei terminali di diametro molto sottile (0,08 0,10 0,12) e lunghi dai 70 cm ai 2 mt, con ami piccolissimi (20/14), per conferire massima libertà di movimento all’esca.
I mulinelli da utilizzare saranno di media grandezza non molto veloci, ma capaci di un recupero senza sforzo, caricati con circa 200 mt di filo 0,18/20.
La pasturazione è a base di soli bigattini, o mischiati a della pastura da fondo inserita nel pasturatore, oppure, se si utilizzano i piombi, lanciando delle palle di pastura con la fionda.
Il pasturatore si svuota molto velocemente pertanto, dopo aver pasturato inizialmente, si consiglia di mettere del nastro adesivo intorno allo strumento liberando solo pochi buchi, affinché i pesci non si sfamino facilmente.

 

TROTA LAGHETTO

Furono I pescatori novaresi gli inventori di questa tecnica, con la quale vinsero nel 1990 il titolo italiano. Il nome di questa tecnica nasce dal movimento che viene fatto fare alla canna, che deve, appunto, tremolare incessantemente, con lo scopo di far avanzare a scatti velocissimi l’esca. L’esca avanzando e fermandosi con scatti rapidissimi e incessanti stimola fortemente la preda. . Per un corretto funzionamento di questa tecnica il calcio della canna deve premere strettamente contro l’avambraccio e la mano che impugna la canna deve far tremare il cimino molto velocemente in su e in giù.
Allo stesso tempo la mano sinistra deve far girare la manovella del mulinello lentamente, facendo avanzare l’esca nella direzione voluta.
Tenere la canna alta o bassa non fa alcuna differenza, l’importante è mantenere il filo sempre teso.
Per fare anche girare l’esca durante l’operazione di recupero bisogna utilizzare una girella tripla da applicare nella parte finale del filo a circa un metro, un metro e mezzo dall’amo.
Nei laghetti di pesca sportiva le esche abitualmente utilizzate per tale tecnica sono le camole del miele (generalmente due, una innescata completamente e l’altra a metà, per creare un effetto rotatorio) e i siliconi artificiali.

 

CARPFISHING

Il carpfishing è una specifica tecnica di pesca sportiva volta alla cattura della sola carpa, nata nel 1978 in Inghilterra.
La tecnica di innesco lascia completamente l’amo scoperto al fine di favorire l’aggancio dello stesso nella bocca del pesce.
La carpa infatti si alimenta aspirando il cibo e non mordendolo come tipicamente fanno gli altri pesci. Il carpfishing si pone come obiettivo la cattura di grossi esemplari di carpa.
Dopo la cattura però, gli stessi, dopo una foto ricordo, con la massima cura vengono sistematicamente rilasciati in acqua.
Anche i terminali sui quali si collega l’esca, vengono costruiti in modo da arrecare il minor danno possibile al pesce.
Per favorire nella battuta di pesca una selezione nei confronti di pesci di piccola taglia o di altre specie, si è sviluppata un’esca che caratterizza la tecnica del carpfishing: la boilie.
Le boilies sono delle sferette composte da svariati tipi di farine, impastate con uova e successivamente bollite da cui il termine.
Le sferette, del diametro solitamente compreso tra i 10 e 24 millimetri, risultano essere l’esca principale del carpfishing.
Esse risultano particolarmente selettive nei confronti dei pesci di altre specie e di quelli di piccole dimensioni, grazie alla loro durezza, ottenuta tramite il processo di cottura e successiva asciugatura e sono in grado di resistere più di ventiquattro ore in acqua senza sfaldarsi e deteriorarsi.
Di boilies se ne possono trovare di svariati tipi e aromi in innumerevoli gusti, in estate si utilizzano generalmente al gusto di fragola, banana, ananas, vaniglia e scopex, nel periodo invernale invece si prediligono gusti speziati o al cioccolato.
Ogni boilie è caratterizzata da un suo specifico odore e sapore, caratteristica che ne determina la resa in pesca. Per innestare la boilie è sufficiente bucarla con un apposito strumento ed infilarla in un cappietto, fermandola poi con uno stopper di plastica che farà in modo che in fase di lancio o mentre il pesce la mangia essa non si stacchi.
Gli inneschi usati nel carpfishing si dividono in due categorie: affondanti e galleggianti.
L’innesco affondante utilizza la classica boilie, un impasto di farine e uova.
L’innesco galleggiante usa un tipo di boilie, generalmente sempre composta da farine ma trattata e cotta nel forno, denominata “pop up”.
Gli inneschi affondanti si posano sul fondale, gli inneschi galleggianti vengono utilizzati invece nei casi in cui il fondale presenta fermentazioni naturali di conseguenza non individuabili facilmente dal pesce. Gli inneschi galleggianti uscendo oltre l’altezza delle alghe possono essere intercettati dalla carpa senza grossi problemi.
Nel carpfishing si possono usare anche esche di altro genere come mais, tiger nut, favetta, bacca d’acero ecc. e se necessita renderle galleggianti utilizzando piccole palle di polistirolo e sughero.

 
galleggianti galleggianti
galleggianti galleggianti